Sport

Ryder Cup, gli Stati Uniti e il bastone dell’alibi che non vorremmo vedere sul green romano

Brooks Koepka

Brooks Koepka

 (afp)
2 minuti di lettura

ROMA — Lungo i pendii del Marco Simone, sotto un sole feroce, Abramo Lincoln si trascinava, visibilmente abbacchiato e, cento metri più in là, anche Wonder Woman non si sentiva molto meglio. Avevano appena visto il loro campione, Scottie Scheffler, numero 1 del mondo, nascondere fra le mani il viso rigato di lacrime. Nonostante fosse abbinato a un altro fuoriclasse come Brooks Koepka (5 Major vinti prima e dopo la sua adesione alla contestata Superlega a capitale arabo) aveva appena subìto la più umiliante sconfitta in 106 anni di Ryder Cup: dopo appena 11 delle 18 buche, era stato costretto a stringere la mano e a congratularsi, a denti stretti, con i due vichinghi terribili (Hovland e Aberg, due debuttanti). Avendo già accumulato 9 punti di svantaggio, sarebbe stato inutile continuare a giocare. Una manifesta inferiorità che non si era mai registrata dal 1927 in poi. È stato quello il punto più basso per gli Stati Uniti prima che, nel pomeriggio, tre vittorie su 4 match arrivassero a lenire il dispiacere e a lasciare aperta non più di una finestrella di speranza in una rimonta che avrebbe del miracoloso.

Ovvio che Lincoln e Wonder Woman fossero tristi: nei loro panni erano, naturalmente, un tifoso e una tifosa americani che, come tanti altri, avevano scelto di mascherarsi per l’occasione, secondo la divertente tradizione di questo evento davvero speciale dove in tanti scelgono costumi o tenute stravaganti, anche sfidando il clima agostano di questo caldo autunno romano.

Come spesso accade quando le cose vanno storte, dallo spogliatoio USA sono filtrate voci che sanno di alibi. Prima Zac Johnson (candidato al non invidiabile titolo di peggior capitano di sempre, risultati alla mano) ha accennato a un non meglio specificato virus che avrebbe colpito alcuni dei suoi. Cosa che non spiegherebbe però errori marchiani di gioco (come dei putt imbucabili ripetutamente falliti) e meno che mai la buona reazione pomeridiana che ha portato in casa Usa i 3 punti dell’ultima speranziella.

Poi ci si è messo Koepka, lamentandosi del comportamento di Rahm (vero trascinatore della squadra europea), accusato testualmente di “comportarsi come un bambino”, come se l’esultanza per aver venerdì pomeriggio imbucato da 10 metri il putt dell’ eagle all’ultima buca, sfilandogli di bocca il bocconcino della vittoria, non fosse tipica di questa sfida, dove si gioca per la squadra e non solo per se stessi.

E poi ecco lo spiffero più clamoroso: Patrick Cantlay (5° giocatore del mondo) si sarebbe polemicamente rifiutato di indossare il cappellino d’ordinanza perché non avrebbe ottenuto che lui e i suoi compagni ricevessero un compenso per la partecipazione. Voce smentita prontamente dal suo entourage, ma talmente assurda (da sempre la Ryder si gioca per orgoglio, non per soldi, e nessuno ci rinuncerebbe mai) da far pensare che davvero qualcosa nel club Usa non stia funzionando e che non ci sia quell’armonia indispensabile a una prova a squadre.

Tutto sa di alibi, una parola molto familiare ai golfisti della domenica capaci di inventare ogni tipo di scusa per i loro frequentissimi errori: troppo vento o poco vento, campo troppo duro o troppo morbido, green troppo lenti o troppo veloci. Come se ognuno di questi fattori (e il suo contrario) non fossero parte essenziale di un gioco che anche nella variabilità delle condizioni date esprime la sua specificità.

Ma sentire autentici campioni aggrapparsi ad alibi non fa che rivelarne la difficoltà nell’accettare un verdetto che potrebbe essere tremendamente pesante. Gli amici americani, campioni veri pur se annaspanti in questa occasione, dovrebbero invece lasciare a noi, golfisti immaginari del weekend, la prerogativa di inventarsi scuse. Il regolamento del golf consente l’utilizzo di 14 bastoni in sacca, adatti alle varie lunghezze da coprire. Esiste però un quindicesimo, invisibile bastone che ognuno di noi porta con sé ed è proprio l’alibi, che permette (in pura teoria) di giustificare ogni strafalcione. Ma loro, che son capaci di magìe con quei 14 bastoni, non possono aver diritto a quell’invisibile strumento. Questo almeno ci si aspetta da un gruppo di fuoriclasse.

I commenti dei lettori