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Mattia Cattaneo e i disturbi alimentari nel ciclismo: “Cercavo la magrezza a tutti i costi, ho buttato via tutta la prima parte della carriera”

Mattia Cattaneo, 33 anni
Mattia Cattaneo, 33 anni 

Il 33enne della Soudal-Quick Step al portale spagnolo Relevo: “Attenzione ai ragazzi delle categorie giovanili”

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Nella staffetta mista di mercoledì 25 settembre, con Ganna e Affini, argento e bronzo nella prova individuale a crono, e con le altre azzurre Longo Borghini, Paladin e Realini, ci sarà anche Mattia Cattaneo, il terzo nella prova contro il tempo ai Campionati d’Europa di Hasselt. Il corridore della Soudal-Quick Step, super-gregario di Remco Evenepoel, ha rilasciato nei giorni scorsi un’importante intervista al portale spagnolo Relevo, in cui ha raccontato la sua esperienza riguardo i disordini alimentari e la ricerca ostinata della magrezza nel ciclismo. Le sue riflessioni meritano di essere lette e mandate a memoria, soprattutto dai responsabili delle squadre, medici e nutrizionisti. “Ho buttato via la prima parte della mia carriera perché mangiavo male e volevo essere il più magro possibile”.

“Errori anche da parte dei miei allenatori”

Cattaneo, 33 anni, smarritosi per un lungo periodo nella categoria maggiore nonostante un ottimo motore mostrato negli anni giovanili, è professionista dal 2012 e ha corso con le maglie di Lampre, Androni e Soudal, con 4 successi, due dei quali a cronometro. “Ho fatto degli errori, e li hanno fatti anche i miei allenatori che mi avrebbero dovuto guidare nella giusta direzione. Quando ho iniziato a correre da professionista non avevo forza, era difficile per me rimanere in gruppo anche in pianura. Negli anni successivi ho preso peso e sono arrivato a pesare 75 chili, contro i 58 del primo periodo, oggi mi presento al via dei grandi giri pesando 68 chili e se alla fine della corsa arrivo a 65, come mi è successo in passato, mi sento arrivato al limite”.

“Il problema è nelle categorie inferiori”

“Oggi” è la riflessione di Cattaneo “ci sono quattro o cinque nutrizionisti per ogni squadra World Tour che ci controllano e che non lasciano che i nostri complessi ci condizionino. Il problema è invece nelle categorie inferiori. Quando avevo 20 anni ho sprecato quattro o cinque stagioni. Se la stessa cosa mi fosse accaduta quando ne avevo 15 magari avrebbe potuto condizionare la mia crescita e il mio sviluppo come persona nel lungo periodo. Questo secondo me è il più grande rischio del ‘professionalizzare’ le categorie inferiori. I ragazzi non sono sempre pronti a fare sacrifici e non sono seguiti da persone in grado di guidarli. Può succedere a loro quello che è successo a me. Io vedevo i professionisti che avevano 30 anni, li ammiravo perché erano magri ed ero convinto che dovessi essere magro per essere come loro, e poi mi sono accorto di non avere forze”.

La svolta

La svolta è arrivata nella Androni, a partire dal 2017: “Gianni Savio e la Androni mi hanno salvato. Hanno creduto in me e mi hanno aiutato a trovare il mio equilibrio. Sono alla Soudal Quick-Step grazie a loro. A tutti i miei colleghi dico la stessa cosa, l’importante è avere dei buoni consigli e trovare l’equilibrio, vorrei che fosse possibile per tutti”.

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