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Vinicius salva il Brasile, il Marocco mette paura: finisce 1-1

Vinicius e Ancelotti (afp)

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Una perla dell’asso del Real Madrid vale il pareggio per Ancelotti al debutto nella partita più difficile del girone. Ma la nazionale verdeoro ha sofferto nel primo tempo e rischiato a tempo scaduto
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EAST RUTHERFORD – Ne esce meglio il Marocco, che si sapeva quanto fosse forte, cioè abbastanza per un posto tra le prime otto, e che qui ha confermato l’evoluzione del suo calcio, efficacemente antichissimo quattro anni fa e suadentemente moderno oggi: l’1-1 lo premia in senso assoluto ma non per la prima mezz’ora di stordente superiorità, da cui il Brasile è uscito con una magia salvifica di Vinicius, sostanzialmente l’unica cosa di brasiliano di una squadra che ha invece ribadito i suoi limiti, più che le sue doti. Ha però saputo tenersi in piedi anche nei momenti più barcollanti e ha finito in crescendo, sfiorando il successo oltre il 90’ (ma al 99’ lo ha salvato Alisson): questa, in un torneo così lungo, è una virtù che darà dei crediti.

Come ha giocat…

EAST RUTHERFORD – Ne esce meglio il Marocco, che si sapeva quanto fosse forte, cioè abbastanza per un posto tra le prime otto, e che qui ha confermato l’evoluzione del suo calcio, efficacemente antichissimo quattro anni fa e suadentemente moderno oggi: l’1-1 lo premia in senso assoluto ma non per la prima mezz’ora di stordente superiorità, da cui il Brasile è uscito con una magia salvifica di Vinicius, sostanzialmente l’unica cosa di brasiliano di una squadra che ha invece ribadito i suoi limiti, più che le sue doti. Ha però saputo tenersi in piedi anche nei momenti più barcollanti e ha finito in crescendo, sfiorando il successo oltre il 90’ (ma al 99’ lo ha salvato Alisson): questa, in un torneo così lungo, è una virtù che darà dei crediti.

Come ha giocato il Brasile al debutto

In certi momenti il Brasile è però sembrato come ubriaco, stordito da chissà quale effetto il peso della responsabilità gli avesse procurato. O forse era semplicemente impreparato, anche se viene difficile credere che Ancelotti non sapesse come e quanto il Marocco sia cambiato rispetto a quattro anni fa: in Qatar era una squadra ostica che sapeva asserragliarsi attorno al pacchetto centrale portiere-difensori-mediani, oggi ha una certa idea di spregiudicatezza e si traduce in un pressing alto e feroce, che i brasiliani hanno patito da morire (quante palle buttate per la preoccupazione dell’avversario che balzava addosso), e in un gioco verticale e velocissimo, perché i terzini sono due frecce e i mediani — il romanista El Aynaoui e il fortissimo Bouaddi — sono due pistoni, sempre in continua pressione.

Il gol di Saibari (afp)

A tutto ciò, i marocchini hanno saputo aggiungere alcuni momenti di delizia tecnica che si sono sublimati nel gol del vantaggio, ispirato da un’imbucata geniale di Brahim Diaz e rifinito da Saibari, falso centravanti ma nella circostanza verissimo e freddissimo, con un tocco sotto d’alta scuola a scavalcare Alisson. Si pensava che la vera forza del Brasile fosse la barriera Marquinhos-Gabriel, che al mondo ha pochi rivali, invece il Marocco l’ha perforata con la naturalezza del talento.

Il gol meraviglioso di Vinicius

Il Brasile sembrava sul punto di perdersi dentro uno stadio attonito: l’ha scosso Vinicius con l’unico spunto suo e dell’intera squadra nel corso del primo tempo. Vini ha avuto un attimo di libertà e l’ha subito sfruttato, con un gol dei suoi: sterzata verso il centro e destro a rientrare. Il pareggio ha rassicurato i brasiliani, che stavano davvero rischiando di scivolare fuori dalla partita per finire in un bollente pentolone di tensioni, ma quel gol e qualche mossa di Ancelotti li ha raddrizzati.

Carlo Ancelotti 

I cambi nell’intervallo

Carletto aveva stupito affidandosi come centravanti a Igor Thiago del Brentford (non lamentiamoci mai più di Kean, Retegui e Scamacca, che sono meglio), ma anche tenendo Raphinha dietro al centravanti e Paquetá a destra. Dopo mezz’ora in cui non hanno visto palla ne ha invertito le posizioni e i due sono finalmente entrati in partita, anche se non con tutto questo impeto. Nell’intervallo Carletto ha poi tolto due dei molti che aveva in testa di sostituire, Casemiro e Ibañez (ha scelto, criterio oggettivo, i due ammoniti), e con Danilo e Fabinho ha ritrovato solidità e soprattutto calma, sicurezza, controllo della situazione.

Un intervento di Alisson (reuters)

La partita a quel punto si è come bloccata, perché il Marocco non ha più avuto le energie per pressare con la smania furibonda del primo tempo, o forse un po’ di preoccupazione è venuta anche a lui, perché in fondo il Brasile è sempre il Brasile e va preso con le molle, quando non riesci più a prenderlo per il collo. Poi sono usciti anche Igor Thiago (il Serginho dei giorni nostri, per chi ricorda il centravanti del 1982) e Brahim, che aveva dei dolori e ha chiesto il cambio, lasciando che la partita filasse via verso un pareggio che non fa danni e tutto sommato non toglie né aggiunge nulla alle ambizioni delle due nazionali.

Brasile-Marocco 1-1 (1-1)

Brasile (4-2-3-1): Alisson, Douglas Santos, Marquinhos, Gabriel, Ibanez (1' st Danilo), Casemiro (1' st Fabinho), Bruno Guimaraes (35' st Danilo Santos), Raphinha, Paquetà (17' st Luiz Henrique), Vinicius Jr., Igor Thiago (17' st Cunha). (Weverton, Ederson, Alex Sandro, Bremer, Leo Pereira, Ederson Silva, Endrick, Martinelli, Rayan). All.: Ancelotti.

Marocco (4-3-3): Bounou, Hakimi, Diop, Riad, Mazraoui (35' st Salah Eddine) Bouaddi, El Aynaoui, Ounahi (20' st El Mourabet), Brahim Diaz (20' st Talbi), Saibari (44' st Rahimi), El Khannouss (35' st Amaimouni). (El Jajoui, Tagnaouti, Saadane, El Ouahdi, Belammari, Halhal, Amrabat, Yassine, Sbai, El Kaabi). All.: Ouahbi.

Arbitro: Vincic (Slovacchia).

Reti: nel pt 21' Saibari, 32' Vinicius Jr, Angoli: 6 a 0 per il Brasile.

Recupero: 3' e 10'.

Ammoniti: Casemiro, Ibanez.

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