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La nuova vita di Zverev: l’eterno incompiuto ora ci ha preso gusto

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Dopo essersi sbloccato con il trionfo a Parigi, il tedesco si gioca il secondo titolo Slam di fila. E da lunedì scavalca Alcaraz al n.2
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LONDRA – Un anatroccolo di 2 metri, bello e tormentato come un personaggio di Dostoevskij. Sascha Zverev, l’incompiuto. Ventinove anni di contraddizioni. Tedesco di Amburgo: però con Alexander e Mischa, il padre allenatore e il fratello sparring, parla e pensa solo in russo. Gentile e simpatico, papà premuroso: ma denunciato per violenza domestica dalle ex compagne (una è la mamma della piccola Mayla, 11 anni), due brutte storie che mettono sempre in imbarazzo tutto l’ambiente. Da giovanissimo batteva i Big Three, è da sempre tra i migliori del ranking mondiale: tennista prodigio, eppure eterno perdente negli Slam. Tre sconfitte in altrettante finali, fino all’altro ieri. Esemplare quella con Thiem agli Us Open nel 2020, quando era in vantaggio per 2 set a 0 e poi col servizio per chiudere al quinto. Ciao, Sascha: non crescerai mai. Invece. Un mese fa, a Parigi: clic. Quando forse anche lui pensava che nulla potesse più cambiare, è diventato un cigno. La vittoria in 5 set al Roland Ga…

LONDRA – Un anatroccolo di 2 metri, bello e tormentato come un personaggio di Dostoevskij. Sascha Zverev, l’incompiuto. Ventinove anni di contraddizioni. Tedesco di Amburgo: però con Alexander e Mischa, il padre allenatore e il fratello sparring, parla e pensa solo in russo. Gentile e simpatico, papà premuroso: ma denunciato per violenza domestica dalle ex compagne (una è la mamma della piccola Mayla, 11 anni), due brutte storie che mettono sempre in imbarazzo tutto l’ambiente. Da giovanissimo batteva i Big Three, è da sempre tra i migliori del ranking mondiale: tennista prodigio, eppure eterno perdente negli Slam. Tre sconfitte in altrettante finali, fino all’altro ieri. Esemplare quella con Thiem agli Us Open nel 2020, quando era in vantaggio per 2 set a 0 e poi col servizio per chiudere al quinto. Ciao, Sascha: non crescerai mai. Invece. Un mese fa, a Parigi: clic. Quando forse anche lui pensava che nulla potesse più cambiare, è diventato un cigno. La vittoria in 5 set al Roland Garros con Flavio Cobolli gli ha liberato qualcosa dentro: è stata come una esplosione, dice. «C’è stato un momento di quella partita in cui ho dubitato», confessa. «Ma un istante dopo, è cambiato tutto. Per sempre».

Il successo su Fery

È arrivato a Wimbledon da testa di serie numero 2: ha complessivamente giocato il miglior tennis di tutti, venendo a capo di soggetti complicati come Lehecka, Fritz e ieri pomeriggio di Fery (7-6, 6-2, 6-4), il ragazzo di casa che aveva tutto il Centre Court dalla sua parte. «Il 99.99% del pubblico tifava per Arthur, ma l’atmosfera era bellissima e ringrazio tutti», ha sorriso alla fine. Ispiratissimo. Felice. «Sto cercando di giocare un tennis più aggressivo, di prendere maggiormente in mano lo scambio. Ed è vero, lo ammetto: adesso ho fiducia, mi sento più sicuro di me stesso». Il suo servizio fa sempre paura, soprattutto sull’erba: ieri ha messo dentro il 72% di prime palle col 77% di riuscita. Ma anche 44 punti vincenti. «Il diritto è una parte fondamentale di questo cambiamento. Quando colpisco bene quel colpo, sento di giocare bene». Ieri gli hanno chiesto se non ha paura che gli succeda proprio come a Thiem, che dopo il successo di New York non vinse più nulla. «È diverso. Dominic aveva investito tutta la sua vita in quello Slam. Io invece resto concentrato. Ho ancora fame. Voglio vincere ancora. Voglio continuare a giocare al massimo livello e a conquistare titoli. Spero di riuscirci, ho un’altra grande occasione». Domani pomeriggio però c’è Sinner, con cui ha perso le ultime 9 partite. «Non mi faccio condizionare dai numeri. La mia squadra si guarderà i filmati delle partite di Jannik qui a Wimbledon, e mi darà le informazioni che riterrà necessarie». Vuole vincere. Ci crede. «Per due motivi. Il primo è che, quando vinci uno Slam, sai come si fa e dentro di te senti di poterlo rifare. Il secondo è che ho lavorato tantissimo sul mio gioco. Sento di essere migliorato. A volte nello sport è davvero così semplice».

La famiglia

A Parigi, insieme al padre, al fratello e alla madre Irina, c’era anche nonna Natasha: vive a Sochi, è rimasta vedova da poco e la famiglia ha deciso di portarla in Europa perché non rimanga sola. «Ha ancora il passaporto russo, ma non ha potuto venire qui a Londra perché le manca il visto. Mi hanno detto che ad assistere alla finale ci sarò il cancelliere tedesco, speriamo che possa fare qualcosa».

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