Cosa c’è di più rivoluzionario di un pennarello e di più moderno di una lavagnetta? Se lo sarà chiesto il saggio Hajime Moriyasu, commissario tecnico del Giappone, che in piena era digitale comunica con i propri giocatori usando un cartellone scritto a mano. Numeri giganti, forse un codice, vergati e poi cancellati perché la squadra sappia sempre cosa fare: contro l’Olanda, al debutto, il Giappone lo ha saputo eccome. Niente a che vedere con tablet, smartphone o pizzini volanti, e neppure con le urla che si perdono nel vento e nel caos di uno stadio. Si sa che per i giapponesi la calligrafia (shodõ, cioè “la via della scrittura”) è un’arte, oltre che una sorta di pratica zen: deve riflettere l’armonia del mondo e dell’anima, il gentile equilibrio di una persona consapevole. Il maestro scrive, gli allievi apprendono, i calciatori segnano: è l’impero del Gol Levante.
Cosa c’è di più rivoluzionario di un pennarello e di più moderno di una lavagnetta? Se lo sarà chiesto il saggio Hajime Moriyasu, commissario tecnico del Giappone, che in piena era digitale comunica con i propri giocatori usando un cartellone scritto a mano. Numeri giganti, forse un codice, vergati e poi cancellati perché la squadra sappia sempre cosa fare: contro l’Olanda, al debutto, il Giappone lo ha saputo eccome. Niente a che vedere con tablet, smartphone o pizzini volanti, e neppure con le urla che si perdono nel vento e nel caos di uno stadio. Si sa che per i giapponesi la calligrafia (shodõ, cioè “la via della scrittura”) è un’arte, oltre che una sorta di pratica zen: deve riflettere l’armonia del mondo e dell’anima, il gentile equilibrio di una persona consapevole. Il maestro scrive, gli allievi apprendono, i calciatori segnano: è l’impero del Gol Levante.