WAREGEM (Belgio) – Il più grande spettacolo del weekend dovrete cercarlo, come farà un milione di belgi, tra Anversa e Oudenaarde, dalle parti del Koppenberg, dell’Oude Kwaremont e del Paterberg. Il Giro delle Fiandre si snoderà domani in questa folla oceanica e i fenomeni emergeranno dove il pavé si fa più ruvido, i bergs più ripidi, le teste della gente più fitte. Tutti aspetteranno lui, Tadej Pogacar, e la sua maglia non più così candida, a quel punto della corsa.
Contro lo sloveno si muoveranno Van der Poel, Van Aert, Evenepoel. Rarissimo vederli tutti insieme sulla stessa linea di partenza. Capelli biondo platino alla Eminem, volto disteso, sorriso perfetto, Pogacar sembra un duca nel suo possedimento: tre Fiandre corsi, …
WAREGEM (Belgio) – Il più grande spettacolo del weekend dovrete cercarlo, come farà un milione di belgi, tra Anversa e Oudenaarde, dalle parti del Koppenberg, dell’Oude Kwaremont e del Paterberg. Il Giro delle Fiandre si snoderà domani in questa folla oceanica e i fenomeni emergeranno dove il pavé si fa più ruvido, i bergs più ripidi, le teste della gente più fitte. Tutti aspetteranno lui, Tadej Pogacar, e la sua maglia non più così candida, a quel punto della corsa.
Contro lo sloveno si muoveranno Van der Poel, Van Aert, Evenepoel. Rarissimo vederli tutti insieme sulla stessa linea di partenza. Capelli biondo platino alla Eminem, volto disteso, sorriso perfetto, Pogacar sembra un duca nel suo possedimento: tre Fiandre corsi, due vittorie (2023 e 2025). «In Belgio mi piace da morire». Altri dissero che in Belgio c’è il ciclismo vero. E forse è così. Il Fiandre, la Ronde van Vlaanderen, assieme alla gemella francese, diversissima, Parigi-Roubaix, ne è l’espressione massima possibile.
In corsa le capita di pensare alla sua vita? Qual è il suo pensiero più ricorrente quando pedala a tutta?
«A volte ci penso. Mi vengono in mente il percorso che ho fatto, gli sforzi, le sfide. Ma quando sono in gara, il focus è sulla corsa, sulla tattica, sul mio corpo, sulle gambe».
Ha appena vinto la Sanremo: era un peso per lei non averlo ancora fatto?
«Lo era. Non me ne rendevo conto fino in fondo. Ho capito qualche giorno dopo che vincerla era stata una specie di sollievo. Non il sollievo che si prova dopo una brutta situazione, ma una sorta di pienezza che ti viene dall’aver vinto qualcosa di estremamente difficile».
Pogacar e il sogno di vincere Giro, Tour e Vuelta nella stessa stagione: “Si può fare”. I precedenti
Ha vinto 4 Monumenti su 5, le manca solo la Roubaix.
«Finalmente ho spuntato la Sanremo, era un grande obiettivo della mia carriera, forse il più grande. La caduta di Imperia però l’ho sentita, è stato un recupero non difficile, ma ho dovuto prendermi qualche giorno più tranquillo. Poi durante il fine settimana scorso e negli ultimi giorni ho fatto buoni allenamenti e sono arrivato qui motivato per il Fiandre».
Anche il miglior corridore del mondo ha dubbi quando corre?
«Sì, certo. Anche per i migliori al mondo c’è sempre qualche dubbio sulla propria prestazione o sulla forza degli avversari. Ed è proprio questo il bello dello sport: non sai mai cosa succederà finché non corri».
Ora è per la prima volta nella posizione di poter vincere tutti e cinque i Monumenti nella stessa stagione, cosa mai riuscita a nessuno. È qualcosa a cui pensa?
«Mi piace correre tutte le classiche di un giorno, dalla Sanremo al Lombardia passando per Fiandre, Roubaix e Liegi. Ora ne ho vinte quattro su cinque e sono arrivato secondo l’anno scorso alla Roubaix. Voglio provarci, devo. Ma non mi paragono a nessuno e non voglio farlo per quello».
