C’è un ciclista che non soltanto è il più forte del mondo, ma di tutto il mondo messo insieme: dunque, è appena normale che di quel mondo sia diventato campione. Strano, anzi, che non ci fosse riuscito prima. Questa strabiliante creatura si chiama Mathieu Van der Poel, è nata in Olanda ventotto anni fa, ha nel sangue i fenomenali cromosomi di suo padre Adrie (era forte ma non mostruoso) e di suo nonno “Popou” Poulidor (era magnifico, e francese, e in patria lo amavano perché arrivava sempre secondo, e ogni volta con stile sublime: mai neppure un giorno in maglia gialla in tutta la carriera). Se al Dna di famiglia mescoliamo talento, tenacia, un corpo pazzesco, capacità di resistenza al dolore e una fame insaziabile e forse atavica, avremo il Cannibale quattro punto zero. Quest’anno, Mathieu aveva già vinto la Sanremo e la Roubaix, per gradire..
Il Mondiale dopo Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix
Il figlio e nipote d’arte ha strapazzato il pianeta sul circuito di Glasgow, dove ancora…
C’è un ciclista che non soltanto è il più forte del mondo, ma di tutto il mondo messo insieme: dunque, è appena normale che di quel mondo sia diventato campione. Strano, anzi, che non ci fosse riuscito prima. Questa strabiliante creatura si chiama Mathieu Van der Poel, è nata in Olanda ventotto anni fa, ha nel sangue i fenomenali cromosomi di suo padre Adrie (era forte ma non mostruoso) e di suo nonno “Popou” Poulidor (era magnifico, e francese, e in patria lo amavano perché arrivava sempre secondo, e ogni volta con stile sublime: mai neppure un giorno in maglia gialla in tutta la carriera). Se al Dna di famiglia mescoliamo talento, tenacia, un corpo pazzesco, capacità di resistenza al dolore e una fame insaziabile e forse atavica, avremo il Cannibale quattro punto zero. Quest’anno, Mathieu aveva già vinto la Sanremo e la Roubaix, per gradire..
Il Mondiale dopo Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix
Il figlio e nipote d’arte ha strapazzato il pianeta sul circuito di Glasgow, dove ancora una volta ha staccato e costretto al secondo posto, il più urticante, il suo rivale Wout Van Aert, contro cui si batte (e sovente lo batte) da quand’erano bambini: sull’asfalto, sul pavè, nel fango del ciclocross, insomma ovunque. Anche questa, se vogliamo, è una specie di storia familiare, perché le cose che nascono in noi da bambini ci accompagnano per sempre. Dunque, Mathieu e Wout, uno olandese e l’altro belga (i Capuleti e Montecchi della bici), possiamo definirli i nemici del cuore.
Il tentativo di fuga di Bettiol
La vittoria di Mathieu è stata spaventosa. Quando il neo cannibale è scattato per andare a riprendere e incenerire il nostro Alberto Bettiol, non un pincopallo qualunque ma un corridore che nella vita ha vinto un Giro delle Fiandre (Var der Poel due…), è stato come strappare l’asfalto a morsi, quello stesso asfalto dove cinque attivisti ambientalisti di “This is Rigged” si erano fatti incollare le mani in mattinata, fermando la corsa per protesta per circa un’ora. Il risultato è che la colla dev’essere rimasta attaccata alle gomme di Evenepoel e Pogacar (medaglia di bronzo), van Aert e Pedersen, oltre a Bettiol che stava sognando l’infinito nel volo di una fuga solitaria, cominciata a una cinquantina di chilometri dall’arrivo, ma poi è caduto dal letto.
“Ho rischiato di sciupare tutto”
E’ stato un mondiale matto, dunque assai spettacolare. A differenza di come vanno oggi quasi tutte le gare, cioè noia mortale fino agli ultimi dieci chilometri e poi tutti a sgasare, i ciclisti hanno attaccato in ogni metro di un saliscendi lungo 272 chilometri, disegnato da qualcuno che non sta mica tanto bene: 460 curve soltanto nei dieci giri del circuito, qualcosa degno di una kermesse più che di una corsa iridata. Per resistere servivano i cerotti contro la nausea e una bella bussola. Un tracciato schizofrenico come il tempo e il cielo sopra Glasgow, con sole e pioggia in giostra continua, e con l’asfalto come un trappolone. Anche il campione del mondo è cascato, prima del trionfo: “Mi sono dato dello stupido da solo per quanto ho rischiato, e per come potevo sciupare tutto”. Al traguardo è arrivato con la maglietta strappata e insanguinata, come un eroe, come in un film, come un’apparizione che non si dimentica. “Era il più grande obiettivo della mia vita e l’ho raggiunto”, e lo dice un collezionista di maglie iridate: sette solo nel ciclocross.
Il podio del Mondiale: da sinistra, van Aert, van der Poel e Pogacar
Bettiol e Trentin sfortunati
Gli azzurri hanno corso molto bene, sempre nel cuore dell’azione. Ottimi i gregari. Dei due capitani, uno (Trentin) è andato a sbattere contro una transenna mentre battagliava in testa, l’altro (Bettiol) ha addirittura ipotizzato la maglia iridata, credendo che il drago Van der Poel avrebbe sonnecchiato fino a sera. Invece Mathieu ha spalancato le fauci, ha sputato fuoco e ha incenerito il mondo.