ROMA – Un Mondiale non è un pranzo di gala, ci si va per vincere, per battersi, per la maglia e tutto ciò che ne consegue: il nome del proprio paese stampato in grande, gli sforzi della propria Federazione, il proprio orgoglio, gli sponsor. Eppure l’Italia del ct Daniele Bennati, per ammissione dello stesso, al Mondiale di Zurigo, a settembre, «non ha fatto una corsa dignitosa». Mentre Pogacar vo…