LONDRA — Vade retro, Sinner!». Come sarebbe a dire, Paolo Bertolucci? «Lei mi ha chiesto se sull’erba di Wimbledon — tornando indietro nel tempo, al mio momento migliore — avrei preferito incontrare Jannik o Alcaraz. Premesso che quello di Londra non è mai stato un terreno che mi abbia fatto impazzire, e che con quei due è come passare dalla padella alla brace, la risposta è facile: Carlitos».
Perché?
«Lo spagnolo può avere degli alti e bassi: se lo becco nella mezz’ora o nella giornata “sbarazzina”, si può anche fare la partita. Sinner invece è troppo veloce, continuo, forte di testa. Ingiocabile. Vade retro, allora. Una cosa è sicura: quei due sono una spanna sopra tutti gli altri».
Li rivedremo in finale?
«Jannik ha cominciato come giocatore da indoor, il cemento gli è sempre piaciuto. Anni fa sulla terra faticava, ora anche lì è cresciuto enormemente. L’erba sembrava un punto interrogativo: invece ha saputo gestirsi, in semifinale nel 2023 e ai quarti — ma ricordate in quali condi…
LONDRA — Vade retro, Sinner!». Come sarebbe a dire, Paolo Bertolucci? «Lei mi ha chiesto se sull’erba di Wimbledon — tornando indietro nel tempo, al mio momento migliore — avrei preferito incontrare Jannik o Alcaraz. Premesso che quello di Londra non è mai stato un terreno che mi abbia fatto impazzire, e che con quei due è come passare dalla padella alla brace, la risposta è facile: Carlitos».
Perché?
«Lo spagnolo può avere degli alti e bassi: se lo becco nella mezz’ora o nella giornata “sbarazzina”, si può anche fare la partita. Sinner invece è troppo veloce, continuo, forte di testa. Ingiocabile. Vade retro, allora. Una cosa è sicura: quei due sono una spanna sopra tutti gli altri».
Li rivedremo in finale?
«Jannik ha cominciato come giocatore da indoor, il cemento gli è sempre piaciuto. Anni fa sulla terra faticava, ora anche lì è cresciuto enormemente. L’erba sembrava un punto interrogativo: invece ha saputo gestirsi, in semifinale nel 2023 e ai quarti — ma ricordate in quali condizioni fisiche? — la stagione passata. La cosa importante è che sull’erba, proprio perché non è la sua superficie naturale e ha una incredibile etica del lavoro, il ragazzo è destinato ancora a progredire. Ha fatto ulteriori passi avanti nei tagli, negli angoli, nel servizio, nei movimenti: stiamo per vedere il miglior Sinner di sempre a Wimbledon».
Oggi affronta l’australiano Vukic. Più in là potrebbero toccargli Draper e poi Djokovic.
«Djokovic può arrivare lontano. Anche Draper, a patto che dimostri finalmente di valere tutti i complimenti che gli fanno. Ha il vantaggio di giocare in casa: ma nei 3 set su 5 al massimo è arrivato in semifinale agli Us Open».
Al primo turno c’è stata una strage di teste di serie.
«L’erba è infida. E nel tennis odierno, per vincere, devi essere almeno al 90%. O rischi di perdere. Mi spiace per Musetti, a Parigi si era fatto male per davvero. E Berrettini: mi auguro che Matteo riesca a tornare ai suoi livelli, ma dopo l’infortunio sono due anni che entra ed esce: non vedo cosa possa accadere perché questa inerzia cambi. Tra i pochi azzurri rimasti, mi piace molto Cobolli: classico terraiolo capace di evolvere, buono di testa e di fisico. È da primi 20 nel ranking».
Anche Zverev è caduto: «Mi sento molto solo nella vita, non è solo il tennis», ha detto.
«La solitudine del tennista: ricordo certe serate, in qualche città americana sperduta, che ti ritrovavi da solo in albergo, a cena, masticando le occasioni perdute dopo una sconfitta. Si faceva fatica a uscire dalla buca. Oggi è diverso: il tennista ha 7-8 persone sempre intorno. Zverev dovrà abituarsi: possibile erede dei Tre Grandi, ha perso il treno. Jannik e Carlitos gli sono passati davanti, ciao Sascha».
Sinner dice di aver metabolizzato la domenica del Roland Garros.
«Ha sofferto, ma nello sport si può anche perdere: a Federer e Nadal accadeva 7-8 volte a stagione, perché a lui no? Sono i tifosi italiani ad averne fatto una tragedia: il tennis, con Jannik e la Davis, è diventato uno sport pop. E c’è un prezzo da pagare. Certo che quando la gente mi scrive: “Invece di cantare con Bocelli, doveva allenarsi”; oppure: “La colpa è della maglia che indossa, porta sfiga”, mi cadono le braccia».
Bolelli e Vavassori puntano al titolo: ma il doppio se lo filano in pochi. Pensare che lei e Panatta…
«Gli americani vogliono provare a rilanciarlo, per gli Us Open si sono inventati ’sta cosa di mettere insieme i campioni, ci hanno investito dei soldi, ma Sinner ha detto di no. Poi ci ha ripensato, però era rimasta solo Navarro da mettergli a fianco. Peccato, avrei preferito vederlo con Errani. A pensarci bene anche io avrei preferito Sara, al posto di Panatta».