Tour de France, Vingegaard vs Pogacar: i numeri di un dominio. Da oggi la settimana più dura
dal nostro inviato Cosimo CitoCLERMONT FERRAND – Il Tour 2023 è un torneo dello slam lungo tre settimane che prevede ogni tre, quattro giorni uno scontro tra la testa di serie numero uno e la numero due. Il dubbio è chi sia, tra Vingegaard e Pogacar, l’uomo da battere. E l’esito del Puy de Dôme è stato esemplare: lo scontro diretto l’ha vinto Pogi ma non tanto quanto avrebbe voluto. La maglia gialla è rimasta a Vingo, capace finora di dare la spallata più consistente all’avversario nella tappa di Laruns (1’04”). Pogacar ha rimesso in piedi la sua corsa con gli abbuoni (26” contro 11”), con l’attacco di Cauterets e con gli 8” presi sul vulcano. La somma di tutto fa 17” a vantaggio di Vingegaard.
Un anno, due anni fa
Un anno fa, dopo una prima settimana letteralmente dominata, Pogacar aveva al primo giorno di riposo 39” sul danese. Nel 2021, dopo 9 tappe, Pogi regnava incontrastato con 2’01” su Ben O’Connor e addirittura 5’32” su Vingegaard, quarto alle spalle di Uran. In pratica per la prima volta dal 202…
CLERMONT FERRAND – Il Tour 2023 è un torneo dello slam lungo tre settimane che prevede ogni tre, quattro giorni uno scontro tra la testa di serie numero uno e la numero due. Il dubbio è chi sia, tra Vingegaard e Pogacar, l’uomo da battere. E l’esito del Puy de Dôme è stato esemplare: lo scontro diretto l’ha vinto Pogi ma non tanto quanto avrebbe voluto. La maglia gialla è rimasta a Vingo, capace finora di dare la spallata più consistente all’avversario nella tappa di Laruns (1’04”). Pogacar ha rimesso in piedi la sua corsa con gli abbuoni (26” contro 11”), con l’attacco di Cauterets e con gli 8” presi sul vulcano. La somma di tutto fa 17” a vantaggio di Vingegaard.
Un anno, due anni fa
Un anno fa, dopo una prima settimana letteralmente dominata, Pogacar aveva al primo giorno di riposo 39” sul danese. Nel 2021, dopo 9 tappe, Pogi regnava incontrastato con 2’01” su Ben O’Connor e addirittura 5’32” su Vingegaard, quarto alle spalle di Uran. In pratica per la prima volta dal 2020 dopo una settimana il Tour non ha Pogacar in testa ed è ancor più del 2022 tremendamente aperto. E le tappe dure si sono sprecate: in pratica ogni frazione non vinta dai velocisti è stata un piccolo Mondiale, dai Paesi Baschi fino al Puy de Dôme.
I numeri di un dominio
Quei due sono là, con numeri mostruosi, a dimostrare la loro superiorità. Pogacar ha riasfaltato gli ultimi 4,22 km del Puy in 14’50”, con rapporto watt/kg stimato di 7 e velocità ascensionale media di 2035: in un’ora a quel ritmo Pogacar sarebbe potuto salire dal livello del mare fino ad un rispettabile passo delle Alpi, il Pordoi per esempio. Vingegaard ha invece tolto 2 minuti al record del Tourmalet. Nessuno nella storia ha mai pedalato così forte in salita. E Pogacar sta già facendo meglio del miglior Pogacar visto finora, quello di Romme e Colombiere nel 2021, quando rifilò minuti a tutti nella tappa di Le Grand Bornand.
Il peso delle squadre
Dove finiremo di questo passo? I due si spingono a vicenda oltre i propri limiti, Vingegaard aiutato dal lavoro di squadra, Pogacar sempre mettendosi in proprio, anche se la UAE in classifica ne ha due (lo sloveno più Adam Yates) e la Jumbo uno e mezzo (Kuss, il miglior gregario al mondo in salita, è 9° ma presto o tardi dovrà pagare il grande lavoro fatto).
Sono tutte finali
Le prossime tappe saranno già molto interessanti: martedì, per arrivare a Issoire, bisognerà scavalcare 5 gpm, il primo di terza dopo appena 6 km dal via. Dopo la giornata piuttosto semplice di Moulins, giovedì ci sono tre gpm di terza e seconda categoria nel Beaujolais. Venerdì, per il 14 luglio, si sale sul Giura e sul Grand Colombier, altro scalpo già raccolto da Pogacar nel 2020. Sabato e domenica le Alpi, tra Morzine (il terribile Joux Plane prima della picchiata finale) e l’arrivo in salita a St. Gervais, ai piedi del Monte Bianco.