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Tour de France, Bottecchia e la prima volta italiana nel 1924: un docufilm racconta la sua leggenda

Tour de France, Bottecchia e la prima volta italiana nel 1924: un docufilm racconta la sua leggenda

“El Furlan de fero” andrà in onda giovedì su Raisport dopo la presentazione dei team della Grande Boucle

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Il Tour de France parte da Firenze nel ricordo dei grandi italiani che fecero la sua storia. Il primo di loro, il più remoto nel tempo, il più misterioso – misteriosa fu anche la sua morte – è Ottavio Bottecchia. Botescià vinse il Tour nel 1924 e nel 1925. Un secolo fa, su bici pesanti come macigni e su strade infernali, el Furlan de Fero mise in fila il lussemburghese Nicolas Frantz e il belga Lucien Buysse. Furlan, sì, anche se era nato in Veneto: nel suo diario del Tour del 1923, fatto per il Guerin Sportivo, Bottecchia scrive in veneto ma si definisce furlan. E gli stessi giornalisti francesi parlano di lui come “il friulano”.

Vita e morte di Bottecchia

Era nato ne 1894 a San Martino di Colle Umberto, nel trevigiano, un’anomalia in un ciclismo in cui i grandi provenivano tutti da Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana.È vecchio, Bottecchia, in quel 1924. Ha già 29 anni, ha passato cinque anni in guerra: la prima bici gliel’ha regalata il fratello e lui se la fa rubare. Un industriale della bicicletta della zona, Carnielli, l’aveva visto gareggiare solo un anno prima e gli propose il Giro d’Italia del 1923, categoria isolati. E Ottavio arriva quinto in classifica generale. Ancora nel 1923, l’Automoto, prestigiosa formazione francese vuole un italiano fra le sue fila al Tour per far crescere le sue vendite di biciclette in Italia. Non c’è nemmeno un mese fra Giro e Tour: l’Automoto, dopo il rifiuto di altri italiani, sceglie Bottecchia. E Ottavio arriva secondo alle spalle del suo capitano Henri Pelissier, dopo aver anche indossato la maglia gialla e aver sfiorato il successo. L’anno dopo Bottecchia stravince il Tour, indossando la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa, e si ripete nel 1925, dominando la più importante corsa a tappe ciclistica del mondo. Nel 1926 la sua voglia di far soldi (anche per fare vivere bene la sua grande famiglia) lo spinge a partecipare a kermesse e a gare minori dovunque, persino in Sudamerica. Non si prepara a dovere, come al solito, e allora il Tour di quell’anno diventa un calvario per lui: Bottecchia si ritira proprio sui Pirenei, le montagne dove era nato il suo mito. L’anno successivo vorrebbe rifarsi, ma la morte improvvisa dell’amato fratello, investito da un’automobile, cambia improvvisamente il suo destino. Ottavio, il giorno dopo l’investimento, probabilmente, ha un duro confronto con il proprietario dell’auto investitrice, un importante gerarca fascista, e, di lì a pochi giorni, ha un incidente in bicicletta che gli costa la vita, dopo una decina di giorni in ospedale, nei quali non riprende mai conoscenza. Al suo funerale, lui vincitore di due Tour de France, non partecipa nessun gerarca fascista della zona, né, tanto meno, i grandi ciclisti italiani del momento. Solo il suo ex capitano, Henri Pelissier, arrivato da Parigi, e il suo gregario di fiducia, Alfonso Piccin, seguono la bara del grande campione di San Martino di Colle Umberto (TV), insieme alla vedova Caterina Zambon e ai due figli.

Il docufilm

La storia di Bottecchia è stata raccontata dal giornalista Rai Franco Bortuzzo in un docufilm, “El Furlan de fero”, un grande lavoro d’archivio ricco di interviste, testimonianze e contributi, arricchito da una decina di minuti di immagini originali dei Tour de France 1923, 1924, 1925 e 1926, provenienti dagli archivi francesi della Gaumont Pathé. Un’ora di ciclismo e di storia in onda su Raisport giovedì 27 giugno alle 20, subito dopo la presentazione delle squadre del Tour de France.

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