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Pogacar punta la Milano-Sanremo: il dovere di vincere e il piacere di stupire

Tadej Pogacar, 24 anni (afp)
Lo sloveno arriva alla Classicissima con 7 vittorie in 13 giorni di gara, una media da bomber di razza. Ma al peso dei numeri e dei dati, comunque impressionanti, ha sostituito la sostanza e la bellezza: vince quando e come può, in molti modi diversi. Divertendo e divertendosi
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In un anno Tadej Pogacar ha cambiato avvicinamento, ma non atteggiamento. Alla Milano-Sanremo di sabato 18 marzo ci arriva da favorito, come più o meno accade sempre, in ogni gara, da fine 2020, aggiungete voi l’avverbio: largamente, ampiamente, enormemente. Con la stessa leggerezza e ampiezza ha messo in fila 7 vittorie in 13 giorni di gara. Da quanto ha messo piede nella stagione 2023, la sua quinta da professionista, ha percentuali da bomber di razza, non da corridore. Sette vittorie più le due classifiche generali di Ruta del Sol e Parigi-Nizza (quella che i francesi chiamano la Corsa verso il sole, l’astro giallo come la sua maglia più amata ritorna). Poi c’è il “come”. Dominando e giocando con gli avversari. Che si chiamassero Turner, Landa, Mas, Gaudu, Vingegaard. Minuti di vantaggio, attacchi da lontanissimo o sull’ultima salita, o anche solo volatine ristrette. "Quando ti senti bene, la miglior difesa è l'attacco" ha detto a Nizza. L'hanno persino criticato: esagera, dicono. Ma lui sembra passeggiare: "Sono uno rilassato di natura, sono così ogni giorno".

Il piacere di vincere

Vincere sempre, per Pogacar, non è un’ossessione, né un dovere, ma un piacere, e il fine è quasi sempre la meraviglia. Vincere non è l’unica cosa che conta, ma a contarle, adesso, sembrano davvero tante. 55, a 24 anni, una valanga. E a pesarle, pesano tantissimo: due Tour, due Lombardia, una Liegi, una Strade Bianche. Delle 8 classiche monumento corse in carriera ne ha vinte 3 e non è mai stato peggio che 18°, alla prima, la Liegi 2019. Corre sorridendo, col ciuffo che spunta sotto al casco. La sconfitta al Tour 2022, quando ci volle tutta la potenza di fuoco della Jumbo per metterlo ko, sembra avergli giovato. Corre liberato, ora, dell’incombenza della perfezione. Corre per diletto, come ha imparato da bambino nelle sgroppate intorno a Komenda, la sua cittadina slovena, a un centinaio di km da Gorizia. Per Tadej sembra tutto semplice, elementare.

I dati impressionanti

Fanno impressione, poi, i dati. Sulla salita del Col d’Eze, l’ultima della Parigi-Nizza, è stata calcolata per Pogacar una potenza di 7 watt per kg, una velocità ascensionale media di oltre 1800 metri all’ora, una frequenza “froomiana” di 97 pedalate al minuto, quasi sempre da seduto. È il miglior Pogacar di sempre, anche superiore a quello che sbaragliò Primoz Roglic nella cronoscalata della Planche des Belles Filles.

I quattro scatti sul Poggio nel 2022

Pogi arriva alla Sanremo con un fatturato superiore rispetto a un anno fa, quando raccolse 5 successi di giornata. Nel 2022 fu trascinato dall’entusiasmo e attaccò quattro volte sul Poggio: gli andarono sotto sempre, finché poi, alla fine, il connazionale Matej Mohoric non s’inventò la discesa della vita e andò a vincere sfruttando una novità tecnica, la canna reggisella telescopica. Pogacar arrivò 5°, e poi fu 4° al Fiandre, dopo averlo dominato con Van der Poel. Ripeterà l’esperimento, inframezzandolo con E3 e Dwars. Poi le Ardenne, senza la Roubaix, prima del quarto assalto al Tour. Sorridendo, sempre, che vinca o perda.