MONZA – Nostalgia del suono della F1. Tornerà quel sound. I cambiamenti climatici, con così tante gare con la pioggia, spingeranno invece la F1 verso soluzioni nuove come parafanghi mobili o diffusori diversi per combattere il problema della visibilità. “Il nuovo regolamento è promosso, ma correre sul bagnato pone la questione non del grip, ma degli spruzzi d’acqua. Rimarrà una categoria a ruote scoperte, ma servono scelte tecniche per affrontare questo problema fondamentale”. Il presidente della F1, Stefano Domenicali, parla di questo e di altro alla stampa italiana a Monza dove domenica sono attesi 100 mila tifosi.
A cominciare da Monza stessa, un’istituzione per il motorsport, ma bisognosa di entrare nella modernità. “Governo e Aci mi hanno promesso che i lavori di ammodernamento inizieranno subito dopo la gara. Detto questo, con l’uragano che ha colpito l’Italia, è quasi un miracolo che siamo qui a fare la gara. Tante le distruzioni su strutture non proprio moderne. Bisognerà offrire servizi all’altezza del prezzo che i tifosi pagano. Nel mondo il livello dell’offerta si sta alzando. Il vero tema che dovrà essere affrontato al livello politico è capire il futuro della F1 in Italia, se si potrà investire ancora su due gp, su Imola che ringrazio per essersi fatta trovare pronta nell’anno del Covid, e su Monza. Oppure soltanto su uno dei due. C’è da valutare se si vuole mantenere la piattaforma della F1 al centro degli investimenti infrastrutturali del paese. Quanto al contratto di Monza, entro il prossimo anno andrà discusso”.
L’obiettivo è quello di bilanciare il passato glorioso con gli standard di oggi. Un esempio virtuoso di circuito? “Lasciando stare quei paesi nuovi che sono capaci di grandi investimenti, al livello di intrattenimento Zandvoort è incredibile”. Altri paesi come l’Arabia Saudita sono avidi di F1 e di sport in generale, per esempio. “Hanno l’ambizione di crescere e dare credibilità al proprio sistema attraverso gli sport, immagino vorranno portare la coppa del mondo di calcio da loro. Anche proprietari di una squadra di F1? Al momento nessun elemento che vada in quella direzione”.
Tutto va nella direzione Verstappen, in F1. “Personalmente, mi piacerebbe vedere un mondiale combattuto come nel 2021 senza le polemiche finali. Ma il fatto che Max domini e stia facendo la storia, non influisce affatto sul gradimento per la F1, anzi il suo eccellere fa sedimentare ancora di più la F1 nel pubblico”.
Perché è un personaggio e una storia, un nuovo metro di misura. A cui tendere, perché l’idea di un sistema di standardizzazione delle performance non fa parte del Dna della F1: “Sono sempre aperto a discutere, ma quello del Balance of performance non è un tema sul tavolo, preferisco vedere gli ingegneri reagire alla forza degli altri”.
La Ferrari che non vince, invece che impatto ha sulla F1? “C’è un pubblico, come l’Italia o in paesi vicini, sui quali incidono i risultati della Ferrari. Ma c’è tutto un altro pubblico specie di giovani che oggi segue più i piloti che i marchi. Grazie ai social e ai contenuti che offriamo, che hanno attirato una nuova generazione di appassionati. Chiaro che la Ferrari è una squadra straordinariamente iconica e a cui auguro di tornare al lottare per i vertici. Una Ferrari competitiva fa bene a tutto il sistema”.