AUSTIN - Mentre la Formula 1 si scannava in pista con le macchine e fuori dalla pista sulle cause della crisi che ne minaccia la sopravvivenza e sui possibili rimedi, la Ferrari ha portato a casa quello che potrebbe essere il primo risultato utile da parecchi anni a questa parte. La Mercedes ha infatti accettato di raggiungere un compromesso sulla vicenda dello scongelamento dei motori, che secondo gli strateghi di Maranello dovrebbe rivelarsi uno dei passaggi chiave nella difficile corsa a colmare il gap tecnologico con la concorrenza di Stoccarda.
La novità è emersa domenica, all'indomani di un sabato più grottesco che convulso. Bernie Ecclestone terrorizzato dalla prospettiva di perdere altri team per il prossimo anno (quest'anno ha già perso Caterham e Marussia, in fin di vita ci sono Force India, Lotus e Sauber) ha convocato la stampa internazionale per spiegare di essere disposto a rivedere l'assetto economico del Circus, e finanche di ridurre la propria quota parte dei dividendi: "La situazione è frutto di miei errori - ha detto - Troppi soldi sono stati distribuiti male". Una mossa solo apparentemente improntata all'autocritica. Anzi, a ben guardare, per niente. Perché il resto dell'"Eccelstone pensiero" ("lo farei ma le squadre non vogliono) ha rigettato sulle spalle dei grandi team la croce rimettendo la situazione in stallo. Stallo che ovviamente conviene soprattutto a lui, che della torta della F1 si mangia da solo il 40 per cento.
Assicuratosi dunque che nulla cambierà sotto il profilo economico, Ecclestone è tornato ad occuparsi di quello che più gli interessa. Il potere e le dinamiche decisionali interne. In corso, lo sanno tutti, c'era la battaglia tra Mercedes e Ferrari (intorno alla quale si è coagulata tutto il resto della F1) sullo scongelamento dei motori per il 2015. Il regolamento prevede che le case costruttrici possano intervenire, prima del via del campionato, sul 48 per cento del motore che poi deve rimanere congelato fino alla fine del campionato. La Ferrari aveva chiesto che questa regola, ispirata al contenimento dei costi, venisse modificata: i costruttori secondo Maranello dovrebbero poter intervenire sui motori sempre solo per il 48 per cento, ma lungo tutta la stagione. La Mercedes ovviamente si era opposta: in teoria perché contro il contenimento dei costi, in pratica perché riteneva questo un vantaggio competitivo per i rivali. Per qualche settimana sono volate pure parole grosse ("La Ferrari non sa fare i conti, ha bisogno di una calcolatrice"). Finalmente, ieri, grazie anche alle pressioni di Ecclestone e della Fia, i tedeschi hanno mollato. La direzione è quella di un compromesso: si potrà intervenire in più riprese, prestabilite. Prima di assegnare il punto alla Ferrari, però, bisogna che la decisione, accettata preliminarmente dal team Mercedes, venga approvata definitivamente dal quartier generale di Stoccarda. "La Ferrari sta lavorando per ottenere quello che pensiamo essere un risultato che sarà utile a tutto lo sport - ha spiegato Marco Mattiacci dopo la gara ad un giornalista inglese che gli chiedeva se la vicenda dei motori fosse arrivata al suo epilogo - La Mercedes nella riunione di sabato si è detta disponibile a raggiungere un compromesso. Però non me la sento di dire che la questione si sia chiusa perché già una volta la Mercedes si era detta disponibile a ragionare e poi ha cambiato idea". E' successo a Singapore, quando cominciò poi una battaglia anche abbastanza dura che culminò con l'inelegante attacco di Toto Wolff a Mattiacci che "non sa fare i conti e ha bisogno di una calcolatrice".
Ora tutto sembra di nuovo superato, all'insegna di questo nuovo compromesso, tanto che il team principal della Ferrari, ieri, ha voluto ringraziare pubblicamente Niki Lauda "che si è dato tanto da fare per metterci tutti intorno a un tavolo e discutere".
La novità è emersa domenica, all'indomani di un sabato più grottesco che convulso. Bernie Ecclestone terrorizzato dalla prospettiva di perdere altri team per il prossimo anno (quest'anno ha già perso Caterham e Marussia, in fin di vita ci sono Force India, Lotus e Sauber) ha convocato la stampa internazionale per spiegare di essere disposto a rivedere l'assetto economico del Circus, e finanche di ridurre la propria quota parte dei dividendi: "La situazione è frutto di miei errori - ha detto - Troppi soldi sono stati distribuiti male". Una mossa solo apparentemente improntata all'autocritica. Anzi, a ben guardare, per niente. Perché il resto dell'"Eccelstone pensiero" ("lo farei ma le squadre non vogliono) ha rigettato sulle spalle dei grandi team la croce rimettendo la situazione in stallo. Stallo che ovviamente conviene soprattutto a lui, che della torta della F1 si mangia da solo il 40 per cento.
Assicuratosi dunque che nulla cambierà sotto il profilo economico, Ecclestone è tornato ad occuparsi di quello che più gli interessa. Il potere e le dinamiche decisionali interne. In corso, lo sanno tutti, c'era la battaglia tra Mercedes e Ferrari (intorno alla quale si è coagulata tutto il resto della F1) sullo scongelamento dei motori per il 2015. Il regolamento prevede che le case costruttrici possano intervenire, prima del via del campionato, sul 48 per cento del motore che poi deve rimanere congelato fino alla fine del campionato. La Ferrari aveva chiesto che questa regola, ispirata al contenimento dei costi, venisse modificata: i costruttori secondo Maranello dovrebbero poter intervenire sui motori sempre solo per il 48 per cento, ma lungo tutta la stagione. La Mercedes ovviamente si era opposta: in teoria perché contro il contenimento dei costi, in pratica perché riteneva questo un vantaggio competitivo per i rivali. Per qualche settimana sono volate pure parole grosse ("La Ferrari non sa fare i conti, ha bisogno di una calcolatrice"). Finalmente, ieri, grazie anche alle pressioni di Ecclestone e della Fia, i tedeschi hanno mollato. La direzione è quella di un compromesso: si potrà intervenire in più riprese, prestabilite. Prima di assegnare il punto alla Ferrari, però, bisogna che la decisione, accettata preliminarmente dal team Mercedes, venga approvata definitivamente dal quartier generale di Stoccarda. "La Ferrari sta lavorando per ottenere quello che pensiamo essere un risultato che sarà utile a tutto lo sport - ha spiegato Marco Mattiacci dopo la gara ad un giornalista inglese che gli chiedeva se la vicenda dei motori fosse arrivata al suo epilogo - La Mercedes nella riunione di sabato si è detta disponibile a raggiungere un compromesso. Però non me la sento di dire che la questione si sia chiusa perché già una volta la Mercedes si era detta disponibile a ragionare e poi ha cambiato idea". E' successo a Singapore, quando cominciò poi una battaglia anche abbastanza dura che culminò con l'inelegante attacco di Toto Wolff a Mattiacci che "non sa fare i conti e ha bisogno di una calcolatrice".
Ora tutto sembra di nuovo superato, all'insegna di questo nuovo compromesso, tanto che il team principal della Ferrari, ieri, ha voluto ringraziare pubblicamente Niki Lauda "che si è dato tanto da fare per metterci tutti intorno a un tavolo e discutere".