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Supercaschi e polemiche, i produttori rispondono all’Uci. Fava (Rudy Project): “Performance più sicurezza, questa è la nostra linea”

Supercaschi e polemiche, i produttori rispondono all’Uci. Fava (Rudy Project): “Performance più sicurezza, questa è la nostra linea”

Tiene banco ancora la vicenda esplosa durante la Tirreno-Adriatico

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La polemica sui caschi da cronometro oversize non si placa. L’Uci ha autorizzato il loro utilizzo per un anno, vincolandone la loro “vita” in gruppo alla diffusione sul mercato: questo è generalmente il discrimine per ogni singolo componente dell’equipaggiamento di un corridore professionista. Ma l’Uci non ha nascosto una volta di più la propria preoccupazione per il fatto che “i produttori spingono più sulla performance che sulla sicurezza”. Come la Visma ha lanciato il nuovo avveniristico casco prodotto dall’americana Giro, la casa produttrice italiana Rudy Project ha presentato a sua volta durante la Tirreno-Adriatico il proprio casco “Wingdream”, fornendolo alla Bahrain Victorious. Norberto Fava, che si è occupato del suo sviluppo in fabbrica, respinge in toto le accuse di Aigle.

Sorpresi dai dubbi dell’Uci

“Siamo rimasti sorpresi dai dubbi dell’Uci” spiega Fava. “È un’affermazione infelice dire che i produttori badino più alla performance che alla sicurezza. Per quanto ci riguarda siamo sicuri di rientrare all’interno delle norme. I caschi vengono mandati a un laboratorio terzo, certificato a livello internazionale. I caschi vengono condizionati a diverse temperature. Il crash test consiste nel lasciar cadere un casco con una testa finta all’interno su un battente. Il casco non necessariamente deve rompersi, ma deve essere in grado di assorbire l’energia. Test anche sui cinturini. Materiali: calotte esterne in policarbonato, schiuma in polistirolo all’interno. Il casco Rudy Project andrà sul mercato tra settembre e novembre, costo 400 euro. Abbiamo il Programma Ride 2 Zero per sensibilizzare i consumatori all’uso del casco. I corridori sono i primi a volere caschi sicuri”.

Come nasce un casco

“Un casco” aggiunge Fava “nasce da un sogno molto semplice: migliorare la performance dell’atleta, tenendo sempre in mente che la priorità di un casco è la sicurezza. Si prova ad approfondire quello che la tecnologia ci offre e si evidenziano le aree di sviluppo. Il nostro è un mondo molto simile a quello della Formula Uno. Un casco è un dispositivo di categoria 2, ha l’obbligo di farsi autorizzare da un ente terzo. Si abbozza il disegno a mano, si utilizza un lavoro di feedback da parte degli atleti per arrivare a un disegno. Per il Wingdream abbiamo collaborato con la Bahrain e il loro ingegneri, sono partner principali per noi”.

La galleria del vento

“Gli studi in 3d danno buona approssimazione, ma per le ultime verifiche si va in galleria del vento. Comfort, calzata e ventilazione che è fondamentale. Alcuni competitor fanno caschi senza fori. La nostra sfida è fare un casco confortevole e veloce. C’è un lavoro di due anni dietro, con verifiche continue da parte dell’Uci. Conosciamo le regole, Uci fa richieste generiche: non deve avere dispositivi elettronici, deve poter entrare dentro una scatola. Ok definitivo qualche settimana fa, è un casco a tutti gli effetti certificato”.

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