Hamilton: “Soffrivo di depressione, ho faticato a calmare la mente”
di Alessandra ReticoIl male di vivere di Lewis. “Ho lottato con la mia salute mentale per tutta la vita». Hamilton si confessa in una lunga intervista con il Sunday Times Style: il 7 volte campione del mondo, che lascerà la Mercedes a fine stagione per trasferirsi dalla prossima in Ferrari, parla di depressione, degli anni difficili dell’adolescenza, del bullismo subito a scuola da ragazzino, lui ragazzino nero nel sobborgo londinese di Stevenage, delle pressioni e delle ansie della crescita. Nel tempo, specie di recente, il pilota inglese ha fatto più volte cenno ai trascorsi bui, anche durante le consuete conferenze dei week end di gara. Stavolta va più in profondità. A 39 anni è ora un uomo maturo, con più strumenti per capire e affrontare le sofferenze dell’anima.
Il male di vivere di Lewis. “Ho lottato con la mia salute mentale per tutta la vita». Hamilton si confessa in una lunga intervista con il Sunday Times Style: il 7 volte campione del mondo, che lascerà la Mercedes a fine stagione per trasferirsi dalla prossima in Ferrari, parla di depressione, degli anni difficili dell’adolescenza, del bullismo subito a scuola da ragazzino, lui ragazzino nero nel sobborgo londinese di Stevenage, delle pressioni e delle ansie della crescita. Nel tempo, specie di recente, il pilota inglese ha fatto più volte cenno ai trascorsi bui, anche durante le consuete conferenze dei week end di gara. Stavolta va più in profondità. A 39 anni è ora un uomo maturo, con più strumenti per capire e affrontare le sofferenze dell’anima.
Hamilton: “Da piccolo soffrivo di depressione ed ero vittima di bullismo”
“Fin da piccolo, quando avevo circa 13 anni, soffrivo di depressione, credo sia stato a causa della pressione delle gare e del bullismo a scuola. Non avevo nessuno con cui parlare. Avevo provato a farlo con una terapista, ma non era servito a molto, mi piacerebbe trovare qualcuno adesso. A venti anni ho vissuto fasi veramente complicate, ho lottato con la salute mentale per tutta la vita”. In particolare, durante la pandemia, molti fantasmi sono tornati a visitarlo. E per affrontarli, Lewis ha studiato, letto, si è aiutato con la meditazione “perché inizialmente faticavo a calmare la mente”.
"Ma ora sto bene come non lo ero mai stato”
Si è dotato di strumenti per combattere il male interiore: “Si impara a conoscere le cose che ci sono state tramandate dai genitori, a vedere gli schemi, a capire come si reagisce alle cose e come si possono cambiare. Così, quello che poteva farmi arrabbiare in passato, oggi non mi fa più arrabbiare. Sono molto più raffinato e attrezzato”. La voglia di vita c’è, e anche quella di lottare. “Mai stato così bene, sia fisicamente che mentalmente, i miei tempi di reazione sono migliori di quelli dei giovani. Sono un pilota molto più forte adesso rispetto a quando avevo 22 anni. Prima mi mancava l’equilibrio, non sapevo cosa volesse dire essere uomo squadra o leader. Nel nostro lavoro non conta soltanto la velocità. Ho due leggende che mi hanno sempre ispirato: Nelson Mandela e Ayrton Senna”.
Impegnato nella lotta per i diritti civili
Hamilton paladino dei diritti civili, della lotta al razzismo e per l’inclusione. L’episodio più dirompente, quello che lo ha portato a militare per cause sociali, è stato l’uccisione da parte della polizia di Minneapolis di George Floyd, nel 2020: “Il tappo è saltato. Mi sono inginocchiato in lacrime, mi è uscita tutta l'emozione. È stata un'esperienza strana, perché non ricordo di aver pianto da quando ero molto giovane. Sapevo che ne avevo abbastanza, che avevo bisogno di parlare. Ci sono persone che stanno in silenzio, che si sentono senza voce e io ho questa piattaforma. Vincere campionati è una cosa straordinaria, ma cosa te ne fai? Cosa ne fai del tuo tempo su questo pianeta?”. Un giorno questo dolore ti sarà utile.