Si troverà contro un po’ a sorpresa anche il campione olimpico Evenepoel, all’esordio al Fiandre. Se l’aspettava?
«L’ha rivelato il 1° aprile, inizialmente ho pensato che fosse uno scherzo. È positivo avere un corridore come Remco, che vuole attaccare da lontano, che corre aggressivo fino al traguardo, sempre davanti. È la sua prima volta qui nelle Fiandre. Lui sarà un fattore di stress in più per me. È uno che se parte in pianura non lo prendi più».
Dalle ricognizioni cosa ha imparato di nuovo?
«Le ho fatte con i miei compagni Vermeersch e Politt. Beh, conoscevo già il percorso ma ogni anno è diverso. Il Koppenberg fa paura: è una salita da scalatori se è asciutta, ma se c’è fango come ieri diventa davvero complicata. Però è il punto più affascinante della corsa anche per questo».
Proiettiamoci sulla Roubaix di domenica 12 aprile: con lei è stato amore a prima vista?
«L’anno scorso l’ho provata per la prima volta e ho capito che posso puntare alla vittoria perché richiede una resistenza enorme, quella che credo sia la mia caratteristica migliore. Non me ne sono innamorato subito, questo no, ma ho iniziato ad apprezzarla e voglio fare un passo in più, voglio vincerla. Prima pensavo che la Sanremo fosse la corsa più difficile da vincere. Ora sono convinto che la Roubaix sia la più dura di tutte».
A fine Tour de France, l’anno scorso, parlò di burnout, di esaurimento da gare o da allenamento, una situazione sempre più ricorrente nel ciclismo. Ci è stato davvero vicino?
«Il rischio c’è sempre, ma in realtà l’anno scorso non ci sono andato vicino. Però so che può essere in agguato da un momento all’altro, è un buco nero nel quale è facile cadere, può succedere anche per troppo allenamento, senza nemmeno gareggiare. Per molti portare a termine la stagione è complicato. È importante, credo, il programma che fai a inizio anno».
Ha cambiato qualcosa nella sua preparazione?
«Poco o niente. Uscite dietro moto, ma anche lavori di resistenza. Alla fine dipende da come ti senti e cosa preferisci. Per quanto riguarda l’allenamento a secco, faccio palestra e alterno allenamenti lunghi, lavoro esplosivo e qualche giorno più leggero».
Quanto pesa adesso?
«Ora peso 66 kg».
Il futuro cosa le riserverà se dovesse vincere tutto? Le mancano Roubaix, Vuelta e l’oro olimpico.
«Qualcosa da vincere resterà sempre. E rivincere è anche più bello. Il Fiandre lo adoro, se lo vinco anche quest’anno non escludo di tornarci ancora in futuro. La Roubaix non so, ma mai dire mai. L’anno prossimo è così lontano, mi godo l’oggi, il domani, il giorno di Pasqua, il tanto pubblico che ci sarà».
Le piacerebbe vedere anche il suo grande avversario al Tour Jonas Vingegaard nelle classiche di un giorno?
«Gli ho detto nel 2023, alla fine dell’ultima tappa di montagna, sul Markstein, e lui era in maglia gialla: “Con la forma che hai puoi puntare alla vittoria nelle classiche più importanti”. Ma sono scelte personali».
Lo sprint di Sanremo contro Pidcock le dà più fiducia nel suo spunto veloce?
«Sì, battere Tom mi ha fatto capire che posso giocarmela in sprint così. Certo, se arrivi da solo vinci al 100%, se arrivi in gruppetto le possibilità diminuiscono proporzionalmente».
Ha idea di quando e come finirà la sua carriera?
«Per ora mi sto godendo il momento e ci sono ancora obiettivi che voglio raggiungere. So che la motivazione non dura per sempre, dovremo essere bravi a trovare sempre qualcosa di nuovo, ogni anno. Per me è essenziale mettermi delle nuove sfide, affrontarle. Se ho un segreto, forse è questo».