Come ho fatto? Non lo so». Leclerc guarda tutti con occhi increduli. Più di una semplice impresa, una magia, un gioco di prestigio. A Budapest poi, dove non aveva mai azzeccato un giro veloce. Altro che pole, nemmeno una prima fila. E questa volta brividi allo scadere del primo round, taglio evitato per pochi centesimi, sofferenza anche nella seconda puntata, quella che apre le porte ai 10 eletti, ai piloti che possono giocarsi la pole, gente tosta che sa però, in questa stagione è quasi sempre capitato, di doversi inchinare al momento decisivo ai due mostri McLaren, quelli con la macchina color papaya. E invece. «Invece all’improvviso è cambiato tutto» afferma raggiante il ferrarista. Leclerc vola e a doversi inginocchiare sono gli altri, Piastri che si pone a 26 millesimi dalla pole numero 27 del monegasco, Norris a 41, Russell, fra le mani una Mercedes, a 53, quattro piloti in un soffio, ma il battito di ciglia vincente è quello del prestigiatore di Maranello, uno che riesce a cava…
Come ho fatto? Non lo so». Leclerc guarda tutti con occhi increduli. Più di una semplice impresa, una magia, un gioco di prestigio. A Budapest poi, dove non aveva mai azzeccato un giro veloce. Altro che pole, nemmeno una prima fila. E questa volta brividi allo scadere del primo round, taglio evitato per pochi centesimi, sofferenza anche nella seconda puntata, quella che apre le porte ai 10 eletti, ai piloti che possono giocarsi la pole, gente tosta che sa però, in questa stagione è quasi sempre capitato, di doversi inchinare al momento decisivo ai due mostri McLaren, quelli con la macchina color papaya. E invece. «Invece all’improvviso è cambiato tutto» afferma raggiante il ferrarista. Leclerc vola e a doversi inginocchiare sono gli altri, Piastri che si pone a 26 millesimi dalla pole numero 27 del monegasco, Norris a 41, Russell, fra le mani una Mercedes, a 53, quattro piloti in un soffio, ma il battito di ciglia vincente è quello del prestigiatore di Maranello, uno che riesce a cavare da non si sa dove un risultato straordinario.
Leclerc in pole: “Non ci credo”
Vasseur, il suo allenatore appena riconfermato, lo ha sempre detto, «in F1 non esistono miracoli», un ritornello quasi ossessivo che il suo pilota non vuole certo contraddire, al punto da mettere in dubbio le sue capacità di comprendere dal punto di vista tecnico il mondo che frequenta. «Forse di F1 non capisco nulla, almeno oggi. Abbiamo faticato per un’ora a tenere il passo delle McLaren, pensavo ad un terzo, un quarto posto, mi avessero parlato della pole non ci avrei mai creduto». Invece è accaduto e un motivo ci sarà. Leclerc, a mente più fredda, lo capisce e non esita ad applaudire sé stesso e il team: «Siamo stati i più bravi a sfruttare le condizioni climatiche mutate, il cambio di direzione del vento, la temperatura più bassa di 12 gradi. Altri sono peggiorati, noi ci siamo esaltati».
Leclerc: “A Budapest si può sognare”
Parla al plurale, ma in realtà la gloria investe solo lui, visto che è quasi da brividi il confronto fra la sua pole (la prima stagionale per lui e il team, oltreché un inedito a Budapest per la sua carriera) e il dodicesimo posto di Hamilton, in totale crisi d’identità. La McLaren è andata in confusione, Piastri e Norris hanno ripetutamente maledetto il vento, Verstappen (ottavo, quarta fila) è stato travolto dal disagio sin dai primi chilometri, mentre la Ferrari si è tramutata in missile. E ora? Guardando la faccia di Leclerc, c’è da divertirsi. «Perché a Budapest non si sorpassa e la pole è un grande regalo. A Spa avrei preferito essere secondo in griglia, qui il primato mi piace. Si può sognare». L’importante sarà non sbagliare la partenza. «E resistere alla prima curva. Farò di tutto per essere in testa alla fine del primo giro, può valere tantissimo». Soprattutto potrebbe aiutare a seppellire una statistica che un po’ inquieta, le sole 8 vittorie la domenica dopo le 27 pole. Come dire, Leclerc è specialista nel buttare via i sogni. Sentenza che il ferrarista è pronto a respingere. Con la forza della logica: «Di solito ho sempre avuto una Ferrari più forte al sabato che in gara. Ma quest’anno è il contrario».