Martinello si candida alla Federciclismo: “Quadriennio fallimentare, ct unico dai pro agli junior”
di Cosimo CitoIl 19 gennaio la Federciclismo sceglie il suo presidente e i candidati sono esattamente gli stessi di quattro anni fa. Allora Cordiano Dagnoni prevalse su Silvio Martinello al ballottaggio dopo aver ereditato in larga parte i voti ricevuti al primo turno della terza candidata, Daniela Isetti. Martinello, 62 anni proprio il giorno delle elezioni, cala l’asso Renato Di Rocco, presidente della Fci per 16 anni e ora candidato consigliere. “Sarà una sorta di ministro degli Esteri della nostra Federazione”.
Perché la stessa corsa a tre del 2021 dovrebbe finire diversamente?
“Perché in questi anni Dagnoni non ha dato alla sua presidenza la consistenza, la credibilità e la trasparenza necessarie. E gli equilibri si sono certamente modificati. Nel 2021 c’era un accordo…
Il 19 gennaio la Federciclismo sceglie il suo presidente e i candidati sono esattamente gli stessi di quattro anni fa. Allora Cordiano Dagnoni prevalse su Silvio Martinello al ballottaggio dopo aver ereditato in larga parte i voti ricevuti al primo turno della terza candidata, Daniela Isetti. Martinello, 62 anni proprio il giorno delle elezioni, cala l’asso Renato Di Rocco, presidente della Fci per 16 anni e ora candidato consigliere. “Sarà una sorta di ministro degli Esteri della nostra Federazione”.
Perché la stessa corsa a tre del 2021 dovrebbe finire diversamente?
“Perché in questi anni Dagnoni non ha dato alla sua presidenza la consistenza, la credibilità e la trasparenza necessarie. E gli equilibri si sono certamente modificati. Nel 2021 c’era un accordo Dagnoni-Isetti per consentirsi il pacchetto di voti necessario al ballottaggio. Non mi risulta che ora le cose stiano nello stesso modo. E io spero anzi di vincere al primo turno (serve la maggioranza assoluta dei voti, ndr)”.
Che quadriennio è stato, l’ultimo?
“I risultati dell’alto livello ottenuti in settori come quello femminile, la pista e il fuoristrada non devono falsare la visione su una gestione fallimentare dal punto di vista soprattutto dell’immagine e della gestione della macchina. Pensiamo alla vicenda delle ‘provvigioni irlandesi’, quei 106mila euro di cui mai abbiamo saputo la destinazione. O la gestione del caso dell’Adriatica-Ionica Race di Moreno Argentin con la giustizia sportiva e il commissario della Lega ciclismo usati a fini politici contro gli oppositori. Sono tutti cassetti che dovremo riaprire per fare chiarezza in modo definitivo. La storia delle provvigioni irlandesi portò alle dimissioni della vice-presidente Norma Gimondi. Polvere messa sotto il tappeto per anni. E nell’ultimo bilancio disponibile, quello del 2023, la Federazione ha un disavanzo di 3 milioni”.
La base si sta svuotando e un team giovanile leader a livello mondiale, la Zalf, chiude.
“La Federazione ha lasciato che tutto questo accadesse. Ora i ragazzi, per continuare, sono costretti ad andare all’estero, nei team di sviluppo delle grandi formazioni. Ma 7 su 10 non reggono alla distanza da casa, al cambio di mentalità, e perdiamo talenti. Bisogna regolamentare l’attività dei procuratori: ad alcune gare giovanili ho visto più loro che genitori. Si finisce troppo presto in un giro enorme, sbagliato per ragazzi che devono formarsi ancora”.
In generale il nostro sistema sembra antiquato rispetto alle grandi sfide del ciclismo globalizzato.
“Non abbiamo capito la riforma degli anni Novanta, la nascita del ProTour, la nascita della categoria Under 23. Ci siamo pensati padroni del vapore, quando invece le cose ci correvano attorno. E se non vinciamo un Mondiale dei professionisti uomini dal 2008, tutto questo ha un peso”.
Cambierà il ct della nazionale?
“Non parlo di nomi e persone in particolare, ma di metodo: vorrei una persona che si occupi in maniera verticale di tutte le categorie azzurre, dalla juniores alla élite. Un unico ct, magari, troveremo la formula giusta. Giusto è far dialogare questi mondi e non interpretarli come mondi a sé stanti. Bisognerà impegnarsi di più anche sul fronte della promozione. La parola d’ordine per me sarà ‘base’. Bisogna costruire il palazzo dalle fondamenta. Non a caso ho passato gli ultimi mesi a incontrare società, più che a incontrare delegati, come hanno fatto i miei concorrenti”.
Da campione olimpico della pista, come vede il progressivo allontanamento dai velodromi di Ganna e Milan?
“Giusto che facciano le scelte più gratificanti, dopo aver vinto tantissimo in pista. La strada è da sempre il settore con il maggior richiamo e sul quale i team investono di più. Vorrei vederli crescere ancora, vincere classiche, pensare in grande”.