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Il titano Pogacar, Giro delle Fiandre da dominatore. Non lo ferma nemmeno il pavé

Tadej Pogacar
Tadej Pogacar (afp)

Il campione del mondo attacca sui muri fiamminghi e fa il vuoto, precedendo Pedersen e il grande rivale Van der Poel

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Irreale e dunque magnifico, Tadej Pogacar stravince in solitudine anche la corsa più bella del mondo, il Giro delle Fiandre che già fu suo due anni fa davanti a Van der Poel e Pedersen (stavolta, il secondo e il terzo si sono scambiati i gradini del podio). Se la Roubaix (arriva domenica, e l’Irreale la correrà per la prima volta) è un infinito inferno orizzontale, il Fiandre si compone di 16 intensi inferni verticali, pavé di là, pavé di qua. Un milione di spettatori ne compongono il più vasto stadio del pianeta, tutti al bordo dei famosi muri. La bici nel suo mondo perfetto.

Gli strappi di Pogacar sul pavé

Sconfitto a Sanremo da Mathieu Van der Poel, e dunque arso da orgogliosa sete di vendetta, Pogacar va oltre Pogacar e frantuma la gara a forza di scatti, almeno cinque dei quali terribili. C’è un luogo nel Fiandre che si chiama Oude Kwaremont, vale a dire, in fiammingo, “vecchio Kwaremont” e questo in effetti è: non solo una parete di pietra ma un vecchio amico, una specie di zio che ci viene a trovare ogni primavera. Gli innamorati di ciclismo sanno che quello è il luogo: incarna poesia e mitologia. E dopo averlo praticato già nel primo pomeriggio, Tadej ci salta ancora sopra quando mancano 19 chilometri al traguardo, ed è il balzo definitivo. Gli basta, il vecchio e caro amico, per arrivare da solo con un minuto di vantaggio, le mani sulla testa come a dire: ma io, accidenti, cosa diavolo sono?

Tadej Pogacar festeggia il Fiandre
Tadej Pogacar festeggia il Fiandre (afp)

Fiandre, una corsa leggendaria

La corsa è stata memorabile tra tetti a punta, folgori di sole e svariati tipi di smalto (il diverso blu dei cieli cangianti, il verde dei prati e delle foglie nel bosco, il grigio delle pietre appuntite più dei tetti). I due titani, Taddeo e Matteo, se le sono date dall’inizio alla fine, ma stavolta l’olandese non ha retto il passo dello sloveno: il Fiandre è terra perfetta per Pogacar, ne asseconda il procedere elettrico in salita. E tutti a chiederci, adesso, se verso Roubaix gli sarà possibile rendere quella piana un monte, e da lì volare ancora.

Ganna ottavo al Fiandre

La corsa più bella del mondo ha visto un po’ di Italia, finalmente, anche se non la vinciamo dal 2019 (Bettiol). A cento chilometri dal traguardo, una vita, d’accordo, ne avevamo tre in fuga su 14: Pippo Ganna, Trentin e Ballerini. «Voglio vedere fin dove posso arrivare» aveva detto il barbuto Ganna, poi ottavo al traguardo e vincitore della volata del gruppetto, però a una quarantina di chilometri dalla fine l’Irreale aveva strappato via pure lui dalla strada, come un’erbaccia tra i cubi di porfido. Sicuro che Ganna terrà duro anche verso Roubaix, «devo solo recuperare un po’ di forza», mentre Pogacar dice candidamente: «Il Fiandre mi è più adatto, ma con la forma che mi ritrovo posso vincere anche a Roubaix». E noi non vediamo l’ora di vedere.

La grandezza di Pogacar

Perché questo ragazzo è un fenomeno che lascia davvero increduli. È scappato tra meli e ciliegi in fiore come se non ci fosse fatica, e nemmeno un domani, senza sudare, a bocca chiusa. A un chilometro dall’arrivo già sorrideva, e lo stavano rincorrendo un paio di campioni del mondo. Stiamo vivendo una stagione eroica del ciclismo. Sarebbe atroce, stavolta, scoprire che non è tutto vero. Stavolta no, per favore.

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