ALCANIZ - Adrian Fernandez, pilota del Tech3 Racing Team, sta per lasciare il box in sella alla sua Ktm per partecipare alle qualifiche di Moto3. Un suo avversario, il giapponese Ayumu Sasaki dello Sterligarda Max Racing Team, è appena entrato in pista. Gli sfreccia davanti. Lo spagnolo con ogni probabilità vorrebbe lanciarsi all’inseguimento, accodarsi. Ma un meccanico e un telemetrista della squadra gestita da Max Biaggi per qualche istante gli si parano davanti: non lo vogliono far partire, temono che quello voglia prendere la scia del loro atleta. Frazioni d secondo. Intervengono un paio di uomini della Tech3, che allontanano gli intrusi. Volano parolacce, nel frattempo la moto di Fernandez si è spenta e deve essere riavviata. Un episodio di clamorosa antisportività subito stigmatizzato dalle vittime con un tweet in cui si para di “comportamento inaccettabile”. Biaggi è d’accordo e chiede scusa, a sua volta con un tweet: “Sì, è stato inaccettabile. Chiediamo pubblicamente scusa al Tech3 Racing Team e a Adrian Fernandez. È stata una azione non richiesta e pericolosa, che non può essere giustificata in alcun modo dal nostro codice etico! I responsabili saranno puniti in maniera appropriata”. Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta. Sasaki ha poi chiuso le qualifiche col 2° tempo e partirà dalla prima fila. Fernandez col 15°: quinta fila per lui. I tecnici saranno multati di 2000 euro e squalificati per i prossimi due Gp.
Sfruttare la scia dell’avversario durante le qualifiche, per guadagnare fino a un paio di decimi sul giro e piazzarsi meglio in griglia in vista della gara, è un trucco che negli ultimi anni di motomondiale ha suscitato molte polemiche: perché è diventato quasi un’abitudine. Una volta ogni tanto può capitare, dicono nel paddock, ma è assurdo che diventi una sistematica strategia. Marc Marquez, in difficoltà dopo il brutto incidente di Jerez di 2 anni fa, recentemente si è spesso accodato ai piloti più veloci di lui: scatenando le inevitabili proteste. Oggi un pensierino lo avevano fatto anche nel box Ducati, sperando che Bagnaia si mettesse appunto a ruota di qualche altra Rossa: ma Pecco ha rifiutato. “Forse avrei potuto guadagnare qualcosa, però c’era anche il rischio di perdere tempo se fossi rimasto troppo attaccato: ero sicuro di me, e ho preferito rinunciare all’aiutino”, ha spiegato il piemontese. In Moto3 la pratica ha spesso raggiunto livelli impossibili, con gruppi di piloti che rallentano e quasi si fermano in pista per poi gettarsi a ruota di quelli più veloci. Ma che dei meccanici di una squadra impediscano al pilota di un’altra di partire, non era mai accaduto nella storia di questo sport.