Giallo speranza, Leclerc e Sainz scattano per riprendersi Monza
dalla nostra inviata Alessandra Retico , dalla nostra inviata Alessandra ReticoMONZA. Il primo fu Ascari (1951). L'ultimo (2019) è stato Leclerc. Vincere a Monza, e farlo soprattutto sulla Ferrari che ci è riuscita più di tutti (19 volte), non ha paragoni. Charles porta ancora i segni di quel giorno: "Per la prima volta in vita mia negli ultimi giri non riuscivo a guardare la pista. Il mio sguardo andava verso le tribune, erano folli". Se il monegasco riuscisse a ripetersi anche domani, avrebbe un significato ancora più intenso, morale oltre che tecnico. Per lui e per Maranello. Un messaggio di speranza per il futuro prossimo, davanti alla propria gente. Attesi 125 mila tifosi domani all'Autodromo che compie un secolo, 310 mila in un fine settimana che si tinge di profondo rosso. Anzi di giallo, come le magliette (in edizione limitata e tutte esaurite), le tute, i caschi e parte della F1-75, compresa la scritta molto vintage e commovente sull'ala posteriore, per celebrare i 75 anni della casa automobilistica con …
MONZA. Il primo fu Ascari (1951). L'ultimo (2019) è stato Leclerc. Vincere a Monza, e farlo soprattutto sulla Ferrari che ci è riuscita più di tutti (19 volte), non ha paragoni. Charles porta ancora i segni di quel giorno: "Per la prima volta in vita mia negli ultimi giri non riuscivo a guardare la pista. Il mio sguardo andava verso le tribune, erano folli". Se il monegasco riuscisse a ripetersi anche domani, avrebbe un significato ancora più intenso, morale oltre che tecnico. Per lui e per Maranello. Un messaggio di speranza per il futuro prossimo, davanti alla propria gente. Attesi 125 mila tifosi domani all'Autodromo che compie un secolo, 310 mila in un fine settimana che si tinge di profondo rosso. Anzi di giallo, come le magliette (in edizione limitata e tutte esaurite), le tute, i caschi e parte della F1-75, compresa la scritta molto vintage e commovente sull'ala posteriore, per celebrare i 75 anni della casa automobilistica con i colori di Modena, città di Enzo Ferrari. Al fondatore è dedicato anche un aereo di Ita Aiways, il nuovo Airbus A350 con livrea azzurra, che sorvolerà la pista insieme alle frecce tricolori poco prima del via mentre suona Mameli. La nazionale dei motori chiamata a una prova d'orgoglio in casa, dopo tre gare difficili nelle quali ha perso il passo che ha fatto sognare all'inizio della stagione.
Vincere rappresenterebbe una promessa. Perché la Scuderia ha fatto un salto tecnico enorme, la macchina è nata bene e sulle sue radici è quasi pronta quella del 2023. Il tempio della velocità è il luogo perfetto per battezzare quel che rimane di questo campionato e soprattutto l'avvenire. Servirà per crescere, migliorando le strategie per non commettere errori che si pagheranno sempre più caro visto che si prevede per il prossimo Mondiale una maggiore convergenza di valori. La Ferrari è in un processo di correzioni: sull'affidabilità mancata per privilegiare le performance, anche se c'è da chiedersi se non valga la pena rischiare di "rompere" per vincere Monza. Si indaga intanto sulla perdita di prestazioni.
Le libere avrebbero scagionato il nuovo fondo introdotto in Francia: Leclerc davanti al mattino, Sainz col motore nuovo e costretto alla rimonta dal fondo, al pomeriggio. Charles candidato alla pole, sulla scia del compagno. Il leader del Mondiale, Max Verstappen, paga 5 posizioni per cambio endotermico su una Red Bull comunque favorita. "Speriamo di vedere una Ferrari competitiva davanti ai propri tifosi e con la cazzimma, come dicono a Napoli, per reagire a questo momento particolare dove da fuori è facile criticare, invece adesso c'è solo bisogno del sostegno di tutti alla squadra e a Mattia Binotto" diceva qualche giorno fa Stefano Domenicali, presidente e ad della F1, smettendo per un istante il ruolo "internazionale" per lasciarsi andare al cuore, italiano ed ex rosso: "Da team principal fu straordinario nel 2010 vedere il podio da sopra: istante unico e indementicabile". È Monza, la (giallo) rossa.