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La Ferrari smentisce le voci di rivoluzione: Binotto resta al suo posto

Mattia Binotto 
Ancora malumori alla scuderia di Maranello dopo le ultime prestazioni. Manca solo il gp di Abu Dhabi per chiudere un anno nel quale la Ferrari deve difendere il secondo posto
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La smorfia di Charles Leclerc, soprattutto quella di Mattia Binotto. Al termine di una stagione iniziata con ambizioni e prossima a una fine incerta. Errori di strategie, problemi di affidabilità, malumori. Troppi indizi per non fare, se non una prova, un'ipotesi concreta di un cambio al vertice della Ferrari. Il team principal di Maranello dal 1° gennaio potrebbe essere sostituito nell'incarico che ricopre dal 2019 da Frederic Vasseur, ora alla guida dell'Alfa Romeo Sauber. Anche se la Scuderia con un tweet smentisce le voci che circolano sulla rivoluzione in corso: "In relazione alle speculazioni apparse su alcuni organi di stampa sulla posizione del team pricncipal Mattia Binotto, Ferrari comunica che si tratta di voci totalmente prive di fondamento". 

Binotto aveva incassato una rinnovata fiducia dal presidente Elkann a settembre a Monza. Nonostante un campionato già di fatto perso soprattutto per scalte confuse al muretto oltre …

La smorfia di Charles Leclerc, soprattutto quella di Mattia Binotto. Al termine di una stagione iniziata con ambizioni e prossima a una fine incerta. Errori di strategie, problemi di affidabilità, malumori. Troppi indizi per non fare, se non una prova, un'ipotesi concreta di un cambio al vertice della Ferrari. Il team principal di Maranello dal 1° gennaio potrebbe essere sostituito nell'incarico che ricopre dal 2019 da Frederic Vasseur, ora alla guida dell'Alfa Romeo Sauber. Anche se la Scuderia con un tweet smentisce le voci che circolano sulla rivoluzione in corso: "In relazione alle speculazioni apparse su alcuni organi di stampa sulla posizione del team pricncipal Mattia Binotto, Ferrari comunica che si tratta di voci totalmente prive di fondamento". 

Binotto aveva incassato una rinnovata fiducia dal presidente Elkann a settembre a Monza. Nonostante un campionato già di fatto perso soprattutto per scalte confuse al muretto oltre che per guai al motore e qualche errore dei piloti. L'ingenere reggiano, 53 anni, cresciuto a Maranello, da quando ha preso il ruolo di Maurizio Arrivabene, ha ottenuto alla guida della squadra 7 successi e 23 pole. Ex direttore tecnico, ha puntato molto su una squadra giovane e ricostruito dalle ceneri del 2020 (chiuso al 6° posto tra i costruttori, il peggior risultato da 40 anni) approfittando del cambio tecnico delle auto a effetto suolo di quest'anno. Ha sfornato coi suoi tecnici una macchina competitiva, in lotta per il Mondiale a inizio stagione. Ma troppi gli errori di strategia e le decisioni controverse che hanno fatto perdere occasioni e gare. Nessuna gerarchia tra i piloti. La mentalità vincente, un'arma spuntata. E, pur con un mezzo utile al risultato, le rosse hanno lentamente ceduto il terreno. Alle Red Bull sempre in evoluzione (complice lo sforamento del budget cap?) che hanno vinto con grande anticipo entrambe le classifiche e persino alle Mercedes, partite con l'handicap di un progetto sbagliato.

Malumori e tensioni in squadra

Le ultime ferite la settimana scorsa in Brasile con la doppietta delle Frecce. E con Leclerc penalizzato da scelte sbagliate in qualifica e infine lo scambio di posizioni che il monegasco chiedeva con Sainz (3°) per lottare per il 2° posto in campionato. Malumori e tensioni in squadra. Nonostante la fiducia data a Binotto dai vertici a Monza a settembre, le ultime gare sembrano aver accelerato le ipotesi che circolavano da tempo. Manca solo Abu Dhabi per chiudere un anno nel quale la Ferrari sognava e invece si ritrova a dover difendere il 2° posto tra i Costruttori con soli 19 punti di vantaggio sulle Mercedes.