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L’Iran oltre le bombe, la squadra che vince con un pastore tra i pali

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Protetta dall’esercito nel ritiro di Tijuana la nazionale di Teheran debutta lunedì. Al secondo turno può trovare gli Usa
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LOS ANGELES – Anatomia di una squadra fermata dalle bombe. Stay home, aveva detto Trump. Ma loro a casa non ci sono stati. L’Iran fa già storia. Non solo perché fuori dal suo ritiro a Tijuana in Messico ha l’esercito e le mitragliatrici a proteggerla. Ma perché è la prima squadra a disputare una Coppa del Mondo in un Paese con cui è in guerra. Il Brasile dell’Asia, così era soprannominata la squadra, prima che Corea e Giappone la oscurassero. Meglio evitare sorrisi sarcastici: è da quattro Mondiali consecutivi che l’Iran si qualifica. Brasile, Russia, Qatar e oggi. Yes, meglio dell’Italia. Numero 21 al mondo nella classifica Fifa, nove posizioni alle spalle degli azzurri. Non un abisso, non il Medioevo del pallone, ma una buona scuola tecnica aperta al contributo internazionale. Nelle sette partecipazioni mondiali (dal ’78) l’Iran è sempre stato eliminato al primo turno. Ma gli investimenti ci sono stati: il ct portoghese Carlos Queiroz che ora è sulla panchina del Ghana è stato tecni…

LOS ANGELES – Anatomia di una squadra fermata dalle bombe. Stay home, aveva detto Trump. Ma loro a casa non ci sono stati. L’Iran fa già storia. Non solo perché fuori dal suo ritiro a Tijuana in Messico ha l’esercito e le mitragliatrici a proteggerla. Ma perché è la prima squadra a disputare una Coppa del Mondo in un Paese con cui è in guerra. Il Brasile dell’Asia, così era soprannominata la squadra, prima che Corea e Giappone la oscurassero. Meglio evitare sorrisi sarcastici: è da quattro Mondiali consecutivi che l’Iran si qualifica. Brasile, Russia, Qatar e oggi. Yes, meglio dell’Italia. Numero 21 al mondo nella classifica Fifa, nove posizioni alle spalle degli azzurri. Non un abisso, non il Medioevo del pallone, ma una buona scuola tecnica aperta al contributo internazionale. Nelle sette partecipazioni mondiali (dal ’78) l’Iran è sempre stato eliminato al primo turno. Ma gli investimenti ci sono stati: il ct portoghese Carlos Queiroz che ora è sulla panchina del Ghana è stato tecnico dell’Iran per complessivi nove anni e ha guidato la squadra nelle edizioni 2014, 2018, 2022. Celebre il suo grido d’orgoglio a Doha: “L’Iran rappresenta tremila anni di storia e cultura. Rispettatelo”. Erano sotto contratto fino allo scoppio della guerra come vice-ct anche Antonio Gagliardi, secondo di Chivu al Parma, e Antonio Manicone, ex Pisa, che al Mondiale dovevano affiancare il coach iraniano Amir Ghalenoei, in panchina dal 2023. Poi le bombe a fine febbraio hanno interrotto il rapporto e i due italiani sono rientrati a casa. Di sicuro non è una nazionale al suo splendore. E non è un campionato autarchico, ci sono 40 stranieri, tra i quali Oston Urunov, 25 anni, centrocampista della nazionale uzbeka di Cannavaro. Chi viene da fuori può arrivare a guadagnare anche un milione, gli altri si accontentato di 100-200 mila euro l’anno. Cinque giocatori militano in club degli Emirati Arabi Uniti, due in Belgio, Taremi in Grecia e uno in Russia. Dennis Dargahi, che gioca in Belgio (Standard Liegi) è nato in Germania da madre iraniana ed è stato naturalizzato a maggio di quest’anno. In Europa è conosciuto con il nome Eckert.

L'Iran in allenamento al Centro Xoloitzcuintle di Tijuana (afp)

In Turchia in attesa del via libera per gli Usa

Il campionato è stato interrotto per via del conflitto, i giocatori non all’estero sono stati radunati a Teheran nella Coverciano iraniana, per gli altri non c’è stato modo di riunirsi alla squadra se non in Turchia dove la nazionale ha stabilito il suo ritiro in attesa del via libera per gli Usa. Insomma, per più metà dei convocati niente amichevoli, né partite, solo allenamenti pieni di incertezza: andremo? In Italia è conosciuto il centravanti Mehdi Taremi, 33 anni, ex Porto e Inter, adesso all’Olympiacos. È stato invece escluso Sardar Azmoun, ex Roma ora a Dubai, per via di un post sulla guerra che ha irritato le autorità iraniane.

Alireza Beiranvand portiere dell'Iran (afp)

Beiranvand: “Mio padre non voleva”

Il portiere Alireza Beiranvand, 33 anni, diventato famoso ai Mondiali 2018 per aver parato un rigore a Cristiano Ronaldo, ha avuto una vita tormentata con un padre che ha cercato in ogni modo di ostacolare il sogno del figlio di giocare a pallone. Beiranvand, figlio di una famiglia nomade di Sarab-e Yas, faceva il pastore, ma era anche un grande appassionato di calcio e a 12 anni trovò un posto nella squadra locale. Giocava come punta, quando il portiere il titolare si infortunò, lui lo sostituì, gli piacque e da lì iniziò la sua carriera da numero uno. Ma sempre con un ostacolo in famiglia. “Mio padre Morteza ha persino tagliato le mie maglie e i miei guanti, costringendomi a giocare molte volte a mani nude”. Così prese la decisione di scappare di casa, andando a Teheran con un autobus sul quale incontrò un allenatore, Hossein Feiz, che lo ha invitò a giocare per la sua squadra in cambio di 30 dollari. Ma non avendo soldi, né una casa dove dormire, passò le prime notti in strada, vivendo come un senzatetto. Una notte si trasferì di fronte alla porta del centro sportivo della sua squadra, alcuni passanti lo scambiarono per un barbone e gli lasciarono dei soldi. Poi cominciò a lavorare presso una fabbrica di vestiti, di proprietà di un suo compagno di squadra, in seguito passò al lavaggio auto dove vista la sua altezza, 195 centimetri, si specializzò nel lavare i Suv.

La timidezza di fronte ad Ali Daei

Un giorno Ali Daei, leggenda del calcio iraniano, arrivò per farsi pulire la macchina, era l’occasione giusta per presentarsi, ma lui si vergognò. Dopo essersi trasferito al club Nafte-Teheran per campare finì a fare il pizzaiolo. Tutto bene? No, s’infortunò, lo cacciarono, ma lo chiamò la nazionale. E da lì iniziò la sua scalata. È titolare dal 2015. Ed è famoso per i suoi lunghissimi rinvii con le mani, dovuti allo sport popolare che praticava da bambino, il Dal Paran, dove si lanciano pietre (questo Trump non lo sa). Anzi è il portiere che al mondo ha il lancio più lungo con le mani, ha anche vinto il Guinness dei primati con una rimessa di 61,26 metri. In pratica oltre la metà campo. L’Iran esordisce lunedì a Los Angeles contro la Nuova Zelanda e potrebbe più in là (nei sedicesimi) finire per scontrarsi con gli Stati Uniti. Per un altro record: nemici in guerra e in campo.

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