TIRANA – Quando vinse il Mondiale 2019 battendo a sorpresa Matteo Trentin nello Yorkshire, Mads Pedersen era un ragazzo di 23 anni dalle grandi guance rosse senza vittorie di prestigio alle spalle. La maglia iridata finì a lungo nel cassetto durante i mesi del Covid. Ma quel giorno, ad Harrogate, Pedersen aveva riempito un vuoto storico per un paese piccolo ma di grande tradizione e dall’enorme passione per il ciclismo. La Danimarca, che prima di allora aveva avuto un primatista dell’ora (Ole Ritter) e un vincitore del Tour (Bjarne Riis), non aveva mai conquistato un Mondiale.
Van Aert punta a rifarsi nella crono
E nemmeno la maglia rosa, fino a ieri pomeriggio. Quando Pedersen ha finalizzato il sontuoso lavoro di squadra della sua Lidl-Tr…
TIRANA – Quando vinse il Mondiale 2019 battendo a sorpresa Matteo Trentin nello Yorkshire, Mads Pedersen era un ragazzo di 23 anni dalle grandi guance rosse senza vittorie di prestigio alle spalle. La maglia iridata finì a lungo nel cassetto durante i mesi del Covid. Ma quel giorno, ad Harrogate, Pedersen aveva riempito un vuoto storico per un paese piccolo ma di grande tradizione e dall’enorme passione per il ciclismo. La Danimarca, che prima di allora aveva avuto un primatista dell’ora (Ole Ritter) e un vincitore del Tour (Bjarne Riis), non aveva mai conquistato un Mondiale.
Van Aert punta a rifarsi nella crono
E nemmeno la maglia rosa, fino a ieri pomeriggio. Quando Pedersen ha finalizzato il sontuoso lavoro di squadra della sua Lidl-Trek: «Vero, Ciccone è stato spettacolare». Lo sconfitto è stato Wout Van Aert, 49 volte secondo in carriera, che però oggi può rifarsi nella cronometro (13,7 km nel cuore di Tirana, con una salitella). «Il piano» racconta Pedersen, «era quello di fare il ritmo sulla salita di Surren. Quando “Cicco” si è messo davanti il gruppo si è assottigliato e ho sentito le mie possibilità crescere. Ha fatto un numero di pura classe. Ora proverò a difendere la maglia e a vincere ancora».
Pedersen e il trasferimento in Svizzera
Il padre di Pedersen lavorava come autotrasportatore e da Tølløse, nell’isola di Sjælland, raggiungeva con il suo camion ogni angolo della Danimarca. «Si svegliava tutti i santi giorni alle 3.30 del mattino per tornare a casa alle 17. Quando ho iniziato a guadagnare con il ciclismo gli ho chiesto di fermarsi». Ora il signor Claus lavora in un grande negozio di bici ed è direttore sportivo di una piccola squadra, la Airtox, mentre Mads si è trasferito in Svizzera per motivi fiscali come il connazionale Jonas Vingegaard. «Perché non trovare un posto con tasse più basse?» fu la candida risposta alle domande della rivista Rouleur.
Secondo successo al Giro
Al Giro aveva già colpito, a Napoli, nel 2023. È già nel club dei vincitori di tappe in tutti i grandi giri: 2 al Tour, 3 alla Vuelta. Ha il pallino della Roubaix, ma mentre lottava con Van der Poel e Pogacar, un mese fa, a 70 km dall’arrivo ha forato. Terzo, dopo il 2° posto al Fiandre, dietro Pogi. In questo ciclismo di fenomeni generazionali lui è spesso il primo degli altri, poco oltre la linea che divide i campioni dai grandi corridori. Allo sprint di Tirana c’erano solo 36 corridori: il 4°, Busatto, ha beccato un cartellino giallo per testate e gomitate. Landa è finito contro un palo e si è ritirato. Arensman, uno da top-10, ha già perso 1’35”.
Il Giro di Ciccone
Ciccone è il grande punto interrogativo e al momento vola: curerà le tappe, farà classifica? «Correrò alla giornata» spiega l’abruzzese, che ha portato Sinner a spasso sul Col d’Eze a marzo e che ora è di fronte a un magnifico dilemma, non semplice da sciogliere per uno scalatore che in carriera è stato al massimo 11° al Tour. Ma ora, dopo la Liegi chiusa alle spalle del solito ingiocabile Pogacar, sembra avere raggiunto una dimensione fisica e mentale superiore.