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Filippo Ganna campione del mondo: oro nell’inseguimento con una rimonta super

(reuters)

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L’azzurro ha vinto il titolo per la sesta volta battendo in finale il britannico Bigham che a un km dalla fine aveva ancora 2 secondi di vantaggio
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C’è un campione che prende a schiaffi il vento e taglia il tempo con la spada della sua bicicletta, con la lama del suo casco, con l’accetta del suo naso. I millesimi di secondo, nelle sue mani diventano inezia e infinità. Quello che ha combinato Filippo Ganna nell’epilogo dell’inseguimento mondiale è un verso di Omero, se riferito alla storia del ciclismo che pure ospita odissee. È come se Ganna fosse stato in ritardo di una vita all’ultimo millimetro di quella vita che si chiama corsa, e l’avesse recuperata tutta, ritornando bambino.

L’inseguimento su pista è un estratto in purezza della solitudine, soltanto il record dell’ora lo batte, perché dura molto di più. Però, vuoi mettere la solitudine concentrata in quattro chilometri su una giostra da criceti, appena 250 metri ogni giro dove vivono in curva anche coloro che affrontano esistenze lineari. Il criceto più veloce e perfetto al mondo (nello stile coniugato alla potenza, nella classe che diventa volo) si chiama appunto Filippo G…

C’è un campione che prende a schiaffi il vento e taglia il tempo con la spada della sua bicicletta, con la lama del suo casco, con l’accetta del suo naso. I millesimi di secondo, nelle sue mani diventano inezia e infinità. Quello che ha combinato Filippo Ganna nell’epilogo dell’inseguimento mondiale è un verso di Omero, se riferito alla storia del ciclismo che pure ospita odissee. È come se Ganna fosse stato in ritardo di una vita all’ultimo millimetro di quella vita che si chiama corsa, e l’avesse recuperata tutta, ritornando bambino.

L’inseguimento su pista è un estratto in purezza della solitudine, soltanto il record dell’ora lo batte, perché dura molto di più. Però, vuoi mettere la solitudine concentrata in quattro chilometri su una giostra da criceti, appena 250 metri ogni giro dove vivono in curva anche coloro che affrontano esistenze lineari. Il criceto più veloce e perfetto al mondo (nello stile coniugato alla potenza, nella classe che diventa volo) si chiama appunto Filippo Ganna, è un piemontese di Verbania e la natura lo ha dotato di un motore senza limiti. Nessuno, in nessun angolo del pianeta Terra, pedala in bici come lui. L’inseguitore perfetto. E poi, che meravigliosa metafora è l’inseguire.

Fedele alla lettera alla propria missione, il già cinque volte iridato Filippo il criceto (ora sei) si è messo subito a inseguire, appunto, il britannico David Bigham, già detentore del record dell’ora (indovinate un po’ a chi appartiene adesso). Bigham parte forte, mastica terreno, accumula un tesoretto che a metà gara pare l’eredità Rockefeller. Stavolta il criceto sembra senza insalata e senz’anima, senza quella luccicanza che gli mostra l’impossibile e glielo squaderna come reale davanti agli occhi (a fessura, sotto l’elmo medievale). Dopo tre chilometri su quattro, Filippo addirittura si volta per vedere se quell’altro lo stia per caso raggiungendo, e questo un ciclista non deve farlo mai, è un crimine contro la propria fiducia ed è un esaltatore di sapore altrui: se l’avversario vede che ti volti ti annusa il sangue. Il criceto è stanco, non recupera, forse stavolta muore in gabbia. Eppure, tutti sappiamo che la sua forza è la distanza, quei finali di partita che sono sinfonie, un crescendo che mette insieme Wagner più Beethoven e una schitarrata di Jimi Hendrix. Anche Bigham, sventurato, lo sa. Però il suo capitale è immenso, non basterà una vita per spenderlo tutto, San Pietro lassù un bel giorno dovrà dargli il resto. E invece.

All’ultimo chilometro, il criceto blu è indietro di due secondi e 184: per riprendere il britannico dovrà scalare l’Everest a piedi in mezz’ora. Manca appena un giro, Filippo sta mordendo tutto il legno della pista levigatissima, lo divora pezzetto dopo pezzetto, un sushi di pino canadese, ogni millimetro ne guadagna due e poi li mette in fila. Scommettiamo che ti prendo? Ultimo giro, dunque: il riccone possiede ancora l’immensa fortuna di 1 secondo e 29 millesimi, però già sente che il vento è cambiato, perché Ganna lo sta spostando con la forza del respiro, con il mantice delle gambe, con lo schiaffo implacabile delle ruote. Si avvicina, il maledetto. Lo spazio e il tempo stanno chiusi in una scatola di fiammiferi, ora sono minuscoli come una capocchia di spillo e il criceto è diventato un mostro, una creatura preistorica, un T-Rex. In quell’ultimo giro, Filippo Ganna annulla il passato e mette la ruota davanti a Bigham di 54 millesimi. Niente, tutto. Mai vista una cosa del genere, all’inseguimento della solitudine.

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