E' successo poco alla volta, e tutto all'improvviso. Sono almeno due stagioni che Valentino Rossi e la sua squadra cercano di convincere gli ingegneri Yamaha: "Bisogna cambiare l'assetto della mia moto, altrimenti non riesco a guidare". Ma quelli, niente. "La risposta era: 'Le nostre moto sono perfette, Quartararo e Viñales vanno forte: impara da loro'. All'inizio gli ho pure dato retta", confessa il pesarese. Non è servito a nulla, o quasi. Lin Jarvis annuisce: "Ma voi ci avete mai parlato con un ingegnere?", scherza - ma non troppo - il managing director. "Però io ho 41 anni e mezzo", insiste il pilota, "ho passato più di metà della mia vita in pista e ho anche vinto 9 mondiali: avrò il diritto di essere preso in considerazione, o no?". Mercoledì da Iwata è arrivato il sì. Finalmente. Ma prima si racconta di una lunga riunione via Zoom tra il Doc - dalla sua casa di Tavullia - e i tecnici del team nella giornata di martedì: insieme hanno ridisegnato la M1. Maio Meregalli, team manager, lo ha spiegato benissimo: "Uno stravolgimento".
Il rivoluzionario progetto qualche ora dopo è stato sottoposto ai giapponesi: che per convinzione o sfinimento, questa volta si sono arresi. E venerdì mattina Rossi è sceso sulla pista di Jerez per la prima sessione di qualifica con la "sua" moto: è arrivato subito il 2° miglior crono, ad appena 142 millesimi da un Maverick che sembrava irraggiungibile, invece. Il giorno dopo Valentino ha centrato il 4° tempo delle qualifiche e si è preso la seconda fila in griglia, mostrando un gran passo: "Le gomme si consumano e soffro sempre più degli altri nel pomeriggio, quando fa caldo: però è già tutta un'altra cosa". Jarvis è lapidario: "Aveva ragione Vale". Il resto appartiene alla storia: il sorpasso a Viñales al termine del primo giro del gp andaluso, tante tornate in seconda posizione prima di cedere nel finale al compagno di squadra "ma per un errore personale, tutta colpa mia". Viñales lo ha ammesso: "Non riuscivo a superarlo". E' nata una nuova stagione per l'infinito Doc? "Diciamo che abbiamo preso una strada diversa e che sembra sia quella giusta. Però siamo solo all'inizio".
Ora che ha dimostrato di aver sempre avuto ragione, il pilota chiede "massima collaborazione" alla Yamaha: "Devono aiutarmi a 'personalizzare' la moto, perché io - per caratteristiche tecniche, ma soprattutto fisiche - sono diverso dagli altri". A Brno, tra 2 settimane, sarà un'altra musica: temperature più basse, e un tracciato storicamente amato da Valentino, che qui vinse la prima gara della sua carriera, nel 1996. "Il mondiale? No, quella è una questione tra Marquez, Maverick e Quartararo", chiarisce subito Rossi. "Però adesso ho una gran voglia di divertirmi", se la ride. E' una promessa.
Ora che ha dimostrato di aver sempre avuto ragione, il pilota chiede "massima collaborazione" alla Yamaha: "Devono aiutarmi a 'personalizzare' la moto, perché io - per caratteristiche tecniche, ma soprattutto fisiche - sono diverso dagli altri". A Brno, tra 2 settimane, sarà un'altra musica: temperature più basse, e un tracciato storicamente amato da Valentino, che qui vinse la prima gara della sua carriera, nel 1996. "Il mondiale? No, quella è una questione tra Marquez, Maverick e Quartararo", chiarisce subito Rossi. "Però adesso ho una gran voglia di divertirmi", se la ride. E' una promessa.