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Ferrari, un altro errore di strategia che ha trasformato Leclerc da principe in brutto anatroccolo

Dalla pole al nulla per il monegasco, che può rammaricarsi (e non è la prima volta) per le scelte
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Altro che verde speranza com’era il casco, la musica (Gianni Morandi) e la pole di Charles Leclerc. A Austin la centesima volta con la tuta rossa per il monegasco si è trasformata in una prateria nuda e deserta. Bruciato al via, ha chiuso sesto per una strategia scellerata: lui unico pilota sulla griglia a correre a una sola sosta, ed è incomprensibile considerando che la SF 23, tra i diversi mali, accusa quello della gestione gomme. Nella notte, anche l’annuncio della squalifica: la tavola sul fondo macchina è risultata irregolare dopo i controlli di rito e a campione che vengono fatti dall’anno scorso. Più consumata del dovuto (deve essere massimo di 9 millimetri). Stessa sorte per Lewis Hamilton, 2° a un soffio da Verstappen sotto la bandiera a scacchi. La Scuderia, accettando ovviamente il verdetto, col direttore sportivo Diego Ioverno ha spiegato che il fondo sconnesso del circuito, il vento e il poco tempo per mettere mano agli assetti in un week end con la sprint, hanno provoca…

Altro che verde speranza com’era il casco, la musica (Gianni Morandi) e la pole di Charles Leclerc. A Austin la centesima volta con la tuta rossa per il monegasco si è trasformata in una prateria nuda e deserta. Bruciato al via, ha chiuso sesto per una strategia scellerata: lui unico pilota sulla griglia a correre a una sola sosta, ed è incomprensibile considerando che la SF 23, tra i diversi mali, accusa quello della gestione gomme. Nella notte, anche l’annuncio della squalifica: la tavola sul fondo macchina è risultata irregolare dopo i controlli di rito e a campione che vengono fatti dall’anno scorso. Più consumata del dovuto (deve essere massimo di 9 millimetri). Stessa sorte per Lewis Hamilton, 2° a un soffio da Verstappen sotto la bandiera a scacchi. La Scuderia, accettando ovviamente il verdetto, col direttore sportivo Diego Ioverno ha spiegato che il fondo sconnesso del circuito, il vento e il poco tempo per mettere mano agli assetti in un week end con la sprint, hanno provocato l’errore.


Maranello, paradossalmente, dalla squalifica (di Lewis) guadagna più punti in classifica contro i diretti avversari per il 2° posto Costruttori: infatti Carlos Sainz sale sul podio 3°, da 4° che era sotto la bandiera a scacchi. Il ritardo della Ferrari si accorcia -22 lunghezze. Quanto alla gestione della gara per Leclerc, il Cavallino non può che fare mea culpa. Fred Vasseur ha ammesso immediatamente la colpa: “Ho qualche rimpianto, non possiamo essere contenti di un quarto di un sesto posto partendo dalla pole. Con Sainz la gara è stata gestita bene, arrivando poco distanti da Norris. Con Leclerc, invece, abbiamo compromesso il suo risultato con la strategia. I numeri ci dicevano altro, dobbiamo migliorare sulle previsioni e avere un quadro più chiaro prima della gara: invece lì abbiamo fallito”.

Sainz è arrivato a 4 secondi da Norris, lo stesso margine che aveva Leclerc sul compagno prima che questo si fermasse per il primo dei suoi due pit. Charles avrebbe insomma potuto arrivare terzo con una strategia diversa (come quella dello spagnolo e di tutti gli altri). Ha anche dovuto far passare Sainz e si è arrabbiato, non tanto per l’ordine ricevuto (era l’unico modo di proteggersi dall’arrivo di Perez) ma perché sapeva che la sua corsa era ormai compromessa. Ancora una volta, il piccolo principe della Ferrari trasfigurato in un brutto anatroccolo. Per colpa del muretto. Che è l’ultima appendice delle decisioni in pista, dietro ci sono un remote garage in fabbrica e quintali di dati e simulazioni.

Una catena che anche l’anno scorso si è inceppata troppe volte (quasi sempre danneggiando Leclerc) e che ha provocato all’inizio di questa stagione il cambio al comando delle strategie: Ravin Jain al posto di Ignaki Rueda. Ma evidentemente, non conta l’ultima mano sul pulsante (ha sbagliato la Mercedes, tenendo troppo in pista Hamilton e privandolo di un possibile successo), ma anche la qualità dei modelli di riferimento, la capacità di adattarli al mondo reale, e anche l’intuizione umana. Hannah Schmitz, la signora delle strategie in Red Bull, ne ha avute di buonissime in questi anni e anche ieri, con un Verstappen insolitamente in difficoltà, le ha azzeccate tutte. Ingegnere, donna, madre. Non sono valori in sé, ma la Red Bull li ha, oltre a un pilota e a una macchina di un altro pianeta.

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