Non vedrete cosa più bella in questi giorni di attesa prima del via del Tour de France. Per Eurosport e la sua rubrica “A ruota libera”, Riccardo Magrini, la voce tecnica del ciclismo del canale satellitare che trasmetterà tutto il Tour dal primo all’ultimo km, ha intervistato Maurizio Sarri. Facendolo commuovere anche, e assai, quando durante la chiacchierata l’allenatore della Lazio ha parlato del suo idolo Francesco Moser. Sarri, figlio di corridore, Amerigo, e corridore a sua volta prima di intraprendere la carriera da calciatore, dopo il record dell’ora di Ganna disse: “Pippo ha stabilito un record incredibile, ma per avere notizie sono dovuto andare su siti specializzati”. E poi, un’altra volta: “Il calcio è un gioco, il ciclismo è uno sport”. Magrini gli mandò un messaggio, Sarri non gli rispose ma lo chiamò subito. I due si sono incontrati a casa del tecnico. E il “Magro” ha ancora i brividi. “Una conversazione meravigliosa tra due persone che amano profondamente il ciclismo. Maurizio guarda le corse, le guarda tutte in diretta o in registrata e si arrabbia se qualcuno gli spoilera il risultato. Il ciclismo è una storia di famiglia per lui: suo padre correva ai tempi di Nencini e lui stesso vinse tre corse da ragazzino”.
È sembrato come liberato. Come se dicesse: finalmente qualcuno mi intervista sul ciclismo.
“Vero, e anche se lui è un genio del calcio, e l’ha rivoluzionato davvero, il suo cuore batte per la bicicletta. Gli ho anche proposto di venire con noi in telecronaca qualche volta. Era davvero l’intervista che sognava di fare”.
Sabato inizia il Tour e iniziano le vostre dirette fiume. Come si tiene avvinto il pubblico per così tante ore, in attesa di qualcosa che forse accadrà e forse no?
“Col racconto, con il ritmo, con gli aneddoti, con la capacità di dialogare che abbiamo in cabina di commento. Con Luca Gregorio e con me ci saranno a turno Wladimir Belli e Moreno Moser. E dopo la corsa ospiteremo ex corridori come Paolo Bettini, Andrea Tafi, Gianni Bugno. Ricordo la tappa di Campo Imperatore, all’ultimo Giro: una giornata di nulla, ma anche la telecronaca più bella mai fatta nella mia ormai discreta carriera da commentatore tecnico. Lunga già di più della mia carriera da corridore”.
A proposito: quarant’anni fa, al Tour 1983, lei vinse la Nantes-Ile d’Oléron, la settima tappa.
“Che giornata, quella. L’avevo iniziata come al mio solito, facendo uno show in partenza con gli altri corridori, qualche bischerata delle mie. E poi mi inventai un’azione da finisseur nell’ultimo km. E vinsi. Non ero un campione, in quel Tour con la Metauro Mobili-Pinarello ero gregario di Lucien Van Impe. Avevamo all’incirca la stessa taglia di bici e lui mi chiese di restargli vicino. Però fiutai l’aria e alla fine piazzai la botta. Avevo già vinto la tappa di Montefiascone al Giro, ma quella al Tour fu qualcosa di diverso. Nel team mi dissero che sarei anche potuto tornare a casa a quel punto, magari scherzavano. E invece li presi in parola, tre giorni dopo”.
Bilbao si prepara alla partenza del Tour
(afp)Come andò?
“Pirenei, classica tappa Pau-Bagnères de Luchon, caldo atroce e la notte prima avevamo dormito in una locanda con annessa pizzeria. La mia stanza dava proprio sulla cucina. Provai persino a bagnare le lenzuola, niente da fare. In partenza capii subito che la giornata sarebbe stata lunga. E mollai”.
In quel Tour, come nel prossimo, gli italiani erano davvero pochissimi. Sei, tutti nella vostra Metauro.
“A Parigi arrivò solo Alfio Vandi. Ma Van Impe chiuse quarto, il Tour lo vinse Fignon. Il Giro era troppo importante allora per noi italiani e le due corse erano più o meno sullo stesso piano. Non come oggi. Ha detto bene Sarri: la distanza tra il Giro e il Tour è quella attuale tra la Serie A e la Premier League”.
Pogacar o Vingegaard?
“Partono pari, entrambi l’hanno già vinto e sanno come si fa. Impossibile che possa essere un Tour più bello di quello del 2022, ma ci andremo vicini. Perché le due squadre sono fortissime e loro sono straordinari. Tadej è un fenomeno, Jonas inizia a piacermi perché ha evoluto il suo modo di correre, cerca lo spettacolo adesso. Pogacar è reduce dall’infortunio al polso, la UAE sta facendo un po’ pretattica ma vedrete che già nella prima tappa, sulla salita di Pike, sarà là davanti a menare la danza”.
Tadej Pogacar
Dietro di loro chi c’è?
“A distanza enorme potrebbero battersi Mas, Hindley, il giovane Skjelmose, Carapaz. 40% pari Pogacar e Vingegaard, 20% tutti gli altri insieme. Non mi convince molto il percorso: una crono breve ma anche nessun arrivo in salita di quelli terribili. Rispetto al Giro le difficoltà sono più sparse lungo le tre settimane”.
Si parla molto di sicurezza dopo la disgrazia che ha colpito Gino Mäder: come si può intervenire?
“Il ciclismo è sempre stato così. Si parla delle bici di oggi, ma al Mondiale di Duitama nel 1995 in discesa si andava già oltre i 100 orari. Tutto è estremo ora, ma la componente del caso la fa sempre da padrona. Però le leve del cambio verso l’interno del manubrio, sono pericolose. Speriamo però che si riesca a trovare un modo per rendere meno pericolose le corse”.
Un commento sui fatti dello Stelvio al Giro Next Gen, con 31 corridori squalificati per traino dalle ammiraglie.
“Una pagina orrenda che ha fatto molto male a tutto l’ambiente e poi proprio sullo Stelvio, la salita più simbolica del ciclismo italiano. I ragazzi c’entrano fino a un certo punto. Invece mi auguro squalifiche esemplari per i direttori sportivi”.