Trump in campo tra show, musica e nemici: la partita è politica
di Emanuela AudisioNEW YORK – Il mondo che è stato e quello che verrà giocheranno oggi. Play the future, è lo slogan. La cenere degli incendi del Canada e del Minnesota dovrebbe essere stata un po’ dispersa dalla pioggia che ha bagnato New York mentre l’inquinamento atmosferico made in Infantino, presidente Fifa, che ha volato con il jet privato per quasi 93 mila chilometri, ce lo teniamo. Per il resto, aprite gli occhi sulla finale mondiale di calcio più costosa e irregolare di sempre.
La finale mondiale più costosa di sempre
Prezzo medio: 12.751 dollari. Ingresso: 7.600 dollari. I super ricchi ci arriveranno in elicottero su Teterboro, l’aeroporto privato nel nord del New Jersey, a soli 10 chilometri dallo stadio. Sono 6mila dollari per 4 minuti di volo da Manhattan, che diventano 10mila dagli Hamptons (è pur sempre domenica), se invece volete parcheggiare il vostro aereo nell’hangar altri 10mila. L’auto con targa Fifa vi costerà un altro migliaio di dollari. E poi naturalmente la suite da 8 mili…
NEW YORK – Il mondo che è stato e quello che verrà giocheranno oggi. Play the future, è lo slogan. La cenere degli incendi del Canada e del Minnesota dovrebbe essere stata un po’ dispersa dalla pioggia che ha bagnato New York mentre l’inquinamento atmosferico made in Infantino, presidente Fifa, che ha volato con il jet privato per quasi 93 mila chilometri, ce lo teniamo. Per il resto, aprite gli occhi sulla finale mondiale di calcio più costosa e irregolare di sempre.
La finale mondiale più costosa di sempre
Prezzo medio: 12.751 dollari. Ingresso: 7.600 dollari. I super ricchi ci arriveranno in elicottero su Teterboro, l’aeroporto privato nel nord del New Jersey, a soli 10 chilometri dallo stadio. Sono 6mila dollari per 4 minuti di volo da Manhattan, che diventano 10mila dagli Hamptons (è pur sempre domenica), se invece volete parcheggiare il vostro aereo nell’hangar altri 10mila. L’auto con targa Fifa vi costerà un altro migliaio di dollari. E poi naturalmente la suite da 8 milioni.
Messi: “Dedico la finale alla gente che non arriva a fine mese”
Ma c’è chi rivendica un altro calcio. «Dedico questa finale al mio popolo, alla gente che se la passa male, non ha lavoro, non arriva a fine mese o che vive peleando». Cercando di sfangarla, insomma. Non sono parole di Maradona, ma di Messi. E non sono piaciute al governo argentino che ha replicato con Adrián Ravier, portavoce di Milei: «Non concordiamo sul fatto che la gente non arrivi alla fine del mese». Bè, certo, lui è un amico del governo, e la fondazione che dirige ha visto crescere il suo patrimonio, guarda un po’, di 356 volte in un anno. Grazie al presidente argentino che non verrà a New York perché «squadra che vince non si cambia». Trump è un amico, ma lui che ha sempre seguito l’Albiceleste dal divano di casa, non vuole diventare l’uomo della mala suerte (per quello basta Mick Jagger). La monarchia spagnola invece sarà schierata per intero: per la prima volta re Felipe VI, la regina Letizia, la principessa Leonor e l’infanta Sofía saranno insieme per una partita all’estero.
Pedro Sanchez, il premier spagnolo rivale di Trump
Con loro anche il primo ministro Pedro Sanchez, non proprio un amicone di Trump con cui si è scontrato ripetutamente sulla scena diplomatica mondiale, in particolare sull’intervento statunitense in Iran, sulle spese della Spagna per la Nato e sul sostegno Usa alla risposta militare di Israele a Gaza. Trump al vertice Nato di Ankara ha detto ai suoi consiglieri di «interrompere tutti gli scambi commerciali con la Spagna, comprese le visite». L’altro gli ha risposto: fai come ti pare, ma lasciaci in pace. Se storpiando von Clausewitz lo sport è la continuazione della guerra con altri mezzi, oggi ci siamo. Dentro Spagna-Argentina ci sono altre partite: politiche, sociali, sentimentali. L’attaccante spagnolo Borja Iglesias di cui è molto tifoso l’attore Javier Bardem ha detto che se gli toccherà dare la mano a Trump lo farà perché vorrà dire che ha vinto, ma cercherà di dimenticarsi in fretta quella stretta. De la Fuente, ct della Spagna, se n’è andato via infuriato dalla conferenza della vigilia perché appena ha esordito con «buonasera a tutti», è stato coperto dai fischi dei tifosi argentini. Se n’è andato in fretta: «Nella vita mi hanno insegnato ad avere rispetto».
La finale venduta come uno show
E già perché la coppia Trump-Infantino ha venduto la presentazione come show, comprate il biglietto e a fare le domande troverete the champs: il tennista Nole Djokovic, il cestista Kevin Durant e l’ex quarterback Tom Brady. Vuoi mettere la competenza? E prima nella sua tower Trump aveva criticato Tuchel tecnico dell’Inghilterra: «Ha perso perché ha arretrato troppo Kane, mio compagno di golf». E pensare che abbiamo criticato Berlusconi non capendo che era un precursore (molto più preparato). Ci sarebbe anche la questione di quel lenzuolo portato in campo dall’Argentina dopo il successo sull’Inghilterra con la scritta Las Malvinas son argentinas, non si può, aprite un’indagine, ha protestato il premier inglese Starmer. Certo, è vietatissimo, contro le regole Fifa, una partita non è una manifestazione di piazza. Ma chi fa le regole in America? Chi decide che un giocatore squalificato può rientrare in campo? Non mettiamo bavagli, ha sintetizzato Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force della Casa Bianca per i Mondiali: «Il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti garantisce la libertà di espressione». Agli amici, naturalmente. Alla squadra di calcio iraniana no, al qualificato arbitro somalo no, al calciatore spagnolo Joan Capdevila, campione del mondo nel 2010 che è andato a giocare un’amichevole in Iran, e a cui per questo è stato rifiutato l’ingresso no.
Allo stadio anche il sindaco Mamdani
Ci sarebbe anche quel maleducato ct egiziano che si è messo a sventolare la bandiera palestinese. E allo stadio andrà anche Mamdani, sindaco di New York che aveva protestato per i prezzi dei biglietti: «I miei favoriti hanno tutti perso». Let’s dance, avanti con il calcio musical, con la pausa dilatata tra i due tempi. Ci sarebbe la regola dei 15 minuti. Però saranno 17, forse 20, vabbè meno di mezz’ora. I calciatori si raffreddano? E allora? Vuoi mettere come riscaldano Madonna, Shakira, Justin Bieber e i Bts. E alla fine Trump scenderà a premiare i campioni del mondo (oddio magari gli viene anche voglia di insegnare a tirare i rigori a Messi) e per emulare l’emiro del Qatar donerà al capitano il suo cappello rosso Maga. Un pensiero a Ottavio Missoni, che all’idea dello sport-spettacolo, rispondeva: «Io se voglio divertirmi vado al circo».