LARUNS – In tre pedalate è cambiato tutto, ora la Jumbo e Vingegaard festeggiano e sorridono, la UAE e Pogacar devono cercare da qualche parte una spiegazione che non sia banale e definitiva. Come, ad esempio, che quell’altro è più forte. «Ha avuto più gambe di me in salita. Ora conosco i miei limiti e saprò come affrontarli». Poi Pogacar ha aggiunto un dettaglio: «Ho saputo dell’incidente al Giro donne della mia ragazza. Aver perso 1’04” da Vingegaard non è certo la cosa peggiore capitata». Urska Zigart, la fidanzata di Pogacar, era in coda al gruppo nella 6ª tappa, con finale a Canelli, quando ha perso il controllo della bici ed è finita addosso alla tedesca Niedermaier: lieve commozione cerebrale e molte escoriazioni per lei. Un velo è sceso sull’allegria contagiosa di Pogacar. E emergono anche i vuoti di una preparazione non ideale per la frattura al polso, le cinque settimane senza bici. Il Marie Blanque asfaltato da Vingegaard a un ritmo indiavolato ha sbilanciato il Tour dalla parte del danese. Ma non è lui la maglia gialla.
A Hindley tappa e maglia gialla
C’è anche un po’ di Italia, finalmente. Jai Hindley, il vincitore di tappa e il nuovo leader della generale, è cresciuto come corridore in Abruzzo, alla Aran Cucine di Umberto Di Giuseppe, il mitico “Umbertone” balzato alle cronache nel 2020, quando Hindley perse il Giro all’ultima crono, e nel 2022, quando l’australiano il Giro lo vinse all’ultima salita. Hindley ha attaccato a inizio tappa in un gruppo di trenta e ha riattaccato sul Marie Blanque, prima di buttarsi in discesa. In quel gruppone iniziale, e poi 2° all’arrivo c’era Giulio Ciccone, che cita Jovanotti, anzi no: «Ragazzo fortunato non va bene per uno che è arrivato secondo. La testa va forte, più delle gambe. Ero partito per raccogliere punti per la maglia a pois e ora mi trovo terzo in classifica, a 1’03” dalla maglia gialla. Il capitano della Lidl-Trek è Skjelmose e ho anche dovuto spiegarlo a Vingegaard, che mi chiedeva di tirare nel gruppetto. Cambiare strategia ora? È presto, e tappe così ti levano tantissime forze». Tappe così sono il motivo per il quale dal 1903 esistono questo sport e questa corsa e dal 1910 si scalano i Pirenei. Oggi altro selvaggio batticuore tra Aspin, Tourmalet e l’arrivo in salita a Cauterets, dove si concludeva la tragica tappa del ’95, quella costata la vita a Fabio Casartelli. È la seconda volta che il Tour ci torna da allora. Dovrà provare a salvarsi dal tempo massimo anche Fabio Jakobsen, al quale i genitori, commossi per la vicenda di Casartelli, diedero lo stesso nome.
Lo strappo di Vingegaard
Vingegaard non è scontento di non avere la maglia gialla e può rallegrarsi di aver ritrovato i migliori Van Aert e Kuss, due che farebbero classifica in una qualunque delle altre squadre. In attesa dei capitali arabi dal 2024, con budget raddoppiato, la Jumbo si è già portata avanti nel suo obiettivo: vincere tutte le grandi corse a tappe del 2023. Chi erano quelli in crisi, arrabbiati, con i nervi a fior di pelle?