LOSAIL - "Tra poche ore si comincia, che emozione". Valentino Rossi, 42 anni: è il suo motomondiale numero 26. "L'atmosfera è sempre la stessa, da primo giorno di scuola". Però tutto il resto è cambiato, Doc, anche se il bacio alla Yamaha della nuova scuderia e la presentazione del coloratissimo casco sembrano cerimonie che si ripetono nel tempo: "Quasi un altro sport, rispetto al passato. Devi dare il massimo già dal primo minuto delle libere di venerdì mattina. Non puoi distrarti un istante. Sempre più corse. Il livello tecnico si è alzato in maniera incredibile. Fisicamente sono tutti preparatissimi. Dieci piloti diversi - almeno - possono vincere un gp". Benvenuti alla nuova MotoGp: una metamorfosi ambulante. Date un'occhiata al podio dell'ultima gara di Losail, era solo due stagioni fa: Andrea Dovizioso, Marc Marquez, Cal Crutchlow. Domani si comincia alle 17.40, e quei tre non ci saranno. Il Dovi s'è preso un anno sabbatico. Il Cannibale rientrerà solo in Portogallo. L'inglese si è ritirato. Quando chiedono un pronostico ai protagonisti del paddock, nessuno cita Marc Marquez tra i possibili vincitori del titolo. Sì, sembra sia già passato un secolo.
Lo sponsor dell'Arabia Saudita
Valentino resta sempre un brand importante, e a lui ha pensato il mondo saudita desideroso - nonostante le polemiche per l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi - di presentare un nuovo volto del Paese grazie al turismo e allo sport. E' nata infatti la sponsorship tra Tanal Entertainment Sport & Media, la holding del principe Abdulaziz bin Abdullah Al Saud, e VR46 Team, la società di Valentino, un accordo valido per la MotoGp e Moto 2. Tanal promuove il progetto Saudi Vision 2030 di Mohammad bin Salman, all'insegna di progetti green e carbon free per realizzare nuovi modelli di veicoli ibridi, elettrici e a idrogeno. L'uomo immagine diventa però il veterano di mille battaglie nel mondiale, dalle classi più piccole alla MotoGp passando per la 500.
Mir, il favorito che gioca a nascondersi
E allora, il favorito? I piloti scelgono Joan Mir, giovane maiorchino della Suzuki che a novembre si è preso il titolo più pazzo di sempre: gli è bastato vincere una sola corsa, e aggiungere tanti buoni piazzamenti. "Lo scorso anno è stato un sogno", ammette. Per via della pandemìa la Dorna ha deciso di "congelare" i motori: gli ingegneri hanno potuto lavorare solo sulla ciclistica e l'aerodinamica, la sua camaleontica moto potrebbe rivelarsi ancora la più adatta all'incognita delle gomme Michelin. Nei test delle scorse settimane la GSX-RR non ha particolarmente brillato, per lui non s'inquieta: "Non abbiamo mostrato il nostro potenziale". Giura che il titolo non lo molla.
La formidabile leggerezza di Morbidelli
"Invece secondo me il mondiale lo vince Morbidelli", sostiene Valentino. Però è di parte, infatti pronostica pure gli altri allievi della sua Academy: Bezzecchi in Moto2, Migno in Moto3. Morbido, come al solito, è tranquillo e sorridente: "Perché nella vita non puoi controllare tutto: io cercherò di fare il mio meglio, ma sono pronto ad accettare le cose buone come quelle cattive". Filosofo. "Mi sono allenato molto duramente, ancora più dell'anno passato. Sono felice di essere considerato uno dei favoriti". Pressione? "Ne avevo di più nel 2020, reduce da una stagione in cui Quartararo mi aveva strapazzato. Mi sono preso la rivincita. E poco importa se ho la Yamaha più 'vecchià del lotto: cercherò di gestire la situazione".
Miller e la Ducati: "Ma non paragonatemi a Stoner"
Uno su cui puntano in molti, soprattutto per queste due domeniche consecutive in Qatar, è Jack Miller: perché è bravo, e adesso gli hanno dato una Ducati ufficiale. Su questa pista con un rettilineo infinito, la Rossa è quasi imprendibile. "Non cambierà molto, rispetto alla moto che guidavo l'anno scorso in Pramac", si schermisce l'australiano. Che rifiuta il facile paragone col Canguro Mannaro, con cui scambia spesso dei messaggini sul cellulare. "Quello che ha fatto Stoner nel 2007 con la Ducati è stato qualcosa di spettacolare, ma irripetibile. In griglia sono tutti forti - Joan e Franky in particolare - io posso solo promettere di dare il massimo".
Quartararo e lo psicologo
Fabio Quartararo nel 2020 sembrava avere il campionato in tasca, dopo le prime gare. Poi è entrato in tunnel, e chissà se ne è davvero uscito. Anche grazie all'aiuto di uno psicologo. "E' stata una stagione difficile. Ma ho imparato tante cose che mi serviranno in futuro: il 2021 sarà diverso, lo so". Se lo dice lui. E' stato promosso dal team satellite a quello factory, rubando il posto a un certo Valentino Rossi. "Diciamo che se arrivare tra i primi 5 era già un successo, ora sono obbligato ad essere sempre al top: però è una sfida che mi piace. Non ho paura". Non più.