Haaland contro Brasile. Un vichingo molto carnivoro, che si cucina da sé, molto geloso del suo codino di cavallo (Ibrahimovic gli ha detto di non tagliarlo), e lui che abbina il colore degli elastici dei capelli a quello della maglia, contro il popolo del futebol. Un vero numero 9 contro i falsi, contro chi quel 9 non ce l’ha. Un centravanti, di quelli che a questi Mondiali segnano tanto (Kane, Mbappé, Oyarzabal), contro chi non ha ancora trovato il sostituto di Ronaldo (quello vero, ci tiene a precisare lui), insomma di Ronaldone.
Vinicius, il condottiero sottovalutato
Oddio, ci sarebbe Vinicius che però proprio centravanti non è e se poi quando segna (4 gol) lo silenziano, come fosse uno che passa lì per caso, e inquadrano Neymar in panchina e tutto il Brasile applaude (Neymar non Vinicius) qualcosa vorrà pur dire. Vini jr. resta il condottiero sottovalutato, la star oscurata, eppure ha uno staff di 40 persone, eppure è lui che ha tenuto vivo l’attacco del Brasile, dopo una sta…
Haaland contro Brasile. Un vichingo molto carnivoro, che si cucina da sé, molto geloso del suo codino di cavallo (Ibrahimovic gli ha detto di non tagliarlo), e lui che abbina il colore degli elastici dei capelli a quello della maglia, contro il popolo del futebol. Un vero numero 9 contro i falsi, contro chi quel 9 non ce l’ha. Un centravanti, di quelli che a questi Mondiali segnano tanto (Kane, Mbappé, Oyarzabal), contro chi non ha ancora trovato il sostituto di Ronaldo (quello vero, ci tiene a precisare lui), insomma di Ronaldone.
Vinicius, il condottiero sottovalutato
Oddio, ci sarebbe Vinicius che però proprio centravanti non è e se poi quando segna (4 gol) lo silenziano, come fosse uno che passa lì per caso, e inquadrano Neymar in panchina e tutto il Brasile applaude (Neymar non Vinicius) qualcosa vorrà pur dire. Vini jr. resta il condottiero sottovalutato, la star oscurata, eppure ha uno staff di 40 persone, eppure è lui che ha tenuto vivo l’attacco del Brasile, dopo una stagione non esaltante con il Real Madrid. Ma resta una punta che ama partire da sinistra per rientrare al centro e a volte anche a destra, ma niente da fare, ai tifosi piace solo la musica di O Ney. Tutti e due dopo il loro nome hanno il segno jr. ma Vinicius lo è ancora di più.
Haaland versione cowboy
A portare la Norvegia agli ottavi dopo 28 anni ci ha pensato il gigante Haaland (5 reti) arrivato in Usa a 26 anni da debuttante. E non da divo: i red carpet erano per gli altri, più conosciuti e sponsorizzati, e per quelli che inauguravano il futuro. Haaland era solo il gigante nella foto, quello che con i suoi 1.95 di altezza si vedeva di più. Però ora è diventato molto hot, un po’ perché è il primo a celebrare il rito della Viking row e un po’ perché si è fatto filmare mentre in Texas, dopo aver segnato alla Costa d’Avorio, faceva shopping provando stivali e T-shirt con la scritta Y’all can kiss my Dallas (gioco di parole un po’ scurrile). La trasformazione a cowboy lo ha reso molto simpatico all’America e il fatto che vada pazzo per i migliori tagli della carne, filetto, ribeye (costata di manzo disossata) e short rib (costine) ha fatto il resto.
La stanchezza di Haaland: “Quest’anno ho giocato 63 partite”
Non ha problemi a fare a meno del salmone, anche perché vive in una tenuta di campagna nel Cheshire, a sud di Manchester dove gioca, versante City. Haaland è un silent-killer, uno muscolare e fisico, un bisonte che regge le cariche, però stranamente i difensori se lo perdono. Compare e scompare, gli basta un tocco per mandare la palla dentro (anche casualmente), segno che nella prateria lui sa sempre qual è il posto migliore per cacciare (e calciare). Quindi anche intelligenza, non solo potenza. Si è detto stanco: “Quest’anno ho giocato 63-64 partite”. Per questo ha riposato contro la Francia. Il Brasile si sta attrezzando, Douglas Santos: “Stiamo lavorando per neutralizzarlo”. Si aspettano scintille tra il centravanti norvegese e il difensore Gabriel Magalhães (Arsenal) dopo gli accesi confronti in Premier fatti di provocazioni, parolacce, strattoni. Il grande Nord contro il grande Sud.
Per il Brasile la Norvegia è un tabù
Quelli che giocano sul ghiaccio contro quelli che carezzano la palla sulla sabbia. Ma anche un tabù: il Brasile contro la Norvegia non ha mai vinto (2 pareggi, 2 sconfitte). Ancelotti non ha Raphinha (ancora infortunato) e Martinelli dopo il gol al Giappone potrebbe trovare posto dall’inizio al posto di Paquetá, indisponibile. Neymar, 34 anni, resta ancora fuori: non ha giocato contro il Giappone ed è entrato solo per 14 minuti contro la Scozia. A guadagnarsi la fiducia di Ancelotti c’è il 19enne Endrick del Real Madrid, in campo per mezz’ora con Haiti, per pochi minuti con la Scozia e tutto il secondo tempo contro il Giappone. Rayan, 19 anni anche lui, stella del Bournemouth, dovrebbe partire titolare come ala. E poi c’è la rivincita del centrocampista norvegese Martin Ødegaard, 27 anni.
A Madrid Ancelotti bocciò Ødegaard
È stato l’allenatore italiano a mettere fine alla sua avventura al Real Madrid nel 2021, una decisione che ha cambiato il corso della carriera del giocatore che poi all’Arsenal ha vissuto la sua stagione migliore. Ødegaard era arrivato al Real a soli 16 anni, accompagnato da aspettative enormi. Soprannominato il “Messi nordico”, era considerato uno dei talenti più promettenti del calcio mondiale. Sei anni dopo, però, lasciò il club senza essere mai riuscito a imporsi in prima squadra. Ancelotti spiegò la bocciatura: la concorrenza a centrocampo era troppo elevata per potergli garantire continuità. E rieccoli qui: uno contro l’altro. Ma la novità stavolta è che l’onda vichinga è alta e Haaland sa cavalcarla. Point-break per chi?