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Giulio Pellizzari, l’intervista: “Corro il Giro e imparo a vincere da Roglic. La salita è felicità”

Giulio Pellizzari, 21 anni

 

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Il 21enne marchigiano è gregario alla Red Bull ma studia da campione
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VALONA – Ha saputo di dover fare il Giro meno di due settimane prima del via. «Nemmeno avevo guardato il percorso, ora il libro di corsa è il mio compagno fedele in hotel: sto studiando tutte le tappe». Quella di ieri, l’ultima in Albania, Giulio Pellizzari l’aveva studiata benissimo. Nel convulso finale, a velocità da capogiro nella picchiata dal Passo di Llogara fin sul lungomare di Valona, in testa al gruppo c’erano lui, i suoi 21 anni e il suo viso da ragazzino che sta lavorando per diventare un campione. Ma intanto fa il gregario per Primoz Roglic alla Red Bull-Bora Hansgrohe. È il suo primo anno in un grande team dopo l’apprendistato alla Bardiani. Un anno fa ci volle il miglior Pogacar per batterlo sul Monte Pana, in Val Gardena. E per prepararsi al Giro Pellizzari ha ritoccato il record di scalata del Carpegna, la salita di casa (lui è di Camerino), la montagna più cara a Marco Pantani: 434 watt, 1744 di Vam (velocità ascensionale media, l’indice delle capacità di uno scalator…

VALONA – Ha saputo di dover fare il Giro meno di due settimane prima del via. «Nemmeno avevo guardato il percorso, ora il libro di corsa è il mio compagno fedele in hotel: sto studiando tutte le tappe». Quella di ieri, l’ultima in Albania, Giulio Pellizzari l’aveva studiata benissimo. Nel convulso finale, a velocità da capogiro nella picchiata dal Passo di Llogara fin sul lungomare di Valona, in testa al gruppo c’erano lui, i suoi 21 anni e il suo viso da ragazzino che sta lavorando per diventare un campione. Ma intanto fa il gregario per Primoz Roglic alla Red Bull-Bora Hansgrohe. È il suo primo anno in un grande team dopo l’apprendistato alla Bardiani. Un anno fa ci volle il miglior Pogacar per batterlo sul Monte Pana, in Val Gardena. E per prepararsi al Giro Pellizzari ha ritoccato il record di scalata del Carpegna, la salita di casa (lui è di Camerino), la montagna più cara a Marco Pantani: 434 watt, 1744 di Vam (velocità ascensionale media, l’indice delle capacità di uno scalatore).

Questi sono numeri: ma chi o cosa può diventare Giulio Pellizzari?

«Sono un sognatore. Sogno di vincere il Giro, un giorno. È il motivo per cui sono salito su una bici. Ora devo diventare consistente sulle tre settimane».

E prende lezioni da Roglic.

«Ho il privilegio di correre con un campione immenso. Cerco di rubare con gli occhi: come si muove in corsa, la cura che mette nei dettagli. E mi colpisce la sua calma estrema in ogni situazione».

Il Giro non era nei suoi programmi. Ma al Catalunya, a marzo,è stato decisivo per il successo dello sloveno.

«Avrei dovuto fare solo la Vuelta quest’anno, poi Sobrero si è infortunato. Da casa non avrei perso una pedalata del Giro, ma sarebbe stata una sofferenza. Tante tappe mi piacciono: quella degli sterrati a Siena, quella di Castelraimondo, non lontana da casa mia. Il nostro obiettivo è vincere il Giro con Primoz, siamo tutti per lui. Però tre settimane sono lunghe e magari qualche occasione capiterà».

Anche lei, come Pantani, va forte in salita per abbreviare l’agonia?

«Mi piace vedere gli altri fare fatica, le forze mi si moltiplicano. La salita è testa prima che gambe».

Le sue le ha temprate sul Teide, alle Canarie.

«Ci sono stato tre settimane. Poi ho fatto la mia prima Liegi. Il Giro è stato una bella sorpresa. Pigiama in valigia e via: saperlo all’ultimo ha il suo fascino. Ti permette di non riempirti la testa di aspettative. La vittoria del Catalunya mi ha fatto salire di livello. Non avevo mai visto un mio compagno vincere una corsa così importante. Mi sono davvero emozionato. Vivo di emozioni, di istintività, di ambizioni. Se togli tutto questo, il ciclismo è solo fatica. Una bellissima, ma immensa fatica».

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