✕

Ben Sulayem e lo sgarbo agli americani: il nuovo cattivo della Formula 1 è il presidente della Fia

Il presidente della Fia, Mohammed Ben Sulayem 
La monotonia è solo in pista, dove continua a dominare Verstappen. Il circus, dopo il caso Horner, travolto da un altro potenziale scandalo. La BBC: “Abbiamo molte conferme di questa versione dei fatti”. La federazione conferma l’indagine in corso sul suo n. 1
2 minuti di lettura

La monotonia si ferma in pista. Dove vince sempre e comunque Max Verstappen, come in Bahrain, nella prima gara del 2024. Basta spostarsi qualche metro più in là, nel paddock, per trovare emozioni a volontà. Degne, in realtà, più di un thriller americano – americana è la proprietà del Circus – che di uno sport professionistico.

Il cattivo del film però è cambiato in poche ore. Lo aveva interpretato per giorni e giorni il team principal della Red Bull, Christian Horner, accusato da una dipendente della scuderia di comportamenti inappropriati ma poi assolto da un’indagine indipendente che non ha comunque evitato una profonda spaccatura nel team: da una parte Chalerm Yoovidhya, il thailandese detentore del 51% di Red Bull, che lo ha sempre difeso; dall’altra Red Bull Austria, che invece voleva subito scaricarlo. La donna delle accuse ha ora un nome e un volto, dopo il lungo articolo – corredato di foto – che le ha dedicato la rivista Business F1, contro cui Horner ha avviato un’azion…

La monotonia si ferma in pista. Dove vince sempre e comunque Max Verstappen, come in Bahrain, nella prima gara del 2024. Basta spostarsi qualche metro più in là, nel paddock, per trovare emozioni a volontà. Degne, in realtà, più di un thriller americano – americana è la proprietà del Circus – che di uno sport professionistico.

Il cattivo del film però è cambiato in poche ore. Lo aveva interpretato per giorni e giorni il team principal della Red Bull, Christian Horner, accusato da una dipendente della scuderia di comportamenti inappropriati ma poi assolto da un’indagine indipendente che non ha comunque evitato una profonda spaccatura nel team: da una parte Chalerm Yoovidhya, il thailandese detentore del 51% di Red Bull, che lo ha sempre difeso; dall’altra Red Bull Austria, che invece voleva subito scaricarlo. La donna delle accuse ha ora un nome e un volto, dopo il lungo articolo – corredato di foto – che le ha dedicato la rivista Business F1, contro cui Horner ha avviato un’azione legale.

Mohammed Ben Sulayem e Max Verstappen durante le qualifiche del Gp del Bahrein 

Le presunte manovre del presidente Fia contro il Gp di Las Vegas

Ora il villain della pellicola è diventato Mohammed Ben Sulayem, presidente della Federazione Internazionale d’Automobilismo, centrato da un uno-due che metterebbe ko il più resistente dei pugili. Secondo la BBC l’uomo d’affari di Dubai ha chiesto ai funzionari di non concedere l'omologazione al circuito di Las Vegas, che l’anno scorso ha ospitato la sua prima gara di Formula Uno. Una mancata autorizzazione “per motivi di sicurezza” che sarebbe dovuta arrivare poco prima del fine settimana della gara e che avrebbe creato un danno enorme a Liberty Media, proprietaria della F1, nel cui bilancio per il 2023 i ricavi sono saliti da 2,5 a 3,2 miliardi soprattutto per il grande impatto del Gp corso in Nevada. La licenza invece fu concessa perché “i funzionari non trovarono alcun problema nel circuito”. Anche se poi, durante il primo turno di prove libere, la Ferrari di Carlos Sainz fu pesantemente danneggiata da un tombino fissato male, che colpì la sua monoposto.

Ben Sulayem e l’accusa di aver manipolato la gara in Arabia nel 2023

L'emittente pubblica inglese dichiara di non conoscere i motivi del presunto comportamento di Ben Sulayem, riportato in un rapporto del responsabile della conformità della FIA al suo comitato etico. La soffiata è arrivata dallo stesso informatore che ha accusato Ben Sulayem di aver chiesto ai commissari di gara di annullare la sanzione comminata a Fernando Alonso nel Gp in Arabia Saudita del 2023. In quel caso il presidente della Fia, che per questo è finito sotto indagine per “interferenze”, avrebbe chiamato lo sceicco Abdullah bin Hamad bin Isa Al Khalifa – vicepresidente della Federazione, che si trovava sul circuito in veste ufficiale – chiedendogli di far revocare la penalità di 10 secondi, costata il podio a Fernando Alonso.

La BBC: “Diversi dirigenti confermano la versione dell’informatore”

Il pilota spagnolo in quella gara aveva sbagliato il posizionamento in griglia della sua Aston Martin e per questo era stato punito con 5 secondi di penalità, scontati in un pit stop durante il quale un meccanico aveva lavorato sulla sua monoposto. Per questo l’ex ferrarista aveva subìto una seconda sanzione, che lo aveva fatto retrocedere dal terzo al quarto posto a vantaggio di George Russell. Nelle ore successive, però, il ricorso inoltrato dall’Aston Martin fu effettivamente accolto e Alonso poté festeggiare il centesimo podio in carriera. Secondo la BBC altri dirigenti della Fia confermano la versione dell’informatore.

Christian Horner e Mohammed Ben Sulayem 

Ben Sulayem e Horner dalla stessa parte della barricata

Il comitato etico dovrebbe impiegare tra le quattro e le sei settimane per chiudere l’indagine e pubblicare il suo rapporto. Nella serata di martedì la prima ammissione ufficiale della Fia sull’esistenza di un rapporto "che descrive in dettaglio le potenziali accuse che coinvolgono alcuni membri del suo organo di governo". Non saranno giorni facili per Ben Sulayem, che si era apertamente schierato al fianco di Chris Horner nell’affaire Red Bull. I due “cattivi” che si alleano: un grande classico dei film americani.

Leggi i commenti