L'Ucraina non va alla cerimonia. Non ci va neanche il commissario europeo. Boicottano l’apertura dei Giochi per protestare contro la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di consentire a russi e bielorussi di gareggiare con le proprie bandiere nazionali alle Paralimpiadi di Milano Cortina del 2026, revocando il divieto imposto dopo l'invasione russa del 2022.
Saranno 10 gli atleti in gara (6 russi e 4 bielorussi, tutti con wild card concesse ieri): è la prima presenza delle due bandiere in una manifestazione multisportiva globale dal 2022. Ed è il primo rientro ufficiale della Russia nello sport.
I ministri: non andremo
“La decisione degli organizzatori delle Paralimpiadi di consentire agli assassini e ai loro complici di competere ai Giochi Paralimpici sotto le bandiere nazionali è deludente e scandalosa”, ha dichiarato su X il ministro dello Sport ucraino Matviy Bidny. E annuncia: “I funzionari pubblici ucraini non parteciperanno ai Giochi Paralimpici. Non saremo presenti alla cerimonia di apertura. Non parteciperemo ad altri eventi paralimpici ufficiali”.
Il ministro degli Esteri, Andriy Sybiha, ha invitato anche altri paesi a boicottare la cerimonia di apertura
Le accuse
“In Russia, lo sport paralimpico è stato reso un pilastro per coloro che Putin ha mandato in Ucraina per uccidere e che sono tornati dall'Ucraina con ferite e disabilità. Gli atleti e i para-atleti in Russia glorificano la guerra e ricevono onorificenze statali. Ecco perché l'Ucraina ha imposto sanzioni ai propagandisti sportivi, al Comitato Paralimpico Russo e al suo presidente, Pavel Rozhkov”, continua Bidnyi. "Dare loro una piattaforma significa dare voce alla propaganda di guerra. Quando la bandiera russa viene issata sulla scena internazionale, diventa parte della macchina propagandistica della Russia. Invia al mondo il messaggio che la guerra è “normale”. No, non è normale. È profondamente scandaloso che i funzionari del Comitato Paralimpico Internazionale si rifiutino di capirlo. Se c'è la volontà di proteggere la giustizia nello sport paralimpico, non è troppo tardi per rinsavire e vietare i simboli statali degli assassini nelle competizioni internazionali. Mostrate coraggio, non lasciate che i russi vi usino per “normalizzare” la guerra», conclude il Ministro ucraino, «l'Ucraina continuerà il suo lavoro su tutte le piattaforme internazionali. Continueremo a difendere i valori delle società aperte. E continueremo a lottare contro i tentativi della Russia di politicizzare lo sport".
Il commissario Ue per la gioventù: “Non andrò”
La reazione che fa più rumore riguarda il Commissario europeo per l'equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport, Glenn Micallef, che su X ammette che “mentre la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina continua, non posso sostenere il ripristino di simboli nazionali, bandiere, inni e uniformi, che sono inseparabili da quel conflitto. Per questo motivo, non parteciperò alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi”.