Los Angeles – Come cantava Mina: Ora o mai più. Lamine Yamal deve farsi sotto, la Spagna deve smettere di annoiare e l’ultima stella che tarda ad accendersi deve finalmente riuscire a illuminare. Eravamo abituati ad una Spagna da Fiesta, ci ritroviamo una squadra di superagionieri dove l’uomo record è il portiere di 29 anni Unai Simon, ancora imbattuto da 609 minuti. Zero gol subiti senza dovere fare miracoli. Non tanto Furie Rosse, molta solidità, poco spettacolo. A divertire e a far sognare il futuro doveva pensarci il debuttante Yamal (lunedì compie 19 anni), l’Under 21 più costoso della storia: 200 milioni di dollari la sua valutazione.
Lamine Yamal, un solo guizzo contro l’Arabia Saudita
L’ala del Barcellona costerebbe quanto Mbappé e Haaland solo che il ragazzino non si è ancora svegliato, ha segnato alla sua prima presenza da titolare un gol contro l’Arabia Saudita e lì si è fermato. Dribbling e controdribbling da perdere la testa? Ma no, una scivolata sul secondo palo. Tutta q…
Los Angeles – Come cantava Mina: Ora o mai più. Lamine Yamal deve farsi sotto, la Spagna deve smettere di annoiare e l’ultima stella che tarda ad accendersi deve finalmente riuscire a illuminare. Eravamo abituati ad una Spagna da Fiesta, ci ritroviamo una squadra di superagionieri dove l’uomo record è il portiere di 29 anni Unai Simon, ancora imbattuto da 609 minuti. Zero gol subiti senza dovere fare miracoli. Non tanto Furie Rosse, molta solidità, poco spettacolo. A divertire e a far sognare il futuro doveva pensarci il debuttante Yamal (lunedì compie 19 anni), l’Under 21 più costoso della storia: 200 milioni di dollari la sua valutazione.
Lamine Yamal, un solo guizzo contro l’Arabia Saudita
L’ala del Barcellona costerebbe quanto Mbappé e Haaland solo che il ragazzino non si è ancora svegliato, ha segnato alla sua prima presenza da titolare un gol contro l’Arabia Saudita e lì si è fermato. Dribbling e controdribbling da perdere la testa? Ma no, una scivolata sul secondo palo. Tutta qui la meraviglia? Anche se a 18 anni e 343 giorni diventava l’ottavo più giovane a far gol ai Mondiali, battendo di 15 giorni Leo Messi (2006) ed entrando nella classifica guidata da Pelé che nel ’58 aveva 17 anni e 239 giorni. Vero anche che Yamal deve recuperare da un infortunio che il 22 aprile scorso aveva fatto temere il peggio: lesione al bicipite femorale della gamba sinistra. Però in America non è riuscito a incidere, Cristiano Ronaldo alla fine della partita lo ha abbracciato, ma un’eredità non è un passaggio segreto.
Per ora il mattatore è Oyarzabal
A fare rete per la Spagna ci hanno pensato soprattutto Mikel Oyarzabal (4) e Mikel Merino decisivo contro il Portogallo. Direte: anche Paolo Rossi nel Mondiale ’82 non sparò subito i suoi devastanti fuochi d’artificio. Ma oggi contro il Belgio o si va avanti o si esce. Uno Yamal in purezza che fa impazzire le difese ci starebbe bene. Anche perché gli altri non solo hanno timbrato il cartellino, ma hanno anche occupato i piani alti: Erling Haaland con sette gol è sempre più il re vichingo della Norvegia, Harry Kane da capitano ha trascinato l’Inghilterra, Kylian Mbappé ha lottato per la Francia. Senza parlare di Messi che ha battuto ogni record e ha trascinato l’Argentina ai quarti.
La strategia di De la Fuente
Gli altri hanno l’eroe, la Spagna ha il fuoriclasse (ancora timido) e un collettivo di qualità, il ct Luis De la Fuente consiglia di non mettere troppa pressione al ragazzino. Non stiamo parlando di un dilettante allo sbaraglio ma di uno che a sedici anni è diventato campione d’Europa, che in nazionale in coppia con Nico Williams (24) ha già dato spettacolo e che con il Barcellona ha già festeggiato tre titoli nella Liga. Il suo contratto è valido fino al 2031, ma se volete fare proposte indecenti la clausola per la rescissione costa un miliardo. Fa parte dei cinque giocatori che da soli valgono l’otto per cento del valore totale dei 1.248 apparsi in questa Coppa del Mondo, però se non si sbriga la quotazione degli altri sale e la sua scende. E poi c’è Gavi che a 21 anni è al suo secondo Mondiale e non nasconde il suo sogno: «Segnare in rovesciata il gol nella finale contro Messi».
La sfida di Rudi Garcia
Anche sulla panchina del Belgio si può dire ci sia uno spagnolo. Rudi Garcia, ex Roma e Napoli, ha un nome tedesco («Lo scelse mio padre, appassionato di ciclismo, in onore di Rudi Altig) mentre il cognome viene dall’Andalusia, comune di Garrucha, paese di sol y gambas, sole e gamberi. Garcia è nato in Francia, a Nemours, nel nord, dove la sua famiglia si trasferì al tempo del franchismo. «Nonni e papà lasciarono la Spagna per fame, in cerca di lavoro e di una vita migliore. Si spostarono nelle Ardenne, ma io resto mediterraneo, il paese delle mie origini in Andalusia è Mojacar, pesca e mare». È famoso perché in tutte le squadre dove va, si mette sempre contro le stelle: il nigeriano Osimhen e il georgiano Kvaratskhelia al Napoli, Cristiano Ronaldo all’Al Nassr in Arabia. Nell’ultima partita contro gli Usa ha messo in panchina Kevin De Bruyne (fuori forma) e Jérémy Doku, quello che si è assentato dal Mondiale per assistere al parto del figlio, che fanno compagnia a Romelo Lukaku che però quando entra è un’arma letale. Vero che il talento ha il diritto di non essere quello che gli altri immaginano, ma oggi per YL è il momento di battere il colpo.