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Pogacar contro tutti, ma la Sanremo resta un magnifico enigma

Tadej Pogacar, 24 anni
Tadej Pogacar, 24 anni (afp)
Lo sloveno è il favorito nella corsa più complicata dell'anno. La concorrenza è agguerrita, da Van Aert fino a Ganna. Girmay speranza d'Africa. Occhio alla volata di Philipsen. E c'è l'incognita del vento
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L’enigma Sanremo. È la corsa più indecifrabile, la più facile e la più difficile da vincere. Ma anche la più complicata da rivincere. Negli anni Duemila solo due corridori, Erik Zabel e Oscar Freire, sono riusciti a trionfare più di una volta. E dal 2016, l’anno del successo in volata di Arnaud Démare, si è chiusa in modi diversissimi. Nel 2017 con un attacco a tre finalizzato da Kwiatkowski su Sagan e Alaphilippe. Nel 2018 a vincere fu Vincenzo Nibali, in solitaria, con una stoccata in salita sul Poggio. Nel 2019 sprint ristretto, con 10 corridori arrivati con lo stesso tempo del vincitore, Julian Alaphilippe. L’anno dopo, nel 2020, l’8 agosto a causa del Covid, fu Wout Van Aert a battere Alaphilippe in uno sprint a due. Nel 2021 vittoria di furbizia di Jasper Stuyven e lo scorso anno lo spettacolare attacco di Matej Mohoric nella discesa del Poggio. Tutto, insomma, è possibile in quei venti minuti di adrenalina assoluta che vanno dal km 281 al 294, soprattutto se, come si prevede, dovesse soffiare un vento piuttosto forte dalla costa verso l'interno: la gara dovrebbe essere più veloce e la possibilità di rotture nel gruppo e di ventagli è molto alta. E poi con la partenza da Abbiategrasso e il lungo tratto di trasferimento, la corsa 2023 sfiorerà i 302 km. Una splendida anacronia, in un ciclismo che va in tutt’altra direzione.

Pogacar, il più atteso

Alla presentazione delle squadre, davanti al Castello Visconteo di Abbiategrasso, il più applaudito è stato Tadej Pogacar. E lo sloveno, che parte con il dorsale 241. 25 le squadre al via -, si è di poco sfilato da un pronostico che sembra invece convergere su di lui: “La gara ha tante varianti e può sempre succedere di tutto, non mi vedo come il favorito numero uno, ma posso anche sorprendere. Non c’è una tattica possibile, se non quella di avere tutti gli uomini del team al massimo e correre davanti. Poi ogni anno le cose vanno in modo differente da quello precedente e ci sono forse venti corridori che possono vincerla”. Con le sue 9 vittorie in appena 13 giorni di gara e soprattutto grazie alla superiorità dimostrata alla Parigi-Nizza, Pogacar sarà il faro, l’uomo guida per tutti gli altri. La corsa esploderà quando si muoverà lui. Il Poggio, certo, ma anche la Cipressa, lontana 22 km dall’arrivo, potrebbe ispirarlo.

Il nuovo taglio di Van Aert

Si lotterà per avere la sua ruota nel finale. Wout Van Aert ha già vinto in Via Roma, anche se un’edizione condizionata dal caldo di agosto e da un percorso totalmente rivoluzionato: si passava, allora, dal Colle di Nava, evitando la costa savonese. “Ho cambiato taglio di capelli” scherzava il corridore belga, “e mi sento in forma abbastanza per poter vincere la Sanremo. Ho fatto una buona Tirreno-Adriatico, sono fiducioso. Attenzione a Jasper Philipsen”.

Le due alternative della Alpecin

A differenza di Van Aert, Philipsen ha colpito due volte alla Tirreno: velocista puro, è l’alternativa della Alpecin alle rasoiate di Mathieu Van der Poel. Un altro che può fare male sul Poggio: “Non sto particolarmene bene, né drammaticamente male. La Sanremo inizia sulla costa, prima può sembrare una gara noiosa, ma devi restare sempre concentratissimo. Il finale è apertissimo, esplosivo, può accadere davvero di tutto”. Solo tre olandesi l’hanno vinta: Arie Den Hartog nel 1965, Jan Raas nel 1977, Hennie Kuiper nel 1985.

Girmay, speranza d’Africa

Mai, invece, un corridore africano ha vinto la Sanremo. L’eritreo Biniam Girmay l’ha studiata attentamente e si è ben piazzato nelle tappe veloci della Tirreno. Sulle strade liguri si svelò con un secondo posto a vent’anni non ancora compiuti, al Laigueglia 2020. Potrebbe fare di nuovo la storia, dopo aver vinto Gand e una tappa del Giro l’anno scorso.

Ganna è il nostro uomo

Saranno 41 gli italiani. L’assenza di Pidcock eleva Filippo Ganna ai gradi di capitano in casa Ineos: “L’ultimo del team ad averla vinta è stato Kwiatkowski. Abbiamo le chance per giocarcela, c’è tensione, ma anche tanta voglia di fare. Io sono tranquillo, ho fatto tutto quel che c’era da fare”. Uno scenario ideale per Ganna, mai meglio che 51° alla Sanremo, sarebbe quello di un marcamento tra i migliori sul Poggio e di una stoccata al termine della discesa. Ha la gamba per tenere i 60 orari per minuti e ha vinto la crono della Tirreno-Adriatico con vantaggi colossali sui battuti. Il secondo italiano più giovane al via è Jonathan Milan, compagno d’oro di Ganna nel quartetto olimpico, velocista di potenza pura, ma bravo a difendersi anche sugli strappi brevi. Avrà in squadra il campione uscente Mohoric, ma potrebbe anche ritagliarsi uno spazio in una corsa molto tattica. Matteo Trentin l’ha sfiorata nel 2019, ma è compagno di squadra di Pogacar: non è detto però che questo lo destini a un puro ruolo di gregario. L’unico italiano in attività ad aver vinto Classiche Monumento è Alberto Bettiol, che ci prova: prima di una brutta caduta alla Strade Bianche, volava. Per la volata di gruppo attenzione a Matteo Moschetti.

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