ROMA – Tadej Pogacar ha vinto il Giro d’Italia numero 107. La notizia, mai in discussione in pratica da tre settimane, è diventata ufficiale alle 18.35, quando il belga Tim Merlier ha tagliato l’ultimo traguardo, in Via di San Gregorio, a pochi metri dall’Arco di Costantino e dal Colosseo, proprio dove si chiuse anche la maratona olimpica del 1960.
Mentre a Komenda si dipingevano i cartelli stradali di rosa, Pogi è diventato il 2° sloveno nell’albo d’oro della Corsa Rosa, un anno dopo il successo in extremis di Primoz Roglic. Incertissimo il Giro 2023, vinto per 14” dal primo grande del ciclismo sloveno, tutt’altro l’ultimo, mai davvero in discussione se non per un attimo, quello della caduta di Pogacar nel centro di Biella, all’approccio della salita di Oropa. Ripreso il gruppo e fatto il primo vuoto, tutto è diventato chiaro. C’era un campione enorme e c’erano tanti ottimi corridori a giocarsi il resto delle posizioni che contavano nella classifica.
Bravo, anche se invisibile, è stato Daniel Felipe Martinez, mai stato altro che 2° o 3° dopo Oropa, regolarissimo alla sua prima corsa da capitano dopo anni di gregariato al servizio soprattutto di Egan Bernal. E bravo anche il 38enne Geraint Thomas, sul podio un anno dopo la delusione del Lussari: bisogna tornare indietro al 1928 e a Bartolomeo Aymo per trovare uno della sua età nei primi tre di un Giro. Correva sulle strade di casa – è di Gavignano, in provincia di Roma – Antonio Tiberi, 5° alla fine e maglia bianca di miglior Under 25 del Giro: un successo a suo modo ed un traguardo molto importante per il ciclismo italiano, che può esibire nuovamente il vincitore della classifica dei giovani dopo 9 anni. Si allunga a 8 invece la serie di vittorie straniere: mai così lunga nella storia.
Si farà ricordare anche il Giro di Giulio Pellizzari, scalatore pieno di coraggio, il più giovane in corsa (20 anni), 2° sul Monte Pana, 2° nella classifica degli scalatori dietro l’inarrivabile Pogacar con la soddisfazione di essere passato primo sulla Cima Coppi (il Sella) e sul primo Monte Grappa. Due volte ci è voluto il miglior Pogacar per annullare i suoi attacchi. L’Italia porta a casa 5 vittorie di tappa. Hanno vinto Milan, Ganna e Vendrame, due campioni olimpici e un ragazzo pieno di qualità, ma esploso tardi e mai del tutto.
La cronaca
La UAE di Pogacar si presenta al via con una maglia speciale, bianca con le maniche rosa, simile in tutto e per tutto alla divisa storica della Telekom anni ’90. Una quarantina di km per celebrare Pogi, poi si prende la scena per pochi istanti anche Domenico Pozzovivo, il primo a passare sotto il traguardo all’inizio del primo degli otto giri in circuito: il lucano, che lascerà a fine stagione, ha eguagliato Wladimiro Panizza, l’unico finora ad aver preso il via in 18 edizioni del Giro. Il circuito è velocissimo, ci provano solo Costiou, Baudin, Honoré e Marcellusi. Ma è volata: Merlier batte Milan e pareggia il conto delle volate col friulano: 3-3.