Mondiali di ciclismo 2025 in Ruanda. Una rincorsa cominciata addirittura nel 1897, quando Luigi Masetti, polesano emigrato a Milano, pedalò su un trabiccolo fino a Brindisi, s’imbarcò e sbarcò ad Alessandria d’Egitto, raggiunse e salì sulla piramide di Cheope, vi rimase una quarantina di secondi, scese dalla piramide e risalì sulla bici e tornò a casa facendo una deviazione fino a Gerusalemme, Betlemme e il mar Morto. Una rincorsa continuata nel 1913, quando Enrico Toti, già mutilato di una gamba per un incidente di lavoro ferroviario, fece da Roma a Napoli in bici, da Napoli ad Alessandria d’Egitto in piroscafo, in bici al Cairo e lungo il Nilo finché in Sudan fu fermato dagli inglesi colonialisti e obbligato a tornare indietro. Una rincorsa illuminata nel 1935 e nel 1937 da Antonio Bertola, vicentino antifascista, che per sfuggire al regime e guadagnare soldi partecipò a corse in Africa vincendo anche due tappe al Tour du Maroc.
Ali Neffati quel Tour de France del 1913
Mondiali di ciclismo 2025 in Ruanda. Una storia cominciata al Tour de France del 1913, quando il tunisino Ali Neffati, 18 anni, dorsale 147, categoria isolati, partecipò – il primo africano della storia – con una bici acquistata tre settimane prima del pronti-via grazie ai soldi raccolti in una festa di gala organizzata dai suoi compatrioti a Parigi. Una storia continuata al Tour de France del 1950, quando l’algerino Marcel Molinès conquistò – il primo africano della storia – una tappa in una giornata torrida. Una storia illuminata in quello stesso Tour e in quella stessa tappa dal suo compatriota e compagno di squadra Abdel-Kader Zaaf, in fuga con Molinès ma a pochi chilometri dall’arrivo stramazzato a terra causa… sbronza.
L’incredibile storia di Jeanne d’Arc Girubuntu
Mondiali di ciclismo 2025 in Ruanda. Un romanzo che ha, fra i protagonisti, anche una donna, Jeanne d’Arc Girubuntu: famiglia sterminata dal genocidio, la mamma – incinta di lei – sopravvissuta nel nulla, poi il miracolo della nascita e della vita, il lavoro nei campi, gli studi a scuola, sempre fra mille difficoltà, nonché la bicicletta, una folgorazione, ed ecco Jeanne d’Arc prima corridora ruandese.
Letteratura e fotografia
Con “Strade nere” (Ediciclo), 100 storie di ciclismo africano e in Africa (fra cui quella di Masetti, “l’anarchico della bicicletta”) narrate da Marco Pastonesi con l’accompagnamento di Gian Michele Montanaro al canto e alle percussioni, venerdì 3 ottobre alle 18.30 nel Chiostro degli Agostiniani a Bracciano (Roma) s’inaugura la Festa del Turismo Lento, tre giorni di incontri, mostre, laboratori, presentazioni, lezioni, escursioni a piedi, in bici e in barca. Obiettivo: conoscere e valorizzare quello che si può trovare nei dintorni e nei paraggi, a chilometro zero e allo stato naturale, sposando l’arte alla scienza, i cammini alle pedalate, gli aquiloni alle fotografie, il Tai-chi al Feldenkrais, di tutto un po’, di tutto un pop, e tutto a ingresso libero.
Contemporaneamente a “Strade nere”, da venerdì 3 a domenica 5, dalle 10 alle 18 (l’inaugurazione venerdì 3 alle 18), nel Museo civico di Bracciano, si tiene “24 scatti Africa – L’uomo e la bicicletta”, una selezione di opere del Concorso fotografico internazionale curato dall’associazione Aeneis 2000, e qui sono le stesse bici a raccontare le loro storie, bici da lavoro, da scuola, da sopravvivenza, da evasione, da emigrazione. Un altro mondo rispetto all’uso che se ne fa in Italia: la più recente ricerca statistica (Isnart e Legambiente, i dati si riferiscono al 2024) indica in Italia 89 milioni di cicloturisti, il 10 percento dell’intero comparto turistico, un impatto economico che sfiora i 10 miliardi di euro.
La Festa del Turismo Lento è organizzata dall’associazione Ti con Zero/Il Cammino dei Vulcani, con il patrocinio del Comune di Bracciano e la collaborazione del Museo civico e della Biblioteca civica. Per info, tel. 3498728813 e levocidelvulcano@gmail.com. Per il programma, www.camminodeivulcani.it/index.php/2025/09/22/festa-del-turismo-lento-calendario/.