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Claudio Domenicali: "Marquez in Ducati? Mai dire mai, ma il top è Bagnaia"

Pecco Bagnaia (ansa)
Intervista al numero uno di Borgo Panigale. "Pecco è il più veloce in assoluto. Oggi per noi la situazione è positiva dal punto di vista economico, tecnologico e sportivo: per me, che ho appena festeggiato dieci anni da ceo, è una grande soddisfazione"
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"Mi sono innamorato di Pecco vedendolo guidare qui, a Jerez", confessa Claudio Domenicali, ceo Ducati. Era il 2019, stagione d'esordio in MotoGp per l'allora ventenne Bagnaia, che correva con una squadra privata (Pramac). "Dicevano che sulle piste con curve veloci le nostre moto faticavano: invece per alcuni giri riuscì a farla volare". Il numero uno di Borgo Panigale la racconta a modo suo, da ingegnere: "Guidava così esterno col corpo che la posizione generava un momento intorno all'asse verticale del veicolo e ne aumentava la capacità di curvare".

Quattro anni dopo, Pecco torna sulla pista andalusa da campione del mondo. Ci sono 8 rosse, sembrano di un altro pianeta. Ma come fate ad andare sempre più forte degli altri?
"Questione di cicli. Ci sono stati anche momenti complicati, in passato: qualche scelta sbagliata e ti fai prendere dall'ansia di prestazione che diventa paura, perdi lucidità. Ogg…

"Mi sono innamorato di Pecco vedendolo guidare qui, a Jerez", confessa Claudio Domenicali, ceo Ducati. Era il 2019, stagione d'esordio in MotoGp per l'allora ventenne Bagnaia, che correva con una squadra privata (Pramac). "Dicevano che sulle piste con curve veloci le nostre moto faticavano: invece per alcuni giri riuscì a farla volare". Il numero uno di Borgo Panigale la racconta a modo suo, da ingegnere: "Guidava così esterno col corpo che la posizione generava un momento intorno all'asse verticale del veicolo e ne aumentava la capacità di curvare".

Quattro anni dopo, Pecco torna sulla pista andalusa da campione del mondo. Ci sono 8 rosse, sembrano di un altro pianeta. Ma come fate ad andare sempre più forte degli altri?
"Questione di cicli. Ci sono stati anche momenti complicati, in passato: qualche scelta sbagliata e ti fai prendere dall'ansia di prestazione che diventa paura, perdi lucidità. Oggi abbiamo tanti talenti, tutti al posto giusto: ogni componente della squadra, dal pilota al meccanico, è un campione consapevole che il successo si ottiene lavorando insieme. Quando vinci sei ancora più determinato nel fare le cose per bene, migliorando i dettagli. E prendendoti serenamente il tempo per parlare con le persone".

Ducati, orgoglio italiano.
"Come Lamborghini, un'azienda con un capitale straniero ma una fortissima identificazione e radicamento sul territorio. C'è il tricolore sulle loro auto, e sulle nostre moto. L'azionista ha mantenuto l'italianità: operai, ingegneri, tecnici, piloti. Ducati è in una situazione straordinariamente positiva dal punto di vista economico e finanziario, tecnologico, sportivo: per me, che ho appena festeggiato 10 anni da ceo, una grande soddisfazione".

Rossi e vincenti: siete la nuova Ferrari, dicono.
"Ferrari è un marchio pazzesco, merita tutta l'attenzione del mondo. Speriamo nel tempo di avvicinarci un pochino a loro. Se lavori bene, i risultati alla fine ti danno sempre ragione".

Bagnaia però cade un po' troppo facilmente.
"È il più veloce in assoluto, senza discussioni. Nei test era stato stupefacente, così come in Portogallo. Poi ha commesso due errori, ma è secondo in classifica e in questo fine settimana farà molto bene. È un campione del mondo, che con la sua squadra sta cercando l'equilibrio completo".

Certo che se aveste ingaggiato Marc Marquez...
"Rispondo diplomaticamente: mai dire mai, Marc è fortissimo. Se posso dire la verità, sono super felice di aver scommesso su Bagnaia e la nostra cantera. Vincendo con Marquez, avrebbero detto che era solo merito suo".

Con questi successi e 8 moto in griglia non rischiate di diventare noiosi?
"Ci sono tante Ducati perché abbiamo materiale di ottima qualità a costi competitivi: ma se possibile, in futuro diminuiranno. Il campionato è apertissimo, Marquez per me resta ancora l'avversario più pericoloso. Quando i giganti della Honda monopolizzavano i podi, nessuno si lamentava. E allora, lasciateci godere ancora un po'".