MotoGp, da Bagnaia a Morbidelli: gli allievi di Valentino sono pronti a diventarne gli eredi
di Massimo Calandri , di Massimo CalandriARAGON - Nel dopo-Valentino c’è sempre Valentino, altrimenti che motomondiale sarebbe? Il Doc lascia le corse tra 2 mesi, il 14 novembre a Valencia (“Sarà dura, quel giorno: non riesco neanche ad immaginarmi quanto”, confessa), dopo 26 stagioni da protagonista e 9 titoli, 115 successi, 235 podi. Il pesarese prepara una nuova vita sportiva, questa volta al volante e nell’Endurance: “Devo ancora decidere in quale campionato e con che macchina, sarà una cosa molto seria”. Ma la MotoGP non può fare a meno di lui, non ancora. Don Carmelo Ezpeleta, il padre-padrone del circo, ha fatto carte false per riuscire a trattenerlo: il prossimo anno nella categoria regina scende in pista la Vr46, la squadra del pesarese che potrà contare su due Ducati e uno sponsor ancora da definire (il fantomatico sponsor saudita sembra evaporato).
ARAGON - Nel dopo-Valentino c’è sempre Valentino, altrimenti che motomondiale sarebbe? Il Doc lascia le corse tra 2 mesi, il 14 novembre a Valencia (“Sarà dura, quel giorno: non riesco neanche ad immaginarmi quanto”, confessa), dopo 26 stagioni da protagonista e 9 titoli, 115 successi, 235 podi. Il pesarese prepara una nuova vita sportiva, questa volta al volante e nell’Endurance: “Devo ancora decidere in quale campionato e con che macchina, sarà una cosa molto seria”. Ma la MotoGP non può fare a meno di lui, non ancora. Don Carmelo Ezpeleta, il padre-padrone del circo, ha fatto carte false per riuscire a trattenerlo: il prossimo anno nella categoria regina scende in pista la Vr46, la squadra del pesarese che potrà contare su due Ducati e uno sponsor ancora da definire (il fantomatico sponsor saudita sembra evaporato).
Bagnaia e Morbidelli, gli eredi del Doc
Con la vittoria di ieri, Bagnaia è stato definitivamente insignito: sarà l’erede del numero 46. Onore che però dovrà condividere con il primo allievo del Doc, un altro gioiello dell’Academy di Tavullia: Franco Morbidelli. “Quei due ragazzi sono dei top rider, tra i più forti in circolazione: il prossimo anno correranno su moto ufficiali”, racconta fiero. In realtà dovrebbe succedere già tra pochi giorni, in Romagna: il ‘Morbido’, reduce da una delicata operazione ai legamenti di un ginocchio, prende il posto di Maverick Vinales nella prima squadra di Iwata. Avrà finalmente la M1 che si merita, quella più aggiornata: però le condizioni fisiche del romano, vice-campione mondiale in carica, sono tutte da valutare. Di sicuro sarà uno dei favoriti nel 2022. Così come ‘Pecco’, che cavalca già la migliore delle GP21 e con l’impresa di ieri è tornato in corsa per il titolo di quest’anno: perché Quartararo in classifica ha 53 punti di vantaggio sul torinese, ma anche nella passata stagione il francesino era leader e nella seconda parte del campionato si fece sfilare sotto il naso il mondiale da Joan Mir.
Enea, che Bestia di rookie!
“Se Quartararo comincia ad avere delle incertezze, è capace di perdere tutto. Per Bagnaia potrebbe essere una straordinaria possibilità”, spiega Carlo Pernat, uno che ci azzecca sempre. Il manager ieri si è preso una bella soddisfazione col suo ‘pilotino’: Enea Bastianini, rookie riminese della Avintia Esponsorama, ha chiuso al 6° posto una gara tutto talento, e peccato che al via sia stato poco reattivo. Enea, soprannominato ‘La Bestia’, guida la Ducati più vecchia e lenta del lotto fornito da Borgo Panigale: ma vince regolarmente il derby col compagno di squadra Luca Marini, fratello di Valentino (ancora lui!), che ha a disposizione una Rossa sulla carta di più moderna e performante. Gigi Dall’Igna, il mefistofelico ingegnere a capo del Reparto Corse, crede nella Bestia: lo ha voluto a tutti i costi, così come Jorge Martin. E chissà che i due giovani (23 anni) non corrano presto insieme in Pramac, la cantera Ducati gestita da Paolo Campinoti: Enea potrebbe prendere il posto di Zarco (31), capace di grandi cose e però anche di perdersi da un momento all’altro, così come è successo ieri.
Aprilia, Ducati: la MotoGP parla italiano
“Ho provato a riprendere Mir, sentivo di potercela fare: ma negli ultimi 3 giri non avevo più le gomme, e allora ho preferito non rischiare e accontentarmi del 4° posto”, diceva ieri Aleix Espargarò. Accontentarmi? Sono ad inizio stagione, un risultato del genere per l’Aprilia sarebbe stato un trionfo. Ma l’azienda di Noale sta facendo progressi incredibili, e dopo il podio di Silverstone è sempre più ambiziosa. Tre anni fa l’arrivo di Massimo Rivola dalla Ferrari ha rappresentato una svolta tecnica e di ambiente, con l’ad racing sono arrivati anche gli investimenti: l’esordio di Vinales con la RS-GP non è stato strepitoso, ma attenzione perché il catalano nei test di Misano aveva fatto benissimo e adesso si torna proprio da quelle parti. Ieri sul traguardo di Aragon tra Ducati e Aprilia c’erano 4 moto italiane tra le 6 più veloci, 5 nelle migliori 9. E la giornata si è dipinta di tricolore grazie anche al successo in Moto3 di Dennis Foggia, ventenne romano alla sua terza vittoria nella stagione e ora all’inseguimento in classifica di Pedro Acosta. Che peccato in Moto2 la caduta di Marco Bezzecchi, che deve probabilmente dire addio al titolo: anche lui allievo del Doc a Tavullia, il prossimo anno salirà di categoria, compagno di Marini nel team Vr36. Bagnaia, Morbidelli, Ducati, Aprilia: il motomondiale continua a parlare italiano. Nel nome di Valentino.