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Kimi oltre la Mercedes: il fattore umano che ha rotto gli schemi

Kimi Antonelli 

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Alle spalle di Antonelli quattro piloti in 9 punti. La Ferrari è tornata competitiva e punta al Mondiale 2027
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Che botta, per quelli che «Kimi vince solo perché guida questa Mercedes». Il teorema del ragazzino trasportato dall’astronave è stato definitivamente spazzato via dalla bandiera a scacchi di Austin. In Texas Antonelli ha stravinto, infliggendo a George Russell, suo compagno di squadra, 54 secondi di distacco. Quasi un minuto: un’eternità che certo non può essere spiegata solo con la penalità di 5 secondi per il contatto con Piastri e con il traffico trovato in pista dal britannico. «Irreale»: l’aggettivo più azzeccato per descrivere la gara tutta in testa del pilota bolognese negli Stati Uniti lo ha pescato nel suo vocabolario italiano Toto Wolff, il boss della Mercedes che l’anno scorso lo ha promosso titolare al posto di un campione straordinario come Lewis Hamilton, sfidando critiche e mugugni.

Che botta, per quelli che «Kimi vince solo perché guida questa Mercedes». Il teorema del ragazzino trasportato dall’astronave è stato definitivamente spazzato via dalla bandiera a scacchi di Austin. In Texas Antonelli ha stravinto, infliggendo a George Russell, suo compagno di squadra, 54 secondi di distacco. Quasi un minuto: un’eternità che certo non può essere spiegata solo con la penalità di 5 secondi per il contatto con Piastri e con il traffico trovato in pista dal britannico. «Irreale»: l’aggettivo più azzeccato per descrivere la gara tutta in testa del pilota bolognese negli Stati Uniti lo ha pescato nel suo vocabolario italiano Toto Wolff, il boss della Mercedes che l’anno scorso lo ha promosso titolare al posto di un campione straordinario come Lewis Hamilton, sfidando critiche e mugugni.

Il colpo di classe della Mercedes ad Austin

Certo, il team ha fatto la sua parte con un colpo di classe, la strategia a una sosta invece delle due dei ferraristi e di Verstappen, spiazzati e costretti ad abbandonare i propositi di vittoria, ma Kimi ha dimostrato appieno — come forse solo tra le stradine di Monaco — che questo è il suo Mondiale. I numeri non mentono: nel 2026 ha conquistato nove gare, il triplo di Russell, mentre Norris e Verstappen sono a quota due e Leclerc e Hamilton a uno.

Il filotto di cinque vittorie a inizio stagione

Kimi ha accumulato un grande vantaggio nella parte iniziale della stagione: i cinque successi di fila tra Shanghai e il Principato hanno aperto un divario importante quando la Mercedes non aveva rivali in pista, come è spesso accaduto alle scuderie dominanti nella storia della Formula Uno. La macchina conta, eccome. Senza andare troppo indietro negli anni, i due piloti della Cadillac, ora a zero punti in classifica con Lance Stroll, sono stati vicecampioni del mondo: Valtteri Bottas nel 2019 e nel 2020 guidando la Mercedes dell’imbattibile Hamilton, Sergio Perez nel 2023 dietro a Verstappen, suo compagno in Red Bull.

Gli aggiornamenti della Ferrari funzionano

Però Antonelli ha mostrato tutta la sua forza nella seconda parte del 2026, limando i difetti (come le partenze “pattinate” di inizio anno) e sfruttando ogni chance, senza rischiare più nulla, quando le prestazioni in pista si sono avvicinate grazie agli aggiornamenti portati dai team rivali. Ad Austin Wolff ha ammesso che in qualifica si aspettava al massimo un tempo da seconda fila e invece è arrivata la pole. In gara, poi, più ancora della Red Bull di Verstappen, il favorito della vigilia, è apparsa velocissima e brillante la Ferrari: senza il solito sabato di rimpianti e con una strategia migliore alla domenica, le Rosse in Texas avrebbero potuto festeggiare una doppietta. Fa male, sì, ma fa anche ben sperare per il 2027, quando cade il ventennale dell’ultimo titolo piloti della scuderia di Maranello (Raikkonen 2007): il prossimo può essere un Mondiale molto equilibrato, senza noiose tirannidi.

La serratissima lotta per il secondo posto

Come, in fondo, sarebbe stato anche il 2026 se sulla Formula Uno non si fosse abbattuto il ciclone Kimi. A cinque gare dalla fine, dietro ad Antonelli quattro piloti sono racchiusi in appena nove punti: Russell — sempre più incupito — conserva una sola lunghezza di vantaggio su Hamilton e sei su Verstappen, che è a +3 su Leclerc. E anche Norris, a -31 dal compagno di team del bolognese, può ancora sperare di piazzarsi secondo in classifica. Sono giochini basati sui “se”, che come sempre hanno poco senso. Ma servono a rispondere a quelli ancora convinti che «Kimi vince solo perché guida questa Mercedes».

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