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Nella testa di Dimitrov, la fragilità del campione dalle lacrime fortissime

Grigor Dimitrov (reuters)

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Si era presentato a Londra in anticipo con lo staff per il torneo perfetto. Ma neanche stavolta l’eroe approderà a Itaca
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Quante cose ci dicono di noi, non soltanto di lui, quello strappo dentro, quel dolore e quelle lacrime. Il corpo che si spezza mentre stava camminando verso un posto felice. La vittoria che si rovescia in qualcosa di assai peggiore del proprio opposto, perché il corpo che cade non è un corpo sconfitto ma annientato, eliso. Nel cedimento strutturale di Grigor Dimitrov, tennista, possiamo leggere più un apologo che un epilogo. E ci riguarda.

Cos’è un vincitore, si è chiesto Sinner dopo aver ricevuto luce dal crollo del palazzo che gli stava facendo ombra. Io non mi sento vincitore, ha detto l’azzurro, sincero. Allo stesso modo, potremmo aggiungere che Dimitrov non dovrebbe sentirsi uno sconfitto, non in senso assoluto: lo è per i numeri, per il tabellone di Wimbledon, non per quel grandissi…

Quante cose ci dicono di noi, non soltanto di lui, quello strappo dentro, quel dolore e quelle lacrime. Il corpo che si spezza mentre stava camminando verso un posto felice. La vittoria che si rovescia in qualcosa di assai peggiore del proprio opposto, perché il corpo che cade non è un corpo sconfitto ma annientato, eliso. Nel cedimento strutturale di Grigor Dimitrov, tennista, possiamo leggere più un apologo che un epilogo. E ci riguarda.

Cos’è un vincitore, si è chiesto Sinner dopo aver ricevuto luce dal crollo del palazzo che gli stava facendo ombra. Io non mi sento vincitore, ha detto l’azzurro, sincero. Allo stesso modo, potremmo aggiungere che Dimitrov non dovrebbe sentirsi uno sconfitto, non in senso assoluto: lo è per i numeri, per il tabellone di Wimbledon, non per quel grandissimo Slam che si chiama orgoglio.

Le lacrime di Dimitrov

Il corpo dell’eroe che cade in battaglia, in un tripudio di forza e vuoto, poi le lacrime. Piange Ulisse prigioniero di Calipso, piange pensando a Itaca, piange rivedendo il suo cane Argo che muore, piange nell’Ade. Eppure è un guerriero astuto e scaltro, la crudeltà non gli è estranea e nemmeno l’inganno. Piange il tennista accasciato, colui che dovrà usare il braccio sano per sollevare il braccio inerte e salutare il giudice. Le sue lacrime non sono deboli, sono fortissime. Corrodono dentro, come acido, noi che le osserviamo scendere. Sono un destino.

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Quinto ritiro di fila negli Slam

Grigor conosce il dolore. Esce dal torneo per colpa di un corpo scolpito e fragile, è la quinta volta di fila che gli accade negli Slam, sommità di una carriera. Ma si è sempre ricreato: 58 volte in quel circuito ha dato prova di sé, a volte enorme. È stato il numero 3 al mondo, attraversando molte vite come si conviene a un Odisseo. Venne avviato al tennis dal padre Dimitar, pallavolista eccelso (bronzo a Mosca 80) per poi passare alla racchetta e diventarne maestro. Pallavolista anche la mamma, Marjia. Ma non è stato un trattamento Agassi: il padre non ha avuto bisogno di farsi odiare dal figlio, né di fargli odiare uno sport di tremende solitudini, per averlo campione.

I fidanzamenti di Dimitrov

Grigor ha un’anima sensibile dentro un guscio infido. Nei mesi del Covid ha donato respiratori all’ospedale di Haskovo, la sua città, contribuendo a salvare vite. Assai attivo nelle cause benefiche e solidali, specialmente a favore dei bimbi, eppure non è un santino: le cronache rosa lo vedono protagonista quasi quanto quelle sportive, ed ecco i fidanzamenti con Maria Sharapova, con la cantante Nicole Scherzinger, ora con l’attrice messicana Eiza González. Se fosse italiano, direbbero che il suo fisico si attorciglia per colpa delle donne. Per sua fortuna, è bulgaro.

(afp)

Molte vite inseguendo l’erba perfetta, londinese, così adatta alle sue caratteristiche tecniche. Il tennis velocissimo. Era arrivato in Inghilterra prima di quasi tutti, insieme a uno staff assai nutrito, c’è anche lo psicologo per gestire il buio che ogni tanto si allarga dentro Grigor come l’acqua da una bottiglia chiusa male. Crisi d’ansia, dubbi. A volte, c’è un collegamento tra le fessure psichiche e i danni muscolari, il lavoro di accerchiamento è complesso, i risultati mai garantiti. Stavolta, però, sembrava quasi fatta: un tennis bellissimo per Dimitrov, la padronanza contro il più bravo del pianeta. Era quasi tornato a Itaca, l’eroe, ma l’arco infallibile l’avevano i Proci.

Però, niente si ferma, niente è per sempre. Grigor rimetterà in quadro cellule, fibre e pensieri e tornerà a correre sull’erba dei suoi numerosi giardini. I pensieri: ogni sera ne scrive tre, come forma di gratitudine per quanto il giorno gli ha riservato. Li avrà scritti anche dopo l’ultimo strappo: perché, sotto i pettorali, batte per lui un muscolo intatto, memorabile.

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