SEPANG - "Il prossimo anno corro: non ci sono dubbi. Poi deciderò se continuare o meno per un'altra stagione". Valentino Rossi racconta il suo futuro: rispetterà il contratto con Yamaha, che lo lega fino a tutto il 2020, ma già nella tarda primavera si saprà se il Doc - a 41 anni compiuti - scriverà o no la parola "fine" ad una straordinaria carriera cominciata nel 1996, e che lo ha portato a vincere - "Per ora", se la ride - 9 titoli e 115 gp nel corso di 24 mondiali. Il pesarese ha parlato alla vigilia della corsa di Sepang, circuito dove si è consumata una delle sue esperienze sportive peggiori: il famigerato "contatto" con Marquez nel 2015, che gli costò il 10° campionato. "Il prossimo anno avrò un nuovo capotecnico (lo spagnolo David Muñoz prenderà il posto di Silvano Galbusera) e cambieremo anche altre cose. Sono molto eccitato all'idea, non vedo l'ora di scoprire come andrà: sarà figo avere nel box uno della nuova generazione. Ci saranno dei test invernali, e nelle prime gare capiremo se sarò veloce o meno. A quel punto saprò se vale la pena continuare ancora".
"Momento duro, come gli anni Ducati"
Rossi confessa che il momento attuale è parecchio difficile. Da più di 2 anni non vince una corsa, però questa stagione - con i giovani Quartararo e Viñales che sulle M1 hanno preso ad andare forte - sembra ancora più complicata. "E' peggiore, da quando sono alla Yamaha: in termini di prestazioni, punti, podi". Assomiglia a quei due sciagurati anni in Ducati. "Purtroppo ci sono molti punti in comune: allora, nel 2011, fin dalla prima prova non avevo feeling con la moto, soprattutto davanti. Lavorammo tanto con l'ingegner Preziosi, in particolare sullo chassis perché prima c'era solo il motore. Poi, l'anno dopo si passò dalle 800 alle 1.000. Fu un momento molto difficile per la mia carriera. E per cambiare, per tornare forte, decisi di tornare alla Yamaha".
"Nonostante tutto, sono felice"
Con la casa di Iwata all'inizio le cose sembravano marciare bene, poi però qualcosa ha cominciato ad andare storto. "Diciamo che a livello di risultati non va, ma rispetto alla Ducati qui continuo ad avere feeling e mi diverto: il problema è che sono troppo lento, non c'è velocità sul dritto e soffro sempre con la gomma dietro". In Australia, domenica scorsa, il Doc è andato davanti a tutti come ai bei tempi. "E' stato divertente essere di nuovo competitivo per metà gara. Poi però sono tornato a soffrire con la ruota posteriore". Serve una svolta. "In pista, il risultato è una combinazione tra pilota, moto e squadra. Proviamo a cambiare qualcosa per il prossimo anno: se sarà la mossa giusta, lo diranno i risultati". Confessa che una decisione importante l'aveva già presa qualche anno fa. "Ero a un bivio: ritirarmi da top rider, uno che ancora stava per vincere un mondiale, col rischio poi di scoprire di averne ancora voglia, o continuare fino a quando ce la faccio? Ho scelto la seconda strada, consapevole che ci sarebbero stati dei momenti difficili. Ma nonostante tutto, sono contento così".
"Momento duro, come gli anni Ducati"
Rossi confessa che il momento attuale è parecchio difficile. Da più di 2 anni non vince una corsa, però questa stagione - con i giovani Quartararo e Viñales che sulle M1 hanno preso ad andare forte - sembra ancora più complicata. "E' peggiore, da quando sono alla Yamaha: in termini di prestazioni, punti, podi". Assomiglia a quei due sciagurati anni in Ducati. "Purtroppo ci sono molti punti in comune: allora, nel 2011, fin dalla prima prova non avevo feeling con la moto, soprattutto davanti. Lavorammo tanto con l'ingegner Preziosi, in particolare sullo chassis perché prima c'era solo il motore. Poi, l'anno dopo si passò dalle 800 alle 1.000. Fu un momento molto difficile per la mia carriera. E per cambiare, per tornare forte, decisi di tornare alla Yamaha".
"Nonostante tutto, sono felice"
Con la casa di Iwata all'inizio le cose sembravano marciare bene, poi però qualcosa ha cominciato ad andare storto. "Diciamo che a livello di risultati non va, ma rispetto alla Ducati qui continuo ad avere feeling e mi diverto: il problema è che sono troppo lento, non c'è velocità sul dritto e soffro sempre con la gomma dietro". In Australia, domenica scorsa, il Doc è andato davanti a tutti come ai bei tempi. "E' stato divertente essere di nuovo competitivo per metà gara. Poi però sono tornato a soffrire con la ruota posteriore". Serve una svolta. "In pista, il risultato è una combinazione tra pilota, moto e squadra. Proviamo a cambiare qualcosa per il prossimo anno: se sarà la mossa giusta, lo diranno i risultati". Confessa che una decisione importante l'aveva già presa qualche anno fa. "Ero a un bivio: ritirarmi da top rider, uno che ancora stava per vincere un mondiale, col rischio poi di scoprire di averne ancora voglia, o continuare fino a quando ce la faccio? Ho scelto la seconda strada, consapevole che ci sarebbero stati dei momenti difficili. Ma nonostante tutto, sono contento così".