MOULINS – Wout Van Aert resta. Fino a quando non si sa e non lo sa nemmeno lui: “Resterò al Tour il più possibile” si è affrettato a dire e soprattutto a smentire il clamoroso annuncio dato però dal danese della Lidl-Trek Mattias Skjelmose: “Wout sta per lasciare il Tour per stare con sua moglie Sarah, che aspetta il loro secondo figlio”. Tutto vero, tranne la prima parte: Van Aert resta ed è regolarmente partito da Clermont Ferrand in direzione Moulins per l'undicesima tappa. “Forse Skjelmose vorrebbe che io lasciassi il Tour. Non sapevo nulla di queste chiacchiere e sono stato avvisato via radio poco prima dell’arrivo. Ho avuto una conversazione con mia moglie e mi ha rassicurato sullo stato della sua gravidanza” da detto il belga dopo la tappa di Issoire, che l’ha visto protagonista di una strana fuga a due con Van der Poel a 2 minuti dalla vera fuga di giornata e con pochi secondi di vantaggio sul gruppo maglia gialla.
Le scuse di Skjlemose
“Credo che Skjelmose dovrebbe anche informarci su quale volo prenderà Wout, così almeno sapremo quando lasciarlo all'aeroporto – ha raccontato il direttore sportivo Grischa Niermann -. Forse alcuni corridori vogliono che Wout se ne vada perché rende le gare troppo difficili. È possibile che Wout lasci il Tour per assistere al parto della moglie, ma al momento sappiamo che resterà con noi fino a Parigi. Se dovesse andar via dopo due settimane di corsa, per noi va bene, ha sempre senso avere un corridore come Van Aert anche solo per due giorni”. Skjlemose ha chiesto scusa a Van Aert: "Ho detto una stupidaggine, l'ho sentito nella nostra riunione di squadra sul pullman dal mio ds Steven De Jongh e ne ho poi straparlato con la tv danese TV2. Gli ho chiesto scusa, mi dispiace, proverò a incontrarlo durante la tappa per chiarire".
L’importanza di Van Aert per Vingegaard
La storia è nata prima del Tour, quando Van Aert ha annunciato la prossima nascita del secondogenito. La data dovrebbe essere successiva al termine del Tour, ma naturalmente non si può sapere con certezza quando l’evento ci sarà. E così è nata una querelle che si trascina da giorni e che rende inquieto il clima in casa Jumbo-Visma. Senza Van Aert, la corsa di Jonas Vingegaard verso il bis in giallo si complicherebbe a dismisura. Il grande lavoro da gregario di Van Aert e le sue improvvise zingarate furono determinanti nel 2022. In questo Tour un Van Aert più uomo-squadra e meno individualista sta comunque facendo il suo, con lunghe tirate in montagna e un grande lavoro di gregariato in pianura, a scapito anche del raccolto personale, finora fermo a 0. Anzi: Van Aert non vince una corsa dall’E3 Harelbeke, a marzo. Dopo aver regalato la Gand-Wevelgem a Laporte, il suo nome è sparito dai primi posti, salvo tornare solo nel campionato nazionale a cronometro. Solo tantissimi piazzamenti, come in questo Tour: un secondo, un terzo e un quinto posto finora. Con polemiche, anche, contro lo stesso Vingegaard nella tappa di San Sebastian vinta da Lafay. La compattezza in casa UAE intorno a Pogacar è invece assoluta, nonostante la presenza di Adam Yates in classifica. Anzi: l’inglese potrebbe recitare in montagna la parte che fu di Primoz Roglic l’anno scorso sul Galibier e sul Granon. A quel punto Vingegaard si troverebbe da solo a dover fronteggiare due compagni di squadra. Con un Van Aert in più, ovviamente, tutto cambierebbe.