C'È UN ITALIANO che fa le scarpe alla Red Bull, Mario Moretti Polegato presidente di Geox, società quotata in Borsa con 448 milioni di euro di ricavi al 30 giugno 2011. "Da italiani - spiega divertito Polegato - dovremmo tifare il nostro marchio, cioè la Ferrari, ha ragione. Però abbiamo avuto l'opportunità di fornire la nostra tecnologia alla Red Bull e l'abbiamo colta. E' stata un'esperienza molto molto importante e impegnativa".
Perché?
"Da una parte perché in gara portiamo sempre nuovi materiali e dall'altra perché questa partnership ci consente di sviluppare sempre nuove idee. Tenga presente che il 2% del nostro fatturato va in ricerca e che lavoriamo in stretto contatto con diverse università. Non solo: in sede abbiamo un laboratorio dove si studia il movimento del calore del corpo e abbiamo poi dedicato un team dei nostri ingegneri all'esperienza della F1 che seguono direttamente la Red Bull".
E dal punto di vista pratico cosa fanno i vostri ingegneri?
"Come le dicevo non ci limitiamo a fornire scarpe a piloti e 80 meccanici: i nostri tecnici seguono le gare e appena Vettel e Webber scendono dalle macchine gli ritiriamo le scarpe, le portiamo in laboratorio e le sezioniamo. Questo per capire cosa succede durante una corsa di F1, come si 'muovè il calore, come traspira il piede. La nostra è una cosa molto diversa dalla sponsorizzazione che normalmente si fa solo per consolidare il proprio marchio. Noi andiamo oltre: vogliamo continuare a innovare. In F1 vince il team che ha l'ultima tecnologia".
E questo cosa vi ha portato a scoprire?
"Partiamo dal fatto che quando un pilota di F1 corre è in condizioni estreme: sotto la pioggia, con 40 gradi nell'abitacolo, stretto in un siluro claustrofobico con problemi di circolazione e aerazione, anche se l'abitacolo è aperto. Noi cerchiamo di migliorare le condizioni del pilota".
Torniamo al prodotto. Per Vettel e Webber avete in cantiere qualche altro capo?
"Il programma è quello di realizzare anche una tuta Geox".
Perché?
"Da una parte perché in gara portiamo sempre nuovi materiali e dall'altra perché questa partnership ci consente di sviluppare sempre nuove idee. Tenga presente che il 2% del nostro fatturato va in ricerca e che lavoriamo in stretto contatto con diverse università. Non solo: in sede abbiamo un laboratorio dove si studia il movimento del calore del corpo e abbiamo poi dedicato un team dei nostri ingegneri all'esperienza della F1 che seguono direttamente la Red Bull".
E dal punto di vista pratico cosa fanno i vostri ingegneri?
"Come le dicevo non ci limitiamo a fornire scarpe a piloti e 80 meccanici: i nostri tecnici seguono le gare e appena Vettel e Webber scendono dalle macchine gli ritiriamo le scarpe, le portiamo in laboratorio e le sezioniamo. Questo per capire cosa succede durante una corsa di F1, come si 'muovè il calore, come traspira il piede. La nostra è una cosa molto diversa dalla sponsorizzazione che normalmente si fa solo per consolidare il proprio marchio. Noi andiamo oltre: vogliamo continuare a innovare. In F1 vince il team che ha l'ultima tecnologia".
E questo cosa vi ha portato a scoprire?
"Partiamo dal fatto che quando un pilota di F1 corre è in condizioni estreme: sotto la pioggia, con 40 gradi nell'abitacolo, stretto in un siluro claustrofobico con problemi di circolazione e aerazione, anche se l'abitacolo è aperto. Noi cerchiamo di migliorare le condizioni del pilota".
Torniamo al prodotto. Per Vettel e Webber avete in cantiere qualche altro capo?
"Il programma è quello di realizzare anche una tuta Geox".