CAEN – Negli oltre cento anni di Tour de France c’è stata una tappa più “storica” di qualunque altra. Non la più importante, né la più epica. Semplicemente, la tappa che ogni francese avrebbe voluto vincere. Era il 14 luglio 1989, il bicentenario della presa della Bastiglia, l’inizio della Rivoluzione. Si correva la Montpellier-Marsiglia, 13ª tappa di un Tour che terminerà in modo drammatico per Laurent Fignon, beffato per 8” nella crono finale da Greg LeMond. Quel giorno, al via da Montpellier, Fignon è in maglia gialla.
L’attacco di Barteau
La giornata è piena di attacchi. Come sempre, ma di più quel 14 luglio, i francesi tengono enormemente alla vittoria. François Mitterand è davanti alla tv, all’Eliseo, l’attesa è enorme. Fignon ha strappato la maglia gialla a LeMond sulla salita di Superbagnéres (dove il Tour tornerà per la prima volta da allora tra una settimana) e sembra avviato al suo terzo successo in giallo. La Francia non vinceva il Tour dal 1985. Nel Midi è tappa per attaccanti e fughe. Fignon lascia fare e sulla salita di Saint-Antoine, a pochi km dall’arrivo nello scenografico Vieux Port, sono davanti due francesi di medio livello: Vincent Barteau, gregario di Fignon alla Super U, e Jean-Claude Colotti, detto Coco, della R.M.O. di Charly Mottet.
Barteau fa la rivoluzione
Proprio salendo verso il santuario di Notre Dame de la Garde, Colotti ha un momento di crisi e il normanno Barteau, nato a Caen e maglia gialla per 12 giorni nel 1984 grazie a una fuga bidone, si ritrova da solo e lanciato verso un successo storico. "Era pieno zeppo", dirà Barteau in un’intervista, "non c'era un buco tra la folla. Fu straordinario". Barteau gestisce una tabaccheria e un’edicola a Caen, la cittadina del Calvados sede della cronometro di oggi. Ha raccolto in un libro, “Complètement Barteau” tantissimi aneddoti. Ha avuto trascorsi come commentatore sagace e pungente per Eurosport: “Quell’attacco non era preparato per il 14 luglio, ma quella vittoria fu comunque molto bella e importante per me e per tutta la Francia”. Barteau ricevette un telegramma da Mitterand e la cittadinanza onoraria di Marsiglia. Niente male, per uno nato in Normandia con il mito di Jacques Anquetil, ma senza i mezzi atletici, né il phisique du role del suo corregionale. Al terzo posto, dietro Barteau e Colotti arriva Martial Gayant, Fignon mantiene la maglia gialla. La perderà a cronometro, a Orcières-Merlette, la riprenderà sull’Alpe d’Huez, la riperderà stavolta per sempre nella crono da Versailles a Parigi. Il peso di quegli 8 secondi Fignon se lo porterà fino all’ultimo dei suoi giorni, il 31 agosto 2010. Aveva compiuto da poco 50 anni, lo ucciderà un cancro al pancreas. È sepolto a Père-Lachaise. Nella sua autobiografia, “Eravamo giovani e spensierati”, racconterà anche dell’ingresso della farmacia nel ciclismo. Quel 14 luglio, sul podio, sorrideva sicuro dietro ai suoi occhiali da professore.