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Pochettino ha paura delle spie: alzati muri intorno al ritiro Usa

Mauricio Pochettino

 

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Il ct degli Stati Uniti blinda gli allenamenti a Seattle prima dell’ottavo col Belgio. Già in passato aveva lamentato il passaggio di droni sui campi
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ROMA - Prima Mauricio Pochettino ci ha scherzato su, poi lo ha fatto davvero. Due settimane fa, il tecnico argentino della nazionale statunitense aveva parlato della necessità di “dare la caccia alle spie durante gli allenamenti”. Per preparare l’ottavo di finale contro il Belgio in programma al Lumen Field di Seattle, ha fatto installare nel centro di allenamento alte barriere per nascondere il lavoro che svolge in campo con i suoi calciatori, nella convinzione che qualcuno possa spiarli.

Il sopralluogo di Pochettino

La squadra americana si sta preparando all’Husky Soccer Stadium dell’University of Washington, lo stesso impianto utilizzato prima del match del Gruppo D contro l’Australia. Alla vigilia di quella vittoria per 2-0, Pochettino era stato notato ment…

ROMA - Prima Mauricio Pochettino ci ha scherzato su, poi lo ha fatto davvero. Due settimane fa, il tecnico argentino della nazionale statunitense aveva parlato della necessità di “dare la caccia alle spie durante gli allenamenti”. Per preparare l’ottavo di finale contro il Belgio in programma al Lumen Field di Seattle, ha fatto installare nel centro di allenamento alte barriere per nascondere il lavoro che svolge in campo con i suoi calciatori, nella convinzione che qualcuno possa spiarli.

Il sopralluogo di Pochettino

La squadra americana si sta preparando all’Husky Soccer Stadium dell’University of Washington, lo stesso impianto utilizzato prima del match del Gruppo D contro l’Australia. Alla vigilia di quella vittoria per 2-0, Pochettino era stato notato mentre saliva su un terrapieno al fianco dei campi per filmarli con il cellulare. Interpellato sull’episodio, aveva spiegato: “Volevo verificare una cosa, viviamo in un’epoca di spie... era una buona opportunità per dare un’occhiata”. L’ex tecnico del Tottenham aveva poi precisato: “Stavo girando un video, non una foto, per condividerlo con Jerry, il responsabile della sicurezza. Volevo soltanto osservare il panorama dall’esterno”.

Allenamenti blindati

Sabato, prima dell’allenamento, si è capito che Pochettino faceva sul serio: gli Stati Uniti hanno rafforzato le misure di protezione installando pannelli coperti da teloni, così da impedire qualunque visuale sul campo, dopo aver individuato alcuni punti vulnerabili. L’area attorno all’Husky Soccer Stadium, infatti, presenta colline e diversi edifici affacciati direttamente sul terreno di gioco, che rendono possibile osservare gli allenamenti dall’esterno. Già durante le partite della CONCACAF Gold Cup, Pochettino si era innervosito quando un drone aveva sorvolato il centro di allenamento. Allarme rientrato: si trattava di un privato che lo stava facendo volare per proprio diletto.

Precedenti e falsi allarmi

Lo scorso marzo, prima del play-off mondiale fra Bosnia e Italia, al centro di allenamento della nazionale balcanica fu sorpreso un soldato italiano che, di propria iniziativa, seguiva gli allenamenti di Dzeko e compagni. I giornali bosniaci lo accusarono di spionaggio, ma ebbe poi modo di chiarire che nulla aveva a che fare con la federazione italiana. Il caso riporta alla mente un altro recente episodio — questa volta vero — di spionaggio nel calcio inglese, che ha coinvolto Southampton F.C. e Middlesbrough F.C. durante i playoff di Championship, come ricorda il quotidiano britannico Daily Mail. Il Southampton era stato escluso dopo che un analista era stato sorpreso a filmare una seduta degli avversari.

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