MotoGp, Marquez-Lorenzo per una Honda da sogno: ''Vincere, non ci sono alternative''
di MASSIMO CALANDRI
Marquez e Lorenzo (ansa)
A Madrid presentato il Dream Team che rischia di 'ammazzare' il mondiale. I due piloti mettono insieme dodici titoli mondiali, 138 gran premi vinti e 268 podi. Marc, campione in carica: ''E' la squadra migliore''. Jorge acciaccato dopo la frattura dello scafoide: ''Sarò pronto per l'esordio in Qatar''
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MADRID - E' un Dream Team un po' incerottato, ma alla prima notte nel deserto del Qatar manca più di un mese e mezzo: c'è tutto il tempo di recuperare. E vincere, anzi: stravincere. Honda più Marquez più Lorenzo. La moto, i piloti migliori. "Nessuno ha la nostra ambizione: vogliamo - dobbiamo - migliorare ogni giorno", dice Tetsuhiro Kuwata, numero uno della casa di Tokio. E sembra quasi una minaccia. Dodici titoli mondiali insieme, e 138 gran premi vinti, 268 podi: nessuno come quei due, mai. La squadra più forte di sempre è favoritissima per la stagione di MotoGP che comincia il 10 marzo. Contro il pronostico lottano la Ducati tutta italiana di Dovizioso e Petrucci, la Yamaha "mista" di Valentino e Vinales, l'incognita della Suzuki con altri due spagnoli, Mir e Rins.
Una lotta in famiglia? - Il Dream Team si è presentato oggi a Madrid, festeggiando i 25 anni con il main sponsor Repsol e una simulazione di gara tra Marc, Jorge, Mick Doohan e Alex Crivillé, altre due leggende della squadra giapponese. Sono finiti tutti e quattro insieme sul traguardo, chissà che la realtà quest'anno non sia poi troppo diversa: Marquez e Lorenzo rischiano di fagocitare la stagione, se per loro c'è un vero pericolo è proprio la 'guerra' interna che - considerata la personalità dei piloti - pare inevitabile.
MotoGp, la nuova Honda con Marquez e Lorenzo
Lorenzo: "Faremo grandi cose" - Ma ci sono i cerotti, almeno oggi. Lorenzo ha la mano sinistra fasciata: 3 giorni fa in allenamento in Italia si è fratturato lo scafoide, l'infortunio gli impedirà di partecipare ai test in Malesia in programma ad inizio febbraio. "Mi sono rotto una delle ossa più delicate per chi fa il mio mestiere, però non mi preoccupo", spiega il maiorchino. "Qualche tempo fa ci sarebbero voluti 6-7 mesi per recuperare, con le tecnologie odierne faremo molto più in fretta. Parteciperò ai test in Qatar, e il 10 marzo - gara d'esordio - sarò molto vicino al 100% della mia condizione fisica". Campionissimo con la Yamaha, reduce da una complicata esperienza in Ducati, che però nel 2018 gli ha regalato 3 successi, è approdato in Honda con grande curiosità: "Nonostante le esperienze importanti, mi sono subito reso conto che qui il livello è molto più alto: grande attenzione ai dettagli, professionalità. Ci sono arrivato a 32 anni: non è troppo tardi. Una moto agile e straordinaria: sono sicuro faremo grandi cose".
Un Cannibale acciaccato - Anche Marquez è reduce da un intervento chirurgico ad una spalla, che lo scorso anno si lussava in continuazione. "E' stato più complicato di quel che pensavo", confessa il campione del mondo in carica. "Ho sofferto molto e preferito passare qualche giorno di più in ospedale. L'inverno più noioso della mia vita, senza moto: ma ho ricominciato a lavorare duro col mio fisioterapista, son tornato da poco in palestra e conto di arrivare 'quasi' al massimo per la prima corsa. Per ora, sto carburando". La parola Dream Team non gli piace, il Cannibale di Cervera è scaramantico: "Parliamo alla fine dell'anno. Dobbiamo vincere, non ci sono alternative. E allora aspettiamo l'ultima gara del campionato, prima di dire che questa è la squadra dei sogni". Dopo 5 titoli (in 6 anni) con la MotoGP, qualcuno gli chiede se non cambierà, un giorno. "E perché? Questa è la squadra migliore. Una famiglia. Uno sogno".