È stato come l’ultimo giro di giostra nella sera, quando i bambini sono un po’ stanchi ma così felici, e il tramonto gli indora i capelli. Vedere quel tennista trentottenne leggero come un fiocco di neve, senza più ansia, senza peso, senza niente da dover chiedere e proprio per questo capace di chiedere tutto e sognare tutto, il campione con 16 anni più dell’avversario formidabile (la gioventù è formidabile) portato al quinto set (ogni vita andrebbe portata fin laggiù, potendo), vedere insomma Fabio Fognini è stato soprattutto un momento di libertà. Perché in questa partita contro Carlos Alcaraz sono racchiusi autentici tesori di senso.
Poter fare ogni cosa come se fosse l’ultima. Gustare l’approdo oltre il viaggio, perché il viaggio non c’è più. Non più grane in ufficio, non più il terrore per il broncospasmo notturno del pargolo, non più le infinite rate del mutuo: l’ultima è stata saldata proprio il mese scorso, e chi se ne importa se non sei più un ragazzo, è stato bello e si…
È stato come l’ultimo giro di giostra nella sera, quando i bambini sono un po’ stanchi ma così felici, e il tramonto gli indora i capelli. Vedere quel tennista trentottenne leggero come un fiocco di neve, senza più ansia, senza peso, senza niente da dover chiedere e proprio per questo capace di chiedere tutto e sognare tutto, il campione con 16 anni più dell’avversario formidabile (la gioventù è formidabile) portato al quinto set (ogni vita andrebbe portata fin laggiù, potendo), vedere insomma Fabio Fognini è stato soprattutto un momento di libertà. Perché in questa partita contro Carlos Alcaraz sono racchiusi autentici tesori di senso.
Poter fare ogni cosa come se fosse l’ultima. Gustare l’approdo oltre il viaggio, perché il viaggio non c’è più. Non più grane in ufficio, non più il terrore per il broncospasmo notturno del pargolo, non più le infinite rate del mutuo: l’ultima è stata saldata proprio il mese scorso, e chi se ne importa se non sei più un ragazzo, è stato bello e si paga da bere.
Fognini, spettacolo contro Alcaraz
Fognini con il suo talento puro e a volte inespresso, qualcosa lo bloccava sul bordo della grandezza, poi sono arrivati Berrettini, Sinner e gli altri. Ma lui, intanto, si è regalato una vertigine senza confronto, in totale assenza di peso: l’astronauta che galleggia senza gravità, e dall’oblò della navicella può ammirare la sconfinata bellezza della biglia blu che abitiamo, il più delle volte inconsapevoli di un tale miracolo. Resta la pura bellezza di alcuni momenti del match, di certi colpi che Fognini recuperava nello scrigno di un’inaudita libertà e che Alcaraz sembrava osservare stupefatto: un paio di volte, lo spagnolo ha persino sorriso di fronte alla ricchezza di quell’avversario ormai oltre il tempo, perché fuori dal medesimo. Eppure, la maestria tecnica non è stata il confine più importante in 4 ore e 37 minuti di racconto esistenziale. Tennis a tratti stellare, però mai quanto gli sguardi di moglie e figli di Fabio, per fermare fino in fondo una giornata incredibile. Forse, la sintesi suprema di tutte le altre che l’avevano preceduta e resa possibile. Il canto del cigno? Sì, ma con la voce d’argento di un Pavarotti.
Il saluto di Fognini al tennis
Perché siamo quasi tutti tesi, nervosi, inquieti, arrabbiati, e ci facciamo scappare di mano il significato delle cose: poi arriva lo sport, e ci spiega come possono funzionare. The last dance su una pista da ballo piena di colori, sia Broadway o una balera di periferia: i ballerini contano sempre più della musica. Bisogna guardare bene nel fondo delle cose, dentro fessure che custodiscono ricchezze. Così il campione si prende il tempo, rallenta, assapora l’ultimo sorso di sé. Centellinare, rallentare, osservare il paesaggio fuori dal finestrino. Nell’ultimo giorno di lavoro c’è malinconia, ma anche gioia. Nell’ultimo giorno di scuola, i ragazzi fanno i gavettoni alle fontane. Nessuno è più felice di loro